La Food and Drug
Administration (FDA) statunitense ha concesso alla terapia di
associazione con peginterferone alfa-2b e ribavirina l’indicazione per
il trattamento dei bambini di età superiore a tre anni con epatite C
cronica mai trattati in precedenza. Si tratta della prima e unica
terapia di associazione con peginterferone e ribavirina approvata per il
trattamento dell’epatite C in età pediatrica. Si stima che solo negli
Stati Uniti siano 130mila i bambini infettati dal virus dell’epatite C (HCV).
Oggi la più comune via di trasmissione dell’infezione da HCV in età
pediatrica è quella materno-infantile.
In precedenza, negli Stati Uniti, l’unica terapia approvata per il
trattamento dell’epatite C pediatrica era l’associazione di interferone
alfa-2b ricombinante non pegilato e ribavirina (quest’ultima disponibile
sia in capsule sia in soluzione orale, formulata ad hoc per uso
pediatrico).
«Con l’approvazione da parte dell’FDA della terapia di associazione
con peginterferone alfa-2b per questa nuova indicazione, i medici
americani possono accedere all’attuale standard terapeutico per il
trattamento dell’epatite C in età pediatrica» ha dichiarato
Robert J. Spiegel, chief medical officer e senior vice president
dello Schering-Plough Research Institute. «Per fortuna il numero dei
bambini con epatite C è limitato, benché questa infezione cronica possa
causare nel tempo gravi danni al fegato. Questa approvazione sottolinea
ulteriormente la leadership di Schering-Plough e il suo impegno a lungo
termine per lo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche e terapie
innovative per venire incontro alle esigenze dei pazienti con epatite
C».
L’approvazione di peginterferone alfa-2b per uso pediatrico si fonda sui
risultati di uno studio clinico su 107 pazienti di 3-17 anni, mai
trattati in precedenza, con epatite C cronica ed epatopatia compensata.
Nello studio, i pazienti infettati da HCV di genotipo 1 o 4 e quelli
infettati da HCV di genotipo 3 e con RNA virale superiore a 600mila UI/mL
(alta carica virale, HVL) sono stati assegnati a una terapia per 48
settimane, mentre quelli infettati da HCV di genotipo 2 o 3 con RNA
virale inferiore a 600mila UI/mL (bassa carica virale, LVL) hanno
ricevuto 24 settimane di terapia. Tra i pazienti con HCV di genotipo 1,
4 o 3 HVL assegnati al trattamento per 48 settimane, il 55 per cento ha
ottenuto la risposta virologica sostenuta (SVR). Nei pazienti pediatrici
con HCV di genotipo 2 o 3 LVL, proprio come negli adulti, l’SVR è stata
molto più elevata che nei pazienti con genotipo 1: nei bambini con HCV
di genotipo 2 o 3 LVL, l’SVR ha raggiunto il 96 per cento.
Nella popolazione pediatrica, la dose raccomandata di peginterferone
alfa-2b, basata sulla superficie corporea, è di 60 mcg/m2 la settimana
per via sottocutanea, in associazione con 15 mg/kg die di ribavirina,
secondo il peso corporeo, suddivisa in due dosi quotidiane. La durata
del trattamento per i pazienti con HCV di genotipo 1 è 48 settimane,
mentre per i pazienti con HCV di genotipo 2 o 3 è 24 settimane. I
pazienti trattati con peginterferone alfa-2b in associazione (esclusi
quelli con HCV di genotipo 2 o 3) devono interrompere la terapia alla
settimana 12 se il loro RNA virale si è ridotto meno di cento volte
rispetto al pretrattamento, o alla settimana 24 se a tale data il loro
RNA virale è ancora dosabile.
Nel corso della terapia durata fino a 48 settimane in pazienti di 3-17
anni, sono state frequenti la perdita di peso e l’inibizione della
crescita. Alcuni dei bambini che avevano manifestato inibizione della
crescita in corso di terapia avevano ancora un accrescimento rallentato
sei mesi dopo la fine della cura. Gli eventi indesiderati più comuni
(frequenza superiore al 25 per cento) osservati in questi studi sono
stati febbre, cefalea, neutropenia, stanchezza, anoressia, eritema nel
sito di iniezione e vomito. L’incidenza di ipotiroidismo clinico è stata
pari al 3 per cento.
Nel 25 per cento dei pazienti si è reso necessario un aggiustamento
della dose, più spesso per anemia, neutropenia e perdita di peso. La
terapia è stata interrotta prematuramente nel 2 per cento dei pazienti.
L’epatite C
L’epatite C è una malattia grave e potenzialmente mortale. In America è
la più comune infezione ematogena e anche la più comune malattia
epatica, interessando circa cinque milioni di persone nei soli Stati
Uniti. E’ la prima causa di cirrosi e di epatocarcinoma, nonché la prima
indicazione al trapianto epatico negli Stati Uniti.