 |
|
Adriana Albini -
Resp. Ricerca Oncologica
IRCCS Multimedica
Sesto San Giovanni,
Milano |
|
Il fatto che i raggi ultravioletti siano annoverati tra i cancerogeni e
che alcuni tumori, come i melanomi e i carcinomi a cellule basali,
aumentino con una prolungata esposizione al sole, ci hanno fatto spesso
classificare il sole come un nemico in oncologia.
Alla conferenza mondiale dell'Associazione Americana per la Ricerca sul
Cancro (AACR) "Frontiere nella prevenzione del Cancro", che si è
appena conclusa a Washington, il sole è stato "riabilitato" ed è stato
rilanciato il concetto che i raggi solari possano essere alleati per la
salute.
In alcune malattie, a dire il vero le più disparate, i raggi
ultravioletti svolgono un'azione preventiva o addirittura terapeutica.
Un tempo i benefici del sole erano noti in modo empirico e l'elioterapia
ha avuto periodi storici di gran moda. Tra leggenda, superstizione e
realtà si sa sicuramente che il rachitismo, un tempo diffuso tra i
bambini indigenti, era correlato all'assenza di esposizione a sole ed
aria aperta e alla dieta povera.
Effetti antinfiammatori
L'esposizione della pelle ai raggi solari non ha solo proprietà
antisettiche ed antinfiammatorie ma è la principale fonte di induzione
di vitamina D nel nostro organismo; la deficienza di vitamina D è la
causa principale del rachitismo.
Al convegno internazionale è stato sottolineato come nel terzo millennio
vi sia una situazione crescente di ipovitaminosi D. Studi epidemiologici
associano un minor contenuto di vitamina D nell'organismo umano alle
basse latitudini, dove i raggi solari arrivano più indiretti, e
d'inverno.
L'associazione tra raggi solari, vitamina D e prevenzione del cancro
(non cutaneo) e altre malattie non è ancora ben definita
statisticamente, quindi tutto va preso con la dovuta cautela, ma ha
aspetti interessanti.
Ad esempio, circolano ipotesi che bassi livelli di vitamina D possano
aumentare il rischio di artrite reumatoide, sclerosi multipla, e
addirittura malattie cardiovascolari. Inoltre la capacità della vitamina
D di fissare il calcio alle ossa si rivela un'arma possibile anche
contro l'osteoporosi.
Apparentemente, in alcuni casi il rischio di cancro è associato a
livelli di vitamina D inferiori a 25mcg nel nostro organismo. Per
superarli, dovremmo prendere 1.000 IU al giorno, o prendere regolarmente
il sole. Intendiamoci: la prolungata esposizione, magari alla ricerca
dell'abbronzatura super, fa male e, ripetiamo, aumenta i tumori della
pelle. Per avere una buona produzione di vitamina D endogena però
bastano da 5 a 10 minuti, sulle braccia e gambe, almeno tre volte alla
settimana. Questo è vero d'estate e nei paesi del sud, perché se il sole
ci arriva solo...di striscio, la vitamina D si produce meno, tanto è
vero che l'ipovitaminosi è più diffusa nei paesi nordici.
Precursori della D
Il sistema della vitamina D è complesso. Intanto ne esistono diverse
forme e metaboliti. La Vitamina D3 o Colecalciferolo viene prodotta per
il 90% nella pelle colpita dagli UV solari e solo il 10% deriva dalla
dieta. Il Colecalciferolo deve subire delle modificazioni prima di
essere attivo. A livello del fegato avviene un'idrossilazione in
posizione 25 da parte di una idrossilasi epatica. Il prodotto è una
25-OH-vitamina D3 che controlla a sua volta la 25-idrossilasi epatica.
Questo permette di regolare le quantità circolanti di 25-OH-vitamina D3
indipendentemente dalla disponibilità di Vit D3, rendendo difficile un'
"intossicazione" da vitamina D se non a livelli alti. La 25-OH-vitamina
D3 viene a sua volta idrossilata in posizione 1 da una alfa idrossilasi
renale e trasformata in 1,25-(OH)2-D3 o calcitriolo, il metabolita
attivo della vitamina D3. Questo metabolita facilita l'assorbimento
intestinale di calcio e la fissazione di calcio e fosfati nell'osso. Il
risultato è un aumento della calcemia, che può essere a certi livelli
negativa, e quindi va sorvegliata. La quantità di calcitriolo prodotta è
regolamentata dal paratormone (PTH).
L'aumento della calcemia indotto dal calcitriolo inibisce a sua volta la
produzione del PTH, in un circuito autoregolatorio. Il metabolita attivo
esercita la sua azione attraverso un recettore specifico, noto con la
sigla VDR (Vitamin D receptor). Questo recettore regola la funzione
della vitamina D. Si è scoperto che esistono dei polimorfismi di questo
recettore nella popolazione. E' dunque importante, negli studi clinici
riguardanti la vitamina D, associare la conoscenza dello status del
recettore.
Metabolismo del calcio
Un'indagine su 16.818 partecipanti di 17 anni e più, seguiti dal
1988-1994 al 2000 nel terzo "National Health and Nutrition Examination
Survey" è stato da poco pubblicata da Freedman DM, e altri del National
Cancer Institute americano. Lo studio suggerisce che la mortalità per
cancro colorettale sia inversamente correlata ai livelli serici di
25(OH) vitamina D. Livelli di 80 nmol/L o più alti erano associati con
una riduzione del rischio del 72% se confrontati a quelli inferiori a 50
nmol/L. Simili risultati sono stati ottenuti per il cancro al colon
sulla popolazione giapponese.
Finora i dati relativi ai tumori di prostata e seno sono invece
preliminari. Carlo LaVecchia e collaboratori hanno riportato su Annals
of Oncology uno studio su 2.569 donne che dimostra che per livelli di
vitamina D superiori al settimo decile di una scala di concentrazioni,
vi era una correlazione inversa al cancro (ovvero, più vitamina D=meno
cancro).
L'International Journal of Cancer ha pubblicato a novembre dati più
complessi dal punto di vista molecolare nell'analisi di incidenza di
tumore colorettale, che uniscono all'assunzione di vitamina D e calcio
con la dieta l'analisi di 4 polimorfismi del recettore VDR.
Al sole con prudenza
La vitamina D, ricordiamolo, è presente anche nella dieta: latte, burro,
tonno, salmone, fegato, olio di fegato di pesce (un tempo usato come
medicina), ostriche e tuorlo d'uovo, alimenti spesso ricchi di
colesterolo.
Dunque le conclusioni sono: il sole fa bene, ma se preso a piccole dosi.
Per indurre la vitamina D necessaria bastano braccia e gambe e per una
decina di minuti al giorno; il sole estivo diretto è più attivo. Evitare
la lunga esposizione e le scottature per il rischio di melanomi e
basoteliomi.