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Anna Carderi -
psicologa |
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Sono il frutto di una
società formata da adulti poco attenti e incapaci di ascoltare le
richieste e le sofferenze dei propri figli, tolleranti verso la
devianza, che non si accorgono di nulla o preferiscono non vedere. Una
società che ha perso il controllo, incapace di difendere i ragazzi dai
loro stessi impulsi perché incapace di dettare regole e limiti oltre i
quali certi comportamenti non sono consentiti.
Il risultato? Ragazzi e ragazze, con un’età compresa tra i 12 e i 17
anni, lasciati da soli a risolvere le loro difficoltà, rabbiosi verso
una società incapace di funzionare come care giver prendendosi cura di
loro, sostenendoli, gestendoli e contenendoli nelle loro problematiche.
In tali circostanze spesso i ragazzi cercano una famiglia suppletiva, la
banda, capace di dare loro quella guida che non trovano altrove
adeguandosi ad un modus vivendis connotato da atti di aggressione
consapevoli e volontari, perpetrati in maniera persistente e
organizzata, che può evolvere in veri e propri comportamenti criminali e
condotte ad alta connotazione aggressiva con ridotta capacità di
controllo degli impulsi. I bulli possono mostrare un comportamento
prepotente, minaccioso o intimidatorio, dare inizio a colluttazioni
fisiche, usare un’arma che può causare seri danni fisici, essere
fisicamente crudeli con le persone o con gli animali, attuare
aggressioni.
La distruzione intenzionale dell’altrui proprietà può includere
l’incendio deliberato con intenzione di causare seri danni o distruzione
deliberata della proprietà altrui in altri modi.
Sono ragazzi che spesso hanno l’abitudine di stare fuori fino a tarda
notte nonostante le proibizioni dei genitori.
Sono soggetti che tendono a minimizzare i propri problemi di condotta,
possono essere insensibili e mancare di adeguati sentimenti di colpa o
di rimorso.
Scarsa tolleranza alla frustrazione, irritabilità, esplosioni di rabbia
e avventatezza sono caratteristiche frequentemente associate.
Tale comportamento è spesso associato con un inizio precoce
dell’attività sessuale, del bere, del fumare, dell’uso di sostanze
illecite e di azioni spericolate e rischiose.
Il bullismo è legato al substrato adulto in cui il bambino cresce. Si
tratta di risposte comportamentali specifiche, patologicamente
esagerate, a eventi stressanti, vulnerabilità, conflitti o altre
situazioni socioculturalmente strutturate tipiche dell’ambiente di una
persona. Numerosi sono i fattori che possono predisporre il soggetto a
sviluppare una siffatta condotta antisociale; tra questi vanno
annoverati il rifiuto o l’abbandono da parte dei genitori, temperamento
infantile difficile, norme contraddittorie di educazione con disciplina
rigida, maltrattamento fisico o sessuale, mancanza di sorveglianza,
inserimento precoce in istituzioni, frequenti cambiamenti delle persone
che si prendono cura del soggetto, famiglia numerosa, rifiuto da parte
dei coetanei, associazione con gruppi di delinquenti, esposizione alla
violenza nel vicinato, una reazione al contesto sociale immediato.
Cosa si può fare per questi ragazzi? Molto, ad iniziare dagli stili
educativi! È importante intervenire precocemente finché permangono le
condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati, promuovendo
interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della
solidarietà. Che siano vittime o persecutori, si deve insegnare ai
nostri ragazzi ad essere assertivi promuovendo la conoscenza di se
stessi, implementando l’autostima e il rispetto per il prossimo,
migliorando le abilità di comunicazione e le competenze per riconoscere
ed esprimere le proprie emozioni. Occorre quindi agire non solo sul
fenomeno in sé e sulle sue manifestazioni, ma anche sulle competenze
sociali della vittima e dell’aggressore.