Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 19/01/2009

 

Aumentano le guarigioni per tumore del seno


dal nostro inviato Daniele Diena da salute repubblica del 15 gennaio 2009

Aumenta la prospettiva di vita della donna colpita dal tumore del seno per la disponibilità di cure più efficaci e per la messa a punto di nuovi test predittivi e di diagnosi precoce. La sopravvivenza, che oggi a 10 anni dall'intervento chirurgico è arrivata al 60 per cento dei casi, aumenterà ulteriormente nei prossimi anni grazie al costante progresso scientifico. È questo, in estrema sintesi, il messaggio del 31 Simposio Annuale sul Cancro del Seno, massimo appuntamento mondiale in materia, che, nelle settimane passate, ha richiamato nella cittadina americana 8 mila esperti che si sono confrontati su ben 1.414 relazioni.
Due importanti progressi effettuati recentemente in questo campo della medicina, che tutt'oggi fa registrare oltre 1 milione e 300 mila nuovi casi annui nel mondo - con un incremento del 30 per cento negli ultimi 25 anni - 430 mila dei quali in Europa e 40 mila in Italia, sono stati ricordati con due prestigiosi premi dell'Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro assegnati a Douglas Easton e Joan Massagué.


Meno bisturi
Douglas è lo scopritore dello stretto rapporto esistente tra le mutazioni dei due geni BRCA1 e BRCA2 e molti tumori del seno. Dalla sua scoperta è derivato un test genetico che individua precocemente le donne a rischio per curarle in modo mirato. La Massagué invece ha scoperto una predisposizione genetica alla metastasi polmonare del tumore del seno, consentendo di selezionare le pazienti a rischio e quindi di curarle meglio.
Ma venendo alle ultime novità della ricerca clinica e di laboratorio, tra le più promettenti c'è lo studio AZURE, che ha dimostrato l'efficacia sul tumore del seno dell'acido zoledronico, farmaco finora indicato per il mieloma multiplo e per le metastasi ossee, quando viene somministrato in combinazione con la chemioterapia.
Lo studio AZURE sta osservando su 3.360 donne in pre e postmenopausa, affette da tumore al seno al II o III stadio, gli effetti dell'acido zoledronico dato in aggiunta alla terapia tradizionale (chemio o radioterapia) prima dell'intervento chirurgico o subito dopo. Un prima analisi retrospettiva di 205 casi trattati col farmaco in aggiunta alla chemio prima dell'intervento chirurgico, ed osservati per 5 anni, ha rivelato una riduzione delle dimensioni del tumore del 33% in più che con la sola chemio.
Un vantaggio non da poco per il successivo intervento che sarà così meno demolitivo se non addirittura evitabile, ma anche per la prevenzione di possibili recidive. "Il goal è che riducendo il tumore aumentano le donne sulle quali si può conservare meglio il seno e al tempo stesso diminuiscono potenzialmente le conseguenze della malattia a lungo termine", dice Matthew Winter, dell'Università di Sheffield, coordinatore della ricerca. Solo il 65,3 per cento delle donne che hanno avuto la terapia combinata infatti è andata all'intervento contro il 77,9 per cento di quelle che hanno avuto la sola chemio.

Diminuiscono le recidive
Buone notizie anche per le donne in postmenopausa con tumore al seno in fase iniziale ad eziologia ormonale, che rappresenta il 70 per cento dei tumori al seno. Già nel 2005 lo studio BIG 1-98 su 8000 donne ha dimostrato la maggior efficacia del letrozolo, farmaco inibitore di un enzima (l'aromatasi) coinvolto in questi tumori, rispetto al tamoxifen, il chemioterapico più usato, dando la cura dopo l'intervento chirurgico.
Ora, dopo 5 anni di trattamento, si è vista una riduzione delle recidive superiore del 13 per cento rispetto al tamoxifen. "Un altro, importante passo sulla strada della guarigione da questo tipo di tumore, che, in termini assoluti, farà salire la sopravvivenza dall'attuale 80 all'82-83 per cento", dice l'oncologo Paolo Pronzato, chairman di una sessione sull'argomento e responsabile di uno dei "bracci" italiani dello studio (l'Italia ha contribuito col maggiore numero di pazienti, dopo la Danimarca: 1.285).
Migliora la sopravvivenza anche quando il tumore al seno è del tipo genetico "HER2 positivo" (20 per cento dei casi): l'herceptin, anticorpo umanizzato in commercio dal 2.000, abbinato alla chemio prima della chirurgia, porta al 70 per cento la sopravvivenza senza ricadute contro il 50 per cento ottenuto somministrando la sola chemio.
Infine, nel campo della individuazione delle persone ad alto rischio, abbinando ad un questionario un test della saliva (Onco Vue), si riesce ad individuare le donne aventi un determinato rischio genetico per il tumore al seno.

 

 






 
 
 
 

  



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