Nell’ambito
del Congresso Internazionale INNOPSY (Innovation in Psychiatry ), che si
tiene ogni due anni a Milano, e che ha convogliato in Italia i maggiori
nomi della Psichiatria Mondiale nelle edizioni precedenti su aspetti
particolarmente innovativi sulla ricerca e la prassi psichiatrica, a
partire da quest’anno è stato istituito un Premio “Lecture Award
INNOPSY 2008”, assegnato il 10 Dicembre al Prof .Robert Murray,
Direttore dell’Istituto di Psichiatria di Londra e Scienziato di fama
mondiale per i suoi studi sulle cause e il trattamento della
Schizofrenia.
In particolare il Prof .Murray svolgerà una Lettura fra i rapporti fra
Schizofrenia nei giovani e utilizzo di droghe di strada, cannabis,
cocaina, ecstasy. La sua ipotesi è che l’utilizzo continuativo di questa
sostanza aumenti significativamente il rischio di ammalarsi di
Schizofrenia nei soggetti geneticamente predisposti.
Ciò concorda con quanto rilevato dagli Psichiatri della Clinica
Psichiatrica della Fondazione IRCCS Ospedale Policlinico di Milano, dove
il 34.7% dei pazienti schizofrenici al primo episodio psicotico
risultavano abusare di sostanze. I pazienti che presentavano abuso di
sostanze risultavano inoltre significativamente più giovani rispetto ai
pazienti non abusatori.
Il poliabuso e’ stato riscontrato nel 56.4% dei casi. Le più comuni
sostanze di abuso erano rappresentate dai cannabinoidi nell’85.4 % dei
casi mentre la cocaina nel 37.5% dei casi.
I Pazienti ricoverati presso l’U.O. Psichiatria della Fondazione
Policlinico Mangiagalli per schizofrenia: circa 14 al mese (11 m, 3 f),
all'anno circa 170 pazienti (di cui 35 f, 130 m) da un bacino di utenza
che comprende zona 10, zona 13 e zona 1 di Milano (circa 300-400 mila
persone).
La maggior parte di questi pazienti sono cronici in scompenso (ricaduta)
sintomatologica.
I nuovi casi di schizofrenia (gli esordi, prima diagnosi) arrivati a
questo reparto negli ultimi 12 mesi contano circa 15 pz di cui 11 uomini
e 4 donne; 10 di questi 15 pazienti utilizzavano sostanze (cannabis in
primis, seguono cocaina, ecstasy).
Ricapitolando, dei 170 ricoveri per schizofrenia degli ultimi 12 mesi:
15 erano nuove diagnosi, 60 erano pazienti con più di 50 anni di età
(pazienti cronici), 50 erano pazienti cronici di età compresa fra 35 e
50 anni e il rimanente (circa 50 pz) giovani di età compresa tra i 20 e
i 35 anni.
Di questi pazienti, circa l'80-90% utilizza nicotina.
La malattia è di per se trasversale, colpisce cioè in tutti gli strati
sociali: visto il bacino di utenza della nostra struttura però (zona 10
e zona 13) è frequente il ricovero di pazienti di modesta collocazione
sociale, senza tetto o immigrati. Dalla zona 1 arrivano invece casi
provenienti da ambienti di media e alta borghesia, a confermare appunto
la trasversalità della patologia.
Abusano di sostanze soprattutto i pazienti di età compresa fra i 20 e i
35 (circa il 30-40%); la stragrande maggioranza utilizza cannabinoidi
(70-80%), il resto cocaina e alcol. Meno frequente l'utilizzo di
amfetamine.
Molto frequente, all'interno del pool di pazienti che abusano di
sostanze, l'utilizzo di più di una sostanza (cocaina + cannabis + alcol,
cocaina + amfetamine, cannabis + alcol...).
L’abuso di sostanze è presente nella gran parte dei pazienti al primo
episodio psicotico; solitamente è l’utilizzo di cannabis che, secondo
numerosi studi, avrebbe un ruolo importante (ma non sufficiente, nè
necessario) nell'accelerare il processo patologico e nel peggiorarne i
sintomi.
L'abuso di sostanze inoltre confonde spesso dei quadri psichiatrici
primari (ovvero presenti anche senza l'abuso di sostanze), rendendo più
difficile la diagnosi. Si parla di "doppia diagnosi" quando ci si trova
di fronte ad un paziente con diagnosi psichiatrica (schizofrenia,
disturbi di personalità....) e diagnosi di "abuso/dipendenza di/da
sostanze”.
L'abuso, oltre a velocizzare il processo di insorgenza della patologia,
peggiora anche la prognosi dei pazienti aggravandone i sintomi,
diminuendone la critica di malattia (la consapevolezza di essere
malati), aumentandone l'aggressività (e, in certi casi, la pericolosità
sociale) e peggiorandone la compliance terapeutica.
In particolare, sembrerebbe che l'utilizzo massiccio di cannabis
nell'adolescenza (14-20 anni) possa interferire con lo sviluppo
neuronale (ancora in atto a quell'età) e accelerare/causare lo sviluppo
della malattia; preoccupa quindi, in virtù di questo dato, il grave
aumento del consumo di sostanze fra i giovanissimi (14-18 anni appunto),
in particolare l'escalation nell'uso di cocaina e droghe sintetiche.
La schizofrenia presenta forti componenti ereditarie; non si tratta di
un'ereditarietà legata ad un singolo gene ma piuttosto di
un'ereditarietà poligenica (come per diabete...) in grado di portare a
situazioni differenti di rischio. Su queste diverse situazioni di
rischio (lieve, moderato, grave) agirebbero in sinergia l'ambiente
familiare, sociale e, come anticipato, l'utilizzo di sostanze causando,
in certi casi, lo sviluppo della patologia.
L'insorgenza di malattia si pone fra i 18 e i 25 anni per gli uomini e
fra i 23 e i 28 anni per le donne; sembra (anche da studi clinici
condotti presso la nostra struttura) che l'esordio di malattia sia più
precoce in pazienti con abuso di sostanze.
La terapia della schizofrenia si è concentrata fino a pochi anni fa sul
trattamento dell'episodio acuto (allucinazioni, deliri...) e molto poco
sul trattamento sul lungo periodo. Oggi la visione della patologia e del
suo trattamento è cambiata: l'obbiettivo è agire sul lungo termine,
prevenire le ricadute, rallentare il processo di deterioramento
cognitivo che si accompagna al processo patologico.
Recentemente si sono quasi del tutto abbandonati i farmaci più datati
(ancora utili solo nell'episodio acuto) in favore di farmaci di più
recente introduzione (i cosiddetti antipsicotici atipici) che
sembrerebbero in grado di garantire un migliore controllo della
patologia sul lungo periodo.
Fondamentale inoltre, sempre per quanto riguarda la gestione del
paziente a lungo termine, lo sviluppo e il potenziamento di strutture
riabilitative in grado di favorire il reinserimento socio-lavorativo dei
pazienti.