Celgene International
Sàrl (Nasdaq: CELG) ha annunciato che il proprio farmaco antitumorale,
VIDAZA® (azacitidina), ha ricevuto la completa approvazione
all’immissione in commercio, da parte della Commissione Europea, per il
trattamento di pazienti adulti non candidabili al trapianto di cellule
staminali emopoietiche, affetti da:
Sindromi mielodisplastiche a rischio intermedio 2 ed alto in base al
sistema di punteggio prognostico internazionale (IPSS).
Leucemia mielomonocitica cronica (LMMC) con 10-29% di cellule blastiche
midollari in assenza di malattie mieloproliferative.
Leucemia mieloide acuta con 20-30% di cellule blastiche e displasia
multilineare, in base alla classificazione dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS).
«L’approvazione di VIDAZA® da parte della Commissione Europea è il
riconoscimento dell’importante beneficio arrecato ai pazienti in termini
di sopravvivenza>> ha affermato Philippe Van Holle,
Presidente di Celgene Europe – Ora inizieremo ad impegnarci con le
Autorità, su base locale, per ottenere il rimborso e la
commercializzazione del farmaco in tutti i Paesi dell’Unione Europea».
L’approvazione è basata sui dati di efficacia e sicurezza provenienti da
studi clinici che valutano l’effetto di VIDAZA® in pazienti affetti da
sindrome mielodisplastica e anemia refrattaria con eccesso di blasti in
trasformazione (AREB-t, ora leucemia mieloide acuta) come da
classificazione della World Health Organization (WHO). Questi dati
fondamentali di efficacia e sicurezza sono stati forniti dallo studio
AZA-001, il più ampio studio internazionale controllato randomizzato di
Fase III mai condotto su pazienti affetti da SMD ad alto rischio e AML,
che ha dimostrato un prolungamento clinicamente rilevante di 9.4 mesi
della sopravvivenza mediana nel braccio VIDAZA®, in confronto ai
protocolli di cura convenzionali (24.4 vs. 15 mesi).
«L’aumento della sopravvivenza senza precedenti prodotto da VIDAZA®
sottolinea l’urgente necessità per i pazienti di ottenere un rapido
accesso a questa terapia – ha dichiarato Pierre Fenaux, M.D.,
Ph.D. presso la Université de Paris e ricercatore principale nella
sperimentazione di sopravvivenza AZA-001 – Sono molto soddisfatto di
avere una terapia così significativa da offrire ai pazienti affetti da
questa patologia fino ad ora trascurata».
Oltre a prolungare la sopravvivenza complessiva, il 45 per cento dei
pazienti trattati con VIDAZA® nella sperimentazione AZA-001 ha raggiunto
una completa indipendenza dalle trasfusioni di globuli rossi. Inoltre,
il farmaco è ben tollerato dai pazienti. Il protocollo dello studio
prevedeva di trattare con VIDAZA® fino alla progressione della malattia.
La durata media del trattamento è stata di nove cicli.
Nello studio AZA-001 le reazioni avverse più comuni, nei pazienti
trattati con VIDAZA®, sono state trombocitopenia (69,7%), neutropenia
(65,7%) e anemia (51,4%).
VIDAZA® ha ricevuto, all’interno dell’Unione Europea, la designazione di
farmaco orfano per il trattamento delle sindromi mielodisplastiche e
della leucemia mieloide acuta.
Informazioni su VIDAZA®
VIDAZA®, nell’agosto 2008, è diventato il primo e unico farmaco ad
essere approvato dall'FDA negli Stati Uniti a dimostrare una
significativa estensione della sopravvivenza, rispetto ai protocolli di
cura convenzionali, per il trattamento dei pazienti affetti da sindromi
mielodisplastiche (SMD) e leucemia mieloide acuta (AML) a rischio
intermedio 2 e alto. L'FDA ha approvato VIDAZA®, il primo di una nuova
classe di farmaci chiamati agentidemetilanti, per il trattamento di
tutti i cinque sottotipi di SMD identificati dalla classificazione
Franco-Americana - Britannica (FAB), che comprendono sia pazienti a
rischio basso, sia a rischio elevato. Tali sottotipi, secondo la
classificazione FAB, includono: l'anemia refrattaria (AR) o l'anemia
refrattaria con sideroblasti ad anello (ARSA), se associate a
neutropenia o trombocitopenia o alla necessità di trasfusioni; l'anemia
refrattaria con eccesso di blasti (AREB), l'anemia refrattaria con
eccesso di blasti in trasformazione (AREB-t) e la leucemia
mielomonocitica cronica (LMMC). Il sistema più recente di
classificazione WHO, include i pazienti AREB-t nella categoria dell’AML.
VIDAZA® ha ricevuto la designazione di farmaco orfano nell’Unione
Europea, Stati Uniti d’America e Giappone.
Informazioni sull’epigenetica
VIDAZA® è una terapia epigenetica che si ritiene eserciti il suo effetto
anti-neoplastico attraverso l'ipometilazione del DNA e una citotossicità
diretta sulle cellule ematopoietiche anomale nel midollo osseo. Gli
effetti citotossici di VIDAZA® possono essere il risultato di molteplici
meccanismi, compresa l’inibizione della sintesi di DNA, RNA e proteine,
l’incorporazione del prodotto nell’RNA e nel DNA e l’attivazione di vie
di danneggiamento del DNA. Le cellule non proliferanti sono
relativamente insensibili a VIDAZA®. L’incorporazione di VIDAZA® nel DNA
dà luogo all’inattivazione della DNA metiltransferasi, portando all’ipometilazione
del DNA. L’ipometilazione del DNA appartenente a geni colpiti da
metilazione aberrante, coinvolti nelle vie di regolazione,
differenziazione e morte del normale ciclo cellulare possono risultare,
nelle cellule neoplastiche, nella riespressione e nel recupero delle
funzioni di soppressione tumorale. L’importanza relativa dell’ipometilazione
del DNA versus la citotossicità o altri effetti di VIDAZA®
nell’ottenimento dei risultati clinici non è stata stabilita.
Informazioni sulle Sindromi Mielodisplastiche
Le sindromi mielodisplastiche (SMD) sono un gruppo di neoplasie
ematologiche maligne che riguardano circa 300.000 persone nel mondo.
Nelle sindromi mielodisplastiche le cellule del sangue restano immature,
ovvero nella fase di "blasti", all'interno del midollo osseo e non si
sviluppano mai in cellule mature in grado di espletare le necessarie
funzioni cui sono preposte. Nel tempo il midollo osseo può essere
popolato prevalentemente da blasti, con soppressione del normale
sviluppo cellulare. I pazienti con sindromi mielodisplastiche ad alto
rischio hanno un tempo medio di sopravvivenza di circa 6-12 mesi senza
terapia. I pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche spesso
diventano dipendenti dalle trasfusioni di sangue per il controllo dei
sintomi dell’anemia come l’affaticamento, e possono sviluppare un
sovraccarico di ferro e/o tossicità dovuti alle frequenti trasfusioni,
che li pongono in pericolo di vita. Di qui l'imprescindibile necessità
di nuove terapie che agiscano sulla causa della patologia, piuttosto che
semplicemente sul controllo dei sintomi.
Informazioni sulla Leucemia Mieloide Acuta
La leucemia mieloide acuta (AML) è un tumore delle cellule mieloidi del
sangue che, spesso, rappresenta l’evoluzione, delle sindromi
mielodisplastiche. Nella leucemia mieloide acuta avviene una
proliferazione di cellule anomale che si accumulano del midollo osseo ed
interferiscono con la produzione delle normali cellule del sangue
(displasia multilineare). La leucemia mieloide acuta è stata
tradizionalmente trattata con chemioterapia ad alta intensità, mal
tollerata dai pazienti anziani, che rappresentano la categoria di
pazienti maggiormente colpiti da questa patologia. La maggior parte di
questi pazienti, quindi, non riceve cure efficaci, per cui l’aspettativa
di vita risulta molto breve e viene spesso misurata in settimane o mesi.