Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 15/12/2008

 

Il killer del cuore cambia volto


Infarto: cresce in Italia l'isola dei ‘sopravvissuti’. Sta esplodendo l'epidemia del ‘dopo infarto’. Infatti, un post infartuato su quattro sviluppa, spesso in breve tempo, una nuova insufficienza cardiaca, che comporta spesso ricoveri ripetuti e, uno su due, una disfunzione della pompa cardiaca, frequentemente senza sintomi. Anche in questo le donne hanno raggiunto gli uomini. «Una realtà drammatica -dice Francesco Fedele, presidente della Società Italiana di Cardiologia e Direttore della I Cattedra di Cardiologia alla “Sapienza” Università di Roma, alla conferenza stampa di presentazione del 69° Congresso della SIC, che si tiene a Roma da sabato 13 dicembre- che diventa ancor più grave davanti ad una mortalità molto elevata: 15 uomini su cento e, addirittura, 20 donne su cento nel primo anno dopo infarto. Il post infarto è la nuova emergenza». In questo scenario sono in essere proposte di riorganizzazione assistenziale che vedono sbiadita la figura del cardiologo: si affida sempre più il cuore a chi non è cardiologo, dall'anestesista-rianimatore, al radiologo, al medico di medicina d'urgenza. "Giù le mani dal cuore", dicono i cardiologi. E in conferenza stampa presentano cifre che, da sole, sono una denuncia. Nelle Unità di Terapia Intensiva Cardiologica la mortalità per infarto e insufficienza cardiaca è del 10%, contro il 25% in altre divisioni; e ancora, nelle Divisioni di Cardiologia, sui pazienti si effettuano il 13% di angioplastiche rispetto al 9% di quelle eseguite in altre Divisioni. Ed infine: nelle Divisioni di Cardiologia l'utilizzo di tecniche non invasive per la diagnosi (vedi ecocardiografia) è del 90% contro il 37% nelle Divisioni non specialistiche.

"Giù le mani dal cuore", soprattutto davanti al dilagare delle malattie legate al post infarto che richiedono specialisti ad hoc. Ma anche "Giù le mani dalla cardiologia da parte dei politici".
In sei casi su dieci è il politico che sceglie il primario della Divisione di Cardiologia negli ospedali. E' la denuncia del professore Francesco Romeo alla conferenza stampa di apertura del 69° Congresso della Società Italiana di Cardiologia a Roma. «Mi rendo conto- ha detto Romeo, direttore della Cattedra di Cardiologia all'Università di Tor Vergata a Roma- che è una denuncia destinata a fare scalpore. Ma ormai non si può tacere: per i politici gli ultimi fortini da espugnare sono l'Università e la Cardiologia con buona pace dei pazienti». Romeo, che è anche presidente della FINSIC, aggiunge che è «sconcertante vedere politici, politicanti e media scandalizzarsi, spesso a ragione, per una gestione accademica dei concorsi universitari e mantenere il più assoluto silenzio per una cooptazione politica di chi andrà a dirigere come primario ospedaliero una Divisione di Cardiologia. Questo non fa scandalo quasi non fosse importante per un paziente vedere in corsia un medico promosso primario solo per agganci politici. I concorsi universitari, pur con qualche aberrazione e in presenza di casi di parentopoli peraltro presenti in tutta l'amministrazione dello Stato e in tutte le professioni, che comunque vanno pesantemente stigmatizzati, sono gestiti da un collegio di professori che, comunque, hanno competenza nello scegliere un loro collaboratore. I concorsi ospedalieri invece sono gestiti con un meccanismo di cooptazione politica -ecco il punto- senza che ci sia l'obbligo di una graduatoria di merito da rispettare. Credo che un professore di cardiologia abbia più titoli per scegliere un collaboratore cardiologo che un avvocato o un ingegnere, di professione politici, a scegliere il primario di una divisione di cardiologia». Romeo in conferenza stampa ha messo in evidenza che «tutto questo sta facendo passare in secondo piano il grande ruolo che la Medicina in generale e la Cardiologia in particolare hanno consentito, dati dell'OMS, agli italiani di raggiungere per aspettativa di vita il primo posto in Europa e il secondo, dopo il Giappone, nel mondo». «Quali altri settori della vita pubblica italiana -ha concluso Romeo- si trovano al vertice di graduatorie internazionali? Sei anni in più di aspettativa di vita dal 1970 al 2000 gli italiani lo devono, è sempre un dato OMS, per l'80 per cento al trattamento delle malattie cardiovascolari».

In una realtà abbastanza pessimistica della Sanità italiana, Raffaele Bugiardini lancia un messaggio di ottimismo rivolto ai giovani medici e ai pazienti. «Molte persone- ha detto Raffaele Bugiardini, Coordinatore della Commissione per il 69° Congresso della Società Italiana di Cardiologia - sono pessimiste sul prossimo futuro della Medicina italiana. Ma stanno sbagliando. Il futuro della Cardiologia è particolarmente promettente per i nostri giovani medici e, di conseguenza, per i pazienti. La Ricerca italiana è altamente qualificata, i nostri centri Accademici stanno preparando una nuova generazione di medici brillanti e preparati. Tutto questo fa prevedere eccellenti standard di cure delle malattie cardiovascolari. Da qui la necessità di un processo, basato sul merito, di immissione di giovani che fornisca linfa vitale nel nostro Paese». Il messaggio di Raffaele Bugiardini si inquadra nel programma del Congresso della SIC rivolto non solo al confronto fra Cardiologi italiani e stranieri ma anche fra altri Specialisti in una Medicina sempre più poli-disciplinare onde ottenere standard di assistenza sempre più avanzata .

Una grande Alleanza in Italia per la Ricerca in cardiologia. E' l'appello di Salvatore Novo alla conferenza stampa di presentazione a Roma del 69° Congresso della Società Italiana di Cardiologia. Novo, che è presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus, lancia l'Alleanza perchè le malattie cardiologiche, in grande aumento anche in Italia, hanno bisogno per essere combattute di una Ricerca molto avanzata e costante. Attualmente i fondi scarseggiano quindi si dovrebbero alleare la Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, l'Health Care Foundation, la Fondazione Italiana Cuore e l'Associazione dei pazienti CO.NA.Cuore. «Questa Alleanza- sottolinea Novo- dovrebbe promuovere una grande campagna nazionale per la raccolta di fondi non solo per la Ricerca ma anche per l'Educazione e l'Informazione. Infatti il cuore, come è noto, si protegge soprattutto con un corretto stile di vita. Una serie di iniziative rivolte in modo particolare ai giovani. A questo proposito, la Fondazione ha stipulato una convenzione con il Ministero della Pubblica Istruzione». Nella conferenza stampa, Salvatore Novo ha tracciato anche un bilancio, molto lusinghiero, dell'attività della Fondazione attraverso iniziative nazionali e internazionali e la concessione di borse di studio.

Il legame tra la SIC e la didattica è davvero inscindibile come alla conferenza stampa di presentazione del 69° Congresso SIC, sottolinea Giuseppe Oreto, Vicepresidente della SIC e Coordinatore della Commissione per la Didattica e per la Formazione Permanente. «Uno dei compiti principali di una associazione scientifica è quello di favorire la formazione permanente non solo dei soci, ma anche di tutti quelli che operano nel settore. Viste le sue tradizioni universitarie, la Società Italiana di Cardiologia sente molto la “mission” didattica, e ha dedicato a questa gran parte delle sue energie. Nell’ultimo biennio, la Commissione per la Didattica ha progettato e realizzato un “Manuale di Malattie Cardiovascolari” destinato agli studenti del Corso di Medicina degli Atenei Italiani. La novità consiste nel fatto che non si tratta di un libro stampato ma di un e-book, consultabile gratuitamente sul sito della SIC e soggetto a continuo aggiornamento. Oggi, a nove mesi dalla sua pubblicazione, il libro conta oltre 1900 utenti registrati, dei quali più di 1100 sono studenti. Il progetto intitolato “Scuola Italiana di Cardiologia (SIC)”, dedicato agli Specializzandi, è in corso di realizzazione: le lezioni saranno diffuse in tempo reale, tramite Internet, a tutte le sedi delle Scuole di Specializzazione. La stessa tecnologia viene anche impiegata per i Corsi “intramoenia”: i docenti stanno nella Sede SIC, mentre i discenti sono collegati via Internet».

 

 

 






 
 
 
 

  



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