SMS
per combattere la tubercolosi nei paesi del Terzo mondo. Può sembrare
una fantasia eppure l'autorevole rivista The Lancet riporta, a firma di
Eliza Barclay, già alcune sperimentazioni, avviate con ottimi
risultati o in programma in Sud Africa, Nicaragua e Pakistan. L'idea di
base è legata al bisogno di un controllo diretto dell'assunzione dei
medicinali (antibiotici, nel caso della Tbc) che attualmente devono
essere assunti per circa sei mesi. Capita che i pazienti, dopo due-tre
mesi di queste dosi massicce di antibiotico, quando si sentono meglio, o
a causa della forte nausea e bruciori di stomaco che ne derivano,
interrompano la cura. Questo provoca non solo danni al paziente, ma crea
le basi della diffusione di forme di tubercolosi resistenti agli
antibiotici, la Mdr Tb, multifarmaco resistenza: alcuni farmaci di prima
linea non curano più e bisogna passare a terapie di seconda linea, più
lunghe e con maggiori effetti collaterali. Si calcola che in alcune zone
l'abbandono anticipato della terapia sfiori il 30 per cento (5% è,
invece, la media globale calcolata da StopTb Partnership).
L'Organizzazione mondiale della Sanità, da anni, prescrive in questi
casi, come per l'Hiv-Aids, l'osservazione diretta, ogni giorno, da parte
di personale specializzato, della somministrazione dei medicinali. Si
tratta della strategia Dots (Directly observed treatment, short course)
che continua a dare ottimi risultati. L'uso di un sistema automatico
centralizzato tramite sms farebbe risparmiare, secondo molti, tempo e
fatica agli operatori sanitari. Un sistema costi-beneficio assai
vantaggioso.
Un primo esperimento riguarda una piccola bottiglia porta-pillole che
contiene una sim card: quando si apre la bottiglia per prendere la
pillola, viene inviato automaticamente un sms con un numero
identificativo a un server centralizzato che raccoglie i dati. Se l'sms
non arriva nei tempi previsti, il server contatta via telefono il
paziente e, in caso di mancata risposta, si avvisa l'assistente
responsabile del villaggio per prendere contatto diretto con il malato
in cura.
Potrebbe sembrare assurdo che, nei Paesi dove una larga fetta della
popolazione vive con un dollaro al giorno e dove esistono maggiori
emergenze sanitarie, si faccia ricorso a una tecnologia "ricca". Eppure,
secondo i dati del 2006 dell'Unione internazionale delle
Telecomunicazioni, sui 3,3 miliardi di contratti di telefoni cellulari
nel mondo ben il 68% è sottoscritto nei Paesi in via di sviluppo.
La "Pill bottle" con sim card, creata dalla società londinese SIMpill, è
stata utilizzata in un studio pilota su 155 pazienti affetti da
tubercolosi con un successo che ha raggiunto il 94% dei casi dopo 10
mesi. La società CompuTainer, concorrente di SIMpill, ha elaborato la
SIMmed, sperimentata in Sud Africa, con un successo che supera il 90%:
ora è inserita in un programma governativo per raggiungere 45mila
pazienti. Questo sistema è leggermente diverso: il paziente usa il
proprio cellulare e, quando prende la medicina, deve schiacciare un
tasto che invia il messaggio al server centralizzato, che si attiva in
mancanza di segnalazione.
Un altro sistema (X out TB), creato al MIT di Cambridge, Massachussets,
all'interno del progetto "Innovations for International Health", bypassa
i dubbi legati a eventuali imbrogli del malato: ogni giorno, dopo aver
preso le pillole, il paziente urina su un particolare filtro in carta
reagente, che rileva la presenza chimica legata all'assunzione dell'isoniazide
(antibiotico di prima linea per la Tbc) segnalando un codice da inviare
via sms al server centrale. In questo caso si aggiunge una variabile,
considerata decisiva per gli scienziati del MIT: a fine mese, in base
all'identificazione dei codici corretti, viene dato un "premio" al
paziente.
In Nicaragua, dove si è tenuto uno studio pilota, vengono regalati
l'equivalente di due dollari come ricarica del cellulare. "Solo se
c'è un ritorno economico o qualche incentivo, in gente che non ha
comportamenti razionali - sostiene Jose Gomez-Marquez,
direttore del programma "Innnovations for International Health" - si
seguono le regole del programma sanitario".
Ora, in Pakistan, saranno comparati i metodi di "X out TB" e dei Dots.
Il meccanismo dell'incentivo, comunque, è adottato anche nei Dots, per
esempio da Partners in Health (Pih), un'organizzazione non profit
americana, che nei Paesi in via di sviluppo, per combattere la Tb
multiresistente, oltre al controllo quotidiano "faccia a faccia"
consegna al paziente del cibo.
Mario Raviglione, direttore di Stop Tb Partnership
dell'Organizzazione mondiale della sanità, pensa che siano utili tutte
le nuove armi della tecnologia al fine di migliorare la comunicazione
nei lunghi trattamenti contro la Tbc, "senza dimenticare né
sottovalutare l'aspetto umano e di controllo nelle terapie".