Esiste un rischio
connesso alle trasfusioni? Esiste un rischio infettivologico, cioè
quello di contrarre una malattia in seguito ad una trasfusione? Ad
esempio, il rischio di contrarre il virus HIV con una trasfusione, in
Italia, è di 1 su 500.000 sacche. Poiché ogni anno nella nostra
provincia si effettuano circa 15.000 donazioni ed all’incirca
altrettante trasfusioni, forse, ogni 30 anni una sacca potrebbe essere
contaminata con HIV con esami negativi, soprattutto a causa della fase
“finestra”, quindi con un rischio trasfusionale residuo estremamente
basso, pur se sempre drammatico per l’individuo che ne fosse vittima.
Tuttavia, mentre si enfatizza molto il rischio infettivo, in realtà
esiste un altro rischio trasfusionale, quello gestionale, del quale però
non esistono dati precisi, per lo meno nella realtà nazionale: l’errore
di identificazione del paziente. Quel errore che fa sì che al paziente
giunga la sacca di sangue destinata ad un’altra persona.
Dai sistemi di emovigilanza attivi in alcuni paesi emerge che le
reazioni avverse dovute ad errori trasfusionali rappresentano circa il
70% di tutti gli eventi avversi e, tra queste, circa il 20% sono
reazioni trasfusionali da incompatibilità AB0. L’assenza o la mancata
applicazione di procedure specifiche rappresenta un importante fattore
di rischio che può determinare il verificarsi dell’evento durante una
delle diverse fasi del processo trasfusionale, dal prelievo del campione
per la determinazione del gruppo sanguigno del ricevente fino alla
trasfusione degli emocomponenti. Questa tipologia di incidente, quasi
esclusivamente dovuto a errore umano, pur se da inquadrarsi in una
tipologia di errore derivante da problematiche di tipo organizzativo,
può determinare l’insorgenza del danno più grave legato alla
trasfusione: la reazione emolitica acuta da incompatibilità AB0,
potenzialmente fatale (10% di decessi).
Da una attenta considerazione, si rileva che spesso un errore è
l'insieme di tanti errori: di un insieme di tante fortuite coincidenze
senza che alcun “filtro” sia riuscito ad intercettare uno dei tanti
errori. Molto spesso, in questi casi di errore, si realizza che il
controllo al letto del malato ha fallito l'intercettazione
dell'anomalia. Altro dato importante è che il 35% degli errori avvengono
a livello dell'interazione diretta con il malato: l'identificazione del
paziente, apparentemente banale, è invece uno degli ostacoli più
difficili da superare.
Il progetto
Il progetto ha preso in esame tutti i processi coinvolti per cercare di
offrire una soluzione completa:
fase di donazione, per il controllo dell’abbinamento sacca-donatore;
fasi di lavorazione e conservazione della sacca, per il controllo della
corretta apposizione dei dati sulla sacca e della sua esposizione a
temperature troppo elevate;
fase di richiesta di trasfusione, per l’identificazione certa
dell’identità del paziente da trasfondere e il conseguente abbinamento
sacca-paziente;
fase di trasfusione, per la verifica di identità del paziente e del
conseguente abbinamento sacca-paziente;
esito della trasfusione.
Osservazioni
Il problema della sicurezza nelle procedure in uso nei reparti delle
Aziende Ospedaliere è ovviamente di grande attualità, sia a livello
nazionale che mondiale. In particolare si tende sempre di più a cercare
di identificare e utilizzare tecnologie di ultima generazione che, in
supporto ed aggiunta alle procedure esistenti, garantiscano un maggior
controllo volto ad evitare un sempre possibile errore umano.
Una tecnologia, già ampiamente utilizzata in altri settori, che appare
particolarmente promettente in tal senso è l’identificazione RFID ad
alta frequenza (13,56 MHz, standard ISO 14443 e ISO 15693).
Le sue principali applicazioni medicali riguardano:
la somministrazione dei farmaci a bordo letto nei reparti
i laboratori di analisi
i centri trasfusionali
Gli obiettivi di questo progetto sono stati volti a sviluppare,
nell’ambito dei processi trasfusionali, un sistema prototipale di
controllo basato su questa tecnologia e realizzare una relativa fase di
sperimentazione.
Da notare che il sistema realizzato non è in sostituzione delle
procedure già in uso nel Centro Trasfusionale, basate su materiale
cartaceo e etichette con codici a barre, ma complementare ad esse, e
mantiene una gestione indipendente rispetto a quello che è il contesto
operativo preesistente.
La tecnologia RFID, oltre a caratteristiche di durata e versatilità ben
maggiori, consente, in qualsiasi momento, la scrittura o riscrittura di
dati sugli identificativi che accompagnano gli oggetti o le persone da
monitorare, permettendo quindi un ulteriore controllo ben più efficace,
volto sia ad evitare l’errore che a fornire informazioni di tipo
epidemiologico.
I numeri della sperimentazione
| Sacche utilizzate in fase di
donazione |
106 |
Sacche trasfuse in reparti
coperti da sperimentazione |
26
(24,5%) |
| Sacche trasfuse in altri reparti |
73
(68,9%) |
| Sacche ancora giacenti in
frigoemoteca |
4
(3,8%) |
Sacche non utilizzabili per
la fase di trasfusione |
3
(2,8%) |
Tabella
1. Riepilogo delle sacche utilizzate
Considerazioni finali
Il numero di test effettuati (vedi Tabella 1) pur non essendo
sicuramente elevatissimo è però sicuramente abbastanza rilevante per
dedurre alcune conclusioni.
In generale il bilancio complessivo che si può trarre è senz’altro
positivo: le procedure messe a punto si sono rivelate efficaci e
facilmente assimilabili dal personale addetto, il sistema utilizzato è
risultato completo ed affidabile sia dal punto di vista hardwareche da
quello software. In particolare i TAG MTSens ESM che costituiscono il
componente tecnologicamente più avanzato tra quelli utilizzati nella
sperimentazione hanno mostrato di soddisfare in pieno le esigenze di
affidabilità e robustezza alle sollecitazioni e il software sviluppato
si è dimostrato completo, robusto e stabile.
L’unica considerazione di rilievo emersa durante la sperimentazione (e
peraltro già ampiamente prevista e sottolineata in sede di progetto) è
la necessità di una piena integrazione tra il sistema messo a punto ed
il software gestionale presente ed utilizzato nel Centro Trasfusionale
in modo da consentire un ulteriore snellimento delle procedure
eliminando al contempo le inutili e pericolose duplicazioni di dati.