La
tecnologia sempre più sofisticata e innovativa da un lato, la capacità
di diagnosi preventiva sempre più accurata, grazie anche allo sviluppo
dello studio della genetica e dell’ingegneria cellulare dall’altro,
stanno cambiando profondamente il lavoro dei cardiologi di tutto il
mondo. Non solo controllori di funzioni, dati ed informazioni raccolte
da dispositivi impiantabili intelligenti in grado di erogare la corretta
terapia al paziente, ma proprio in virtù di essi, maggiormente dediti
alla valutazione degli aspetti clinici.
E’ questa la realtà con la quale gli oltre 2000 cardiologi provenienti
da tutto il mondo si stanno confrontando a Roma nell’ambito del XIII
International Symposium on Progress in Clinical Pacing. Il biennale
appuntamento romano riveste quest’anno una particolare importanza in
quanto viene oggi presentato in anteprima mondiale un nuovissimo
defibrillatore impiantabile (ICD) che rivoluziona le capacità
diagnostiche e terapeutiche di tali dispositivi.
AnalyST™ è il nome di questo nuovissimo ICD dotato della funzione di
monitoraggio del tratto ST dell’elettrocardiogramma presentato oggi a
Roma a livello mondiale. Questa funzione, in aggiunta al consueto
controllo ed intervento degli ICD sulle aritmie maligne, offre il
monitoraggio continuativo del segnale elettrico del tratto ST che è
normalmente utilizzato quale indicatore di possibili eventi ischemici.
Infatti, la variazione di questa porzione del tracciato elettrico è
correlabile a modifiche della normale attività elettrica cardiaca dovuta
a fenomeni di natura emodinamica.
“La valenza di questa tecnologia è enorme. Basti pensare che molti
pazienti diabetici – già portatori di ICD, vanno frequentemente incontro
a fenomeni ischemici anche gravi e spesso silenti. Oltre il 70% dei
portatori di defibrillatore sono affetti anche da malattie e disturbi
alle coronarie. Questa tecnologia permette di unire i vantaggi del
controllo elettrico a quelli del controllo emodinamico. Costituisce una
forte evoluzione cui presto si affiancheranno altri significativi
sviluppi” ha dichiarato il prof. Massimo Santini, Direttore
del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Ospedale San Filippo Neri
di Roma e Presidente del congresso.
La nuova tecnologia permetterà di individuare particolari situazioni
cliniche altrimenti non rilevabili rinviando ad approfondimenti
diagnostici eventualmente necessari.
Si calcola che in Italia siano circa un milione le persone affette da
disturbi del ritmo cardiaco. Il congresso romano offre anche l’occasione
per un confronto aperto sulle prospettive che la genetica offre nello
screening precoce delle malattie cardiache e, in un futuro prossimo,
nella prevenzione di gravi patologie cardiache anche ereditarie. “La
sfida che abbiamo innanzi a noi è sia tecnologica sia medica”
dichiara Santini. “A breve potremo dotarci di dispositivi
impiantabili senza cateteri, sottocutanei. Un vantaggio per il paziente,
anche in termini di sicurezza e minore invasività. Inoltre, sarà
possibile unire nella stessa tecnologia capacità di ascolto del cuore
sia per la funzione elettrica sia emodinamica. Infine, apparecchi
impiantabili che siano anche in grado di erogare farmaci mirati
direttamente nel cuore e l’utilizzo di cellule staminali per la
ricostruzione del sistema elettrico del cuore” conclude Santini.
Il congresso di Roma permette anche di fare il punto sulle più avanzate
metodiche per la cura della fibrillazione atriale attraverso
l’ablazione. A Roma sono presentate le più complesse tecnologie di
mappature tridimensionale elettrica del cuore, supporto indispensabile
per l’identificazione della sezione di tessuto cardiaco interessata dal
malfunzionamento elettrico e successivamente trattabile in loco con
ablazione.
L’alta specializzazione necessaria per questo tipo di intervento,
insieme alla necessità di apparecchiature di alta tecnologia, rendono
questa metodica ancora poco sviluppata. Si calcola che in tutta Italia
vengono realizzati oltre 6000 interventi ogni anno.
Le aritmie rappresentano circa il 35% di tutte le malattie
cardiovascolari. I progressi tecnologici hanno permesso lo sviluppo di
tecniche non farmacologiche che, a differenza dei farmaci, sono in grado
di guarire in una significativa percentuale di casi i pazienti aritmici.
L’ablazione transcatetere mediante radiofrequenza rappresenta la tecnica
principe di queste nuove soluzioni terapeutiche, oggi grazie alle nuove
tecniche di mappaggio utilizzabile in tutte le forme di aritmia,
compresa la fibrillazione atriale. L’ablazione della fibrillazione
atriale rappresenta la nuova frontiera non solo per lo sviluppo di
tecnologie e metodiche operatorie minimamente invasive sempre più
all’avanguardia, ma anche per la sostenibilità economica dell’assistenza
sanitaria. “Questa aritmia, infatti, grava sull’economia sanitaria,
considerando l’alto tasso di morbilità e di mortalità. La possibilità di
curarla definitivamente rappresenta quindi anche un risparmio
economico-sanitario, riducendo nel tempo ricoveri e costi connessi”
ha sottolineato Santini.