Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 12/12/2008

 

L’abuso di droghe aumenta significativamente il rischio di ammalarsi di Schizofrenia


Nell’ambito del Congresso Internazionale INNOPSY (Innovation in Psychiatry ), che si tiene ogni due anni a Milano, e che ha convogliato in Italia i maggiori nomi della Psichiatria Mondiale nelle edizioni precedenti su aspetti particolarmente innovativi sulla ricerca e la prassi psichiatrica, a partire da quest’anno è stato istituito un Premio “Lecture Award INNOPSY 2008”, assegnato il 10 Dicembre al Prof .Robert Murray, Direttore dell’Istituto di Psichiatria di Londra e Scienziato di fama mondiale per i suoi studi sulle cause e il trattamento della Schizofrenia.


In particolare il Prof .Murray svolgerà una Lettura fra i rapporti fra Schizofrenia nei giovani e utilizzo di droghe di strada, cannabis, cocaina, ecstasy. La sua ipotesi è che l’utilizzo continuativo di questa sostanza aumenti significativamente il rischio di ammalarsi di Schizofrenia nei soggetti geneticamente predisposti.
Ciò concorda con quanto rilevato dagli Psichiatri della Clinica Psichiatrica della Fondazione IRCCS Ospedale Policlinico di Milano, dove il 34.7% dei pazienti schizofrenici al primo episodio psicotico risultavano abusare di sostanze. I pazienti che presentavano abuso di sostanze risultavano inoltre significativamente più giovani rispetto ai pazienti non abusatori.
Il poliabuso e’ stato riscontrato nel 56.4% dei casi. Le più comuni sostanze di abuso erano rappresentate dai cannabinoidi nell’85.4 % dei casi mentre la cocaina nel 37.5% dei casi.

I Pazienti ricoverati presso l’U.O. Psichiatria della Fondazione Policlinico Mangiagalli per schizofrenia: circa 14 al mese (11 m, 3 f), all'anno circa 170 pazienti (di cui 35 f, 130 m) da un bacino di utenza che comprende zona 10, zona 13 e zona 1 di Milano (circa 300-400 mila persone).
La maggior parte di questi pazienti sono cronici in scompenso (ricaduta) sintomatologica.
I nuovi casi di schizofrenia (gli esordi, prima diagnosi) arrivati a questo reparto negli ultimi 12 mesi contano circa 15 pz di cui 11 uomini e 4 donne; 10 di questi 15 pazienti utilizzavano sostanze (cannabis in primis, seguono cocaina, ecstasy).
Ricapitolando, dei 170 ricoveri per schizofrenia degli ultimi 12 mesi:
15 erano nuove diagnosi, 60 erano pazienti con più di 50 anni di età (pazienti cronici), 50 erano pazienti cronici di età compresa fra 35 e 50 anni e il rimanente (circa 50 pz) giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni.

Di questi pazienti, circa l'80-90% utilizza nicotina.
La malattia è di per se trasversale, colpisce cioè in tutti gli strati sociali: visto il bacino di utenza della nostra struttura però (zona 10 e zona 13) è frequente il ricovero di pazienti di modesta collocazione sociale, senza tetto o immigrati. Dalla zona 1 arrivano invece casi provenienti da ambienti di media e alta borghesia, a confermare appunto la trasversalità della patologia.
Abusano di sostanze soprattutto i pazienti di età compresa fra i 20 e i 35 (circa il 30-40%); la stragrande maggioranza utilizza cannabinoidi (70-80%), il resto cocaina e alcol. Meno frequente l'utilizzo di amfetamine.
Molto frequente, all'interno del pool di pazienti che abusano di sostanze, l'utilizzo di più di una sostanza (cocaina + cannabis + alcol, cocaina + amfetamine, cannabis + alcol...).
L’abuso di sostanze è presente nella gran parte dei pazienti al primo episodio psicotico; solitamente è l’utilizzo di cannabis che, secondo numerosi studi, avrebbe un ruolo importante (ma non sufficiente, nè necessario) nell'accelerare il processo patologico e nel peggiorarne i sintomi.
L'abuso di sostanze inoltre confonde spesso dei quadri psichiatrici primari (ovvero presenti anche senza l'abuso di sostanze), rendendo più difficile la diagnosi. Si parla di "doppia diagnosi" quando ci si trova di fronte ad un paziente con diagnosi psichiatrica (schizofrenia, disturbi di personalità....) e diagnosi di "abuso/dipendenza di/da sostanze”.
L'abuso, oltre a velocizzare il processo di insorgenza della patologia, peggiora anche la prognosi dei pazienti aggravandone i sintomi, diminuendone la critica di malattia (la consapevolezza di essere malati), aumentandone l'aggressività (e, in certi casi, la pericolosità sociale) e peggiorandone la compliance terapeutica.
In particolare, sembrerebbe che l'utilizzo massiccio di cannabis nell'adolescenza (14-20 anni) possa interferire con lo sviluppo neuronale (ancora in atto a quell'età) e accelerare/causare lo sviluppo della malattia; preoccupa quindi, in virtù di questo dato, il grave aumento del consumo di sostanze fra i giovanissimi (14-18 anni appunto), in particolare l'escalation nell'uso di cocaina e droghe sintetiche.


La schizofrenia presenta forti componenti ereditarie; non si tratta di un'ereditarietà legata ad un singolo gene ma piuttosto di un'ereditarietà poligenica (come per diabete...) in grado di portare a situazioni differenti di rischio. Su queste diverse situazioni di rischio (lieve, moderato, grave) agirebbero in sinergia l'ambiente familiare, sociale e, come anticipato, l'utilizzo di sostanze causando, in certi casi, lo sviluppo della patologia.
L'insorgenza di malattia si pone fra i 18 e i 25 anni per gli uomini e fra i 23 e i 28 anni per le donne; sembra (anche da studi clinici condotti presso la nostra struttura) che l'esordio di malattia sia più precoce in pazienti con abuso di sostanze.


La terapia della schizofrenia si è concentrata fino a pochi anni fa sul trattamento dell'episodio acuto (allucinazioni, deliri...) e molto poco sul trattamento sul lungo periodo. Oggi la visione della patologia e del suo trattamento è cambiata: l'obbiettivo è agire sul lungo termine, prevenire le ricadute, rallentare il processo di deterioramento cognitivo che si accompagna al processo patologico.
Recentemente si sono quasi del tutto abbandonati i farmaci più datati (ancora utili solo nell'episodio acuto) in favore di farmaci di più recente introduzione (i cosiddetti antipsicotici atipici) che sembrerebbero in grado di garantire un migliore controllo della patologia sul lungo periodo.
Fondamentale inoltre, sempre per quanto riguarda la gestione del paziente a lungo termine, lo sviluppo e il potenziamento di strutture riabilitative in grado di favorire il reinserimento socio-lavorativo dei pazienti.

 

 






 
 
 
 

  



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