Di disturbi correlati all’apparato vescico-sfinteriale si parla ancora
troppo poco. Eppure si tratta di problemi più diffusi di quanto si creda
che interessano pazienti di varie fasce d’età, sia uomini che donne. Le
cause possono essere di tipo urologico (come l’ipertrofia prostatica
tipica degli anziani) o ginecologico, come l’incontinenza da sforzo, un
disturbo molto diffuso tra le donne di ogni età, con forti implicazioni
sociali.
Contrastare e limitare questi disturbi è possibile attraverso una
riabilitazione mirata. L’Istituto Scientifico di Cassano (BA) dell’IRCCS
Fondazione Maugeri rappresenta un punto di riferimento non solo a
livello regionale ma anche per le regioni vicine e per tutto il
Centro-Sud nella riabilitazione dei disturbi vescico-sfinteriali, una
specializzazione dell’U.O. di Neuroriabilitazione e dell’Unità Spinale
che tratta ormai più di 150 casi ogni anno.
Nel caso dell’incontinenza da sforzo, disturbo che interessa molte donne
e molte neo mamme a causa dello sforzo del parto, l’intervento mirato
consiste nel rafforzamento dei muscoli del pavimento pelvico che si
trovano sotto la vescica, spesso poco conosciuti ed esercitati.
L’Istituto scientifico di Cassano è uno dei pochi centri in Puglia ad
offrire questo tipo di riabilitazione, con 3 terapiste dedicate.
Diverso il caso in cui le turbe dell’apparato vescico-sfinteriale sono
riconducibili ad una patologia neurologica come i traumi
vertebro-midollari, il morbo di Parkinson, la Scelrosi Multipla, il
morbo di Alzheimer e le demenze in genere, e lo stato di coma. Queste
patologie, trattate nel reparto di Neuroriabilitazione e nell’Unità
Spinale (per i pazienti mielolesi), spesso interessano anche il
complesso sistema di innervazione della vescica, un insieme di
meccanismi che controllano il basso apparato urinario (vescica, osti
uretrali, uretra e sfinteri uretrali), compromettendone il funzionamento
ma anche la sensibilità che la persona ha del proprio apparato. Le
alterazioni si manifestano come incontinenza oppure come ritenzione.
In entrambi i casi l’intervento riabilitativo ha come obiettivo la
preservazione della funzione renale, che viene compromessa dal cattivo
funzionamento dell’apparato, la prevenzione delle complicanze derivate,
quali i calcoli, e il ripristino della dinamica minzionale, quando
possibile, rendendola compatibile con la vita sociale della persona.
Oltre ai pazienti ricoverati nel reparto di Neuroriabilitazione, l’Unità
Spinale ha a disposizione 8 posti letto dedicati, e si mantiene in
costante contatto con tutte le Unità Spinali del Paese.
“Di fatto - sottolinea il dottor Roberto Nardulli,
primario dell’Unità Spinale e di Neuroriabilitazione, per 10 anni membro
del consiglio direttivo della Società Italiana di Urodinamica - si è
creata una vera rete nazionale tra le Unità Spinali, al servizio dei
pazienti che sono non soltanto indirizzati al centro più idoneo ma anche
seguiti in ogni passaggio di consegne, realizzando quella continuità
della presa in carico che non lascia mai solo il paziente."
I pazienti provenienti dalle Unità di Neurochirurgia del Sud sono presi
in carico dalle Unità Spinale o di Neuroriabilitazione dell’Istituto di
Cassano dove vengono valutati e trattati secondo il medesimo protocollo
diagnostico- terapeutico in funzione del loro recupero motorio,
cognitivo, relazionale, occupazionale e nutrizionale.
Il centro rappresenta l’unica realtà del Mezzogiorno specializzata nel
trattamento di pazienti con turbe vescico-sfinteriali.
Con il termine "riabilitazione vescico-sfinteriale" si intende il
recupero funzionale di tale apparato, non nel senso di riattivazione del
sistema muscolare preposto alle funzioni di accumulo e rilascio
volontario dell’urina, ma come protocollo volto a restituire, con
diversi strumenti, la funzione di continenza e svuotamento della
vescica.
Gli obiettivi della riabilitazione sono la preservazione della funzione
renale, che viene compromessa dal cattivo funzionamento dell’apparato,
la prevenzione delle complicanze derivate, quali i calcoli, e il
ripristino della dinamica minzionale, quanto più possibile in relazione
al problema che ha causato la turba, regolando la continenza e rendendo
nuovamente questa funzione compatibile con una vita sociale normale del
paziente.