Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 05/01/2009

 

“Se non mi posso curare meglio morire”


clicMedicina - da www.repubblica.it del 04/01/2009

Una gara di solidarietà per Angela Scalzitti. Da quando "Repubblica" ha raccontato la sua storia, la donna non è più sola.
Enti pubblici, centinaia di cittadini e diverse associazioni si sono mobilitati per aiutare Angela - malata di cancro e indigente - a vivere in modo dignitoso e sereno la sua malattia. Ma la Asl nonostante le polemiche conferma la sua posizione: nessun sostegno per l'accompagnamento.
La difficoltà di mantenersi e potersi curare aveva spinto la donna a chiedere l'eutanasia. Del resto, l'unica fonte di reddito della signora è la pensione d'invalidità, 250 euro al mese, dei quali 100 sono destinati alla figlia che studia all'Università di Siena. A metà ottobre la commissione di Medicina Legale della Asl di Avezzano-Sulmona aveva rigettato l'istanza di accompagnamento presentata dalla Scalzitti per la grave malattia (un tumore ai polmoni) che la costringe a percorrere 250 chilometri per sottoporsi alle cure che deve sostenere nel reparto di oncologia dell'ospedale di Pescara. Da qui, la decisione di chiedere l'eutanasia.

"Se devo continuare a vivere in questo modo senza la possibilità di potermi curare - aveva detto la donna - mi si dia la possibilità di avere una morte dignitosa. Se in Italia non è possibile, lo Stato mi dia la possibilità di poterla avere in un altro Paese. Meglio che morire di umiliazioni, di freddo, di fame, di inedia". La richiesta choc ha mosso le istituzioni locali, primo fra tutti il Comune di Castel di Sangro, che attraverso un contratto di solidarietà con la locale Comunità Montana ha provveduto a garantire alla donna un autista privato per accompagnarla in ospedale. Inoltre lo stesso Comune impugnerà, accollandosi le spese di giudizio, il provvedimento che rifiuta l'assegnazione dell'indennità di accompagnamento alla malata.

"Non conosco quale sia la legge - aveva aggiunto la Scalzitti - ma se vi fosse una normativa che nega alle persone nella mia condizione un aiuto per curarsi, allora dico che si tratta di una legge razziale e non cristiana, perché porta le persone povere, indifese, fragili e indebolite come me a morire sole e senza nessuna dignità". Il presidente della Regione Abruzzo Giovanni Chiodi (Pdl) ieri ha garantito "massima attenzione" e suo "impegno diretto ad approfondire la situazione per cercare la migliore soluzione possibile" in relazione alla vicenda. "Al di là della solidarietà mostrata da Comune e Comunità montana - ha detto ancora il presidente Chiodi - è mia ferma intenzione approfondire direttamente con i vertici della Asl Avezzano-Sulmona l'intera vicenda. In questa occasione - ha concluso il Presidente della Regione - voglio rivolgere la mia umana solidarietà alla donna di Castel di Sangro per la difficile vicenda che la vede protagonista, garantendo fin da ora che tutte le istituzioni le saranno vicine".

Anche Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, è intervenuta sul caso della donna di Castel di Sangro. "La Asl locale le ha negato l'indennità di accompagnamento per coprire giornalmente i 270 chilometri che la separano dall'ospedale di Pescara dove deve fare la chemioterapia, ma a mio giudizio è stata data un'interpretazione troppo restrittiva della legge, probabilmente" ha aggiunto "perché le casse regionali sono nelle condizioni che sappiamo". "Credo comunque" conclude il sottosegretario "che alla donna spetti quello che chiede: la Regione dovrebbe andarle incontro".

Ma la Asl resta della sua posizione. "Per noi la pratica è chiusa. La commissione ha stabilito che la donna non ha diritto all'indennità di accompagnamento. Per i ricorsi bisogna rivolgersi al giudice ordinario". Lo ha ribadito ieri pomeriggio la Asl Avezzano-Sulmona attraverso l'ufficio stampa, dopo aver confermato che Angela Scalzitti è stata sottoposta a quattro commissioni diverse, e tutte e quattro hanno dato lo stesso esito. "E' stato stabilito che per la paziente la percentuale di invalidità è del 100 per cento, ma quattro commissioni non l'hanno ritenuta idonea a ottenere ulteriori riconoscimenti. Per noi, così come stabilito dalla legge, la signora può solo richiedere un contributo sotto forma di rimborso per le trasferte all'ospedale di Pescara".

 

 






 
 
 
 

  



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