I
nostalgici del macho si mettano pure il cuore in pace: il ‘vero uomo’,
oggi, è sempre più lontano dallo stereotipo del cultore della forza
fisica e dell’aggressività, preferendo sviluppare una nuova
consapevolezza di sé e del mondo. Un ritratto assolutamente inedito
dell’uomo italiano nel 2009, così come emerge dalla ricerca ‘Gli uomini
italiani e l’autostima’, realizzata dall’ISPO per la SIA – Società
Italiana di Andrologia – che è stata presentata ieri nel corso del talk
show “Gli uomini italiani tra fragilità e insicurezze”, condotto a
Milano da Bruno Vespa.
Il vero uomo? Forte come Goldrake e saggio come Gandhi
Partendo dalla percezione e dal vissuto dell’autostima per arrivare
all’identikit del ‘vero uomo’, 800 italiani, di età compresa tra i 18 e
gli over 60, dimostrano davvero una grande chiarezza di vedute. E il
primo dato che emerge è che, oggi, essere uomo significa soprattutto
"avere contatto con sé stessi, conoscere i propri limiti e saperli
accettare".
L'uomo di oggi, dunque, è più sensibile alle emozioni, gli viene ancora
richiesto di difendere il suo gruppo, ma il suo principale compito è
quello di dare a sé stesso una stabilità emotiva. Deve sopportare, più
che la fatica fisica, quella mentale e psicologica, causata dalla vita
quotidiana in un contesto sociale ed economico oggi quanto mai
problematico. È più evoluto e capace di confrontarsi più con le proprie
paure che con nemici esterni, anche perché è consapevole che affrontare
le proprie insicurezze è il passo inevitabile per crescere e raggiungere
un buon livello di serenità. Ma soprattutto il vero uomo è giusto e
leale, capace di ironia e allegria nei confronti della vita.
L’autostima: l’equilibrio che si trova in sé stessi nei confronti del
mondo
Legata ad un percorso di crescita personale che consente di stimarsi a
seconda del proprio valore, l’autostima è ciò che maggiormente
caratterizza il ‘vero uomo’ oggi. Ha, però, un aspetto duplice: può
rafforzare il proprio io, ma anche mostrare la propria inadeguatezza.
Interrogati sul ‘concetto autostima’, gli uomini italiani non sembrano
avere dubbi tanto che per 9 su 10 di loro l’autostima ha un valore del
tutto positivo, che fa affrontare meglio i problemi della vita. Avere
autostima significa dunque “piacersi”, “essere soddisfatti di sé”,
“mostrare la capacità di affrontare i problemi”. Torna in questa
declinazione un rimando al ‘vero uomo’, cioè la persona consapevole dei
propri mezzi e felice di averli.
Le cose cambiano, però,
quando gli uomini italiani sono chiamati a raccontare il loro vissuto,
tanto che il voto medio che si danno relativamente alla propria
autostima si attesta sul 7,7 (in una scala da 1 a 10). Spontaneamente
l’autostima viene messa in relazione all’infanzia, ad un processo di
crescita e di strutturazione della personalità e sembra, quindi,
difficile recuperarla laddove non sia stata coltivata. A questo
proposito per la maggioranza del target (56%) l’autostima è cresciuta
negli ultimi anni, per il 35% degli intervistati è rimasta invariata
mentre solo per l’8% è invece diminuita. E se non stupisce che siano
soprattutto i giovani a dichiarare che la loro autostima è aumentata
negli anni (70% dei 18-24enni e 65% dei 25-34enni), preoccupa invece il
12% di uomini, nella fascia tra i 45 e i 54 anni, che ammettono di aver
subito una diminuzione della propria autostima.
«Possiamo dire – spiega il prof. Renato Mannheimer,
sociologo e curatore della ricerca – che gli Italiani sono, in
generale, abbastanza soddisfatti del proprio livello di autostima,
interpretandola più come un fattore positivo che, rafforzando il proprio
io, li rende in grado di superare momenti di frustrazione sia
professionale che affettiva. Attenzione, però, alla cosiddetta ’età
della crisi, ovvero i maschi tra i 45 e i 54 anni, che anche in tema di
autostima manifestano insicurezza e malessere».
Le origini e le leve dell’autostima
L’autostima emerge dalla conoscenza di sé, dal desiderio di conoscersi e
di mettersi in discussione ed è, quindi, una risultante di spinte
interne ed esterne. Per questo, interrogati su quali siano gli elementi
più importanti che formano l’autostima maschile, gli Italiani hanno
privilegiato i fattori interni (49%) rispetto a quelli esterni (37%).
Primo tra tutti la realizzazione dei propri obiettivi (45%), seguito
dall’equilibrio tra sé e il mondo esterno (40%), la conoscenza di sé
(37%), l’accettazione dei propri limiti (34%) e il carattere personale
(33%). Tra gli elementi esterni spiccano, invece, i rapporti
interpersonali (26%), i successi/insuccessi (21%)e il confronto con gli
altri (19%).
Mentre, a proposito dell’autostima in rapporto al mondo esterno, gli
aspetti che incidono maggiormente sul livello di autostima maschile
sono: la famiglia (incidenza media: 7,9), il benessere psicofisico
(incidenza media 7,8), il lavoro (incidenza media: 7,6), la relazione
sentimentale (incidenza media: 7,5), le relazioni sociali (incidenza
media: 7,4). Fanalini di coda, invece, il benessere economico (incidenza
media: 7,1) e il sesso (incidenza media: 7,0).
«Volendo fare dei distinguo relativamente alle diverse età –
precisa Renato Mannheimer – dobbiamo evidenziare come i
giovanissimi diano maggior importanza al sesso, alle relazioni sociali e
al loro benessere psicofisico. Mentre, significativamente, gli uomini
tra i 35 e i 54 anni sono molto più influenzabili dalla famiglia, dal
lavoro e dal benessere economico. Come dire che in questa fascia di età
si ‘subiscono’ maggiormente pressioni e responsabilità che derivano
dalla vita professionale e familiare. Di contro, gli ultra 55enni
sembrano preoccuparsi meno del sesso, mentre tengono in considerazione
famiglia, relazioni sociali e salute».
Autostima e rapporti di coppia
Nel rapporto di coppia l’autostima si pone come un elemento che
stabilizza la relazione, mentre se è assente rischia fortemente di
comprometterla.
Nel vita di coppia, quando l’autostima maschile è intatta si ha la
possibilità quindi di fronteggiare le situazioni, ovvero di opporsi ad
esse con una proposta di cambiamento, con una soluzione. Quando, invece,
l'autostima non è sufficientemente strutturata attorno ad una percezione
positiva del sé, emergono una serie di dinamiche di natura difensiva.
Non a caso il 92% degli uomini italiani con una relazione di coppia
stabile ha un elevato livello di autostima, contro l’81% di chi invece
non ha una relazione.
In questo senso sembra che la relazione di coppia aiuti a mantenere alta
la propria autostima ma non concorre alla sua creazione. Un’alta
autostima maschile stabilizza la coppia e crea un terreno sul quale è
possibile confrontarsi. E la stabilità di coppia si traduce in
complicità, comprensione e gestione condivisa delle diverse
problematiche sessuali che il tempo può sottoporre. A questo proposito,
infatti, il 72% degli uomini italiani dichiara che una defaillance
sessuale non incide sulla propria autostima.
«Il benessere sessuale è il barometro della salute di un uomo –
precisa al riguardo il prof. Vincenzo Gentile, Presidente SIA -.
Patologie sessuali come la disfunzione erettile o l’eiaculazione
precoce condizionano pesantemente, non soltanto la sfera affettiva e
sessuale, ma anche la vita quotidiana di un uomo, con forti implicazioni
negative sulla gioia di vivere e sull’autostima. Acquisire
consapevolezza sulla natura dei problemi che condizionano la propria
sfera sessuale e avere la voglia di risolverli dimostra come, oggi, gli
uomini stiano maturando una nuova coscienza di sé e dei propri limiti.
Proprio per essere loro di supporto in questo percorso, la Società
Italiana di Andrologia, ha ideato e sta portando avanti la seconda
edizione della Campagna “Torna ad amare senza pensieri” ».
Oggi vi sono diverse possibilità terapeutiche a disposizione che
permettono al paziente di tornare a vivere la propria vita sessuale con
sicurezza e spontaneità. La percezione e il vissuto di questi farmaci, i
PDE5 inibitori, come prova la ricerca ISPO, variano a seconda delle età.
Sono gli ultra cinquantenni ad essere più inclini al loro utilizzo,
percependoli soprattutto come una terapia per problemi fisiologici.
Mentre i giovani, invece, tendono a percepire i rimedi farmacologici
come un segreto o una trasgressione.
«Diagnosticare precocemente la disfunzione erettile – spiega il
prof. Bruno Giammusso, andrologo SIA e coordinatore scientifico
della campagna – è fondamentale in quanto questa patologia può essere
anche il primo ‘campanello d’allarme’ per l’imminente insorgenza di
altre malattie, quali le malattie cardiovascolari e il diabete. Oggi, i
PDE5 inibitori, ovvero la classe di farmaci orali con indicazione per il
trattamento della DE, sono farmaci sicuri, ma che necessitano sempre di
un'attenta valutazione medica».