Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 30/12/2008

 

Vitamina D per ostacolare Ipertensione e Tumori


Bassi livelli plasmatici di vitamina D possono essere associati al rischio di sviluppare ipertensione. E’ quanto si evince da uno studio pubblicato su Hypertension 2008 (52: 828-32). In base a quanto rilevato, presumendo un'incidenza dell'ipertensione nelle giovani donne pari a 14,6 casi su 1000 soggetti all'anno, il tasso stimato nelle giovani donne con deficit di vitamina D aumenta a 21,5 casi. Dato che il 65,7 percento delle donne presenta una qualche forma di deficit di vitamina D, il rischio a livello di popolazione attribuibile al deficit di vitamina D è pari a 4,53 nuovi casi di ipertensione su 1000 giovani donne ogni anno. Se questa associazione fosse causale, il deficit di vitamina D sarebbe responsabile del 23,7 percento di tutti i nuovi casi di ipertensione che si sviluppano fra le giovani donne ogni anno. Inoltre la vitamina D non solo fa bene alle ossa, ma frena anche la proliferazione delle cellule maligne nei tumori. Il legame fra questa sostanza - sintetizzata in buona parte dalla pelle durante l'esposizione al sole - e il cancro è una sorpresa, ma solo fino a un certo punto.

 

Vari studi nel passato sembravano suggerire un'azione simile. Una pubblicazione dell'American Journal of Public Health del febbraio 2006 lo conferma.
I suoi autori dell'università della California sono andati a scandagliare tutti gli articoli apparsi sulla stampa scientifica dal 1996 al 2004 e hanno concluso che l'assunzione di quantità elevate di vitamina D è in grado di prevenire i tumori di una trentina di tessuti diversi, soprattutto al colon (meno 50 per cento), al seno e alle ovaie (meno 30 per cento) e prostata. Il meccanismo di protezione però rimane ancora un mistero.


I volontari studiati avevano assunto 25 milligrammi di vitamina D al giorno, una dose molto superiore rispetto a quella consigliata normalmente (10-15 milligrammi). Le fonti tradizionali sono l'esposizione al sole da un lato e gli alimenti dall'altro (soprattutto olio di fegato di merluzzo, ma anche prodotti caseari, fegato, pesci grassi come tonno o salmone e tuorlo d'uovo).


 

 






 
 
 
 

  



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