Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 05/12/2008

 

Nuove frontiere della cura del cuore


La tecnologia sempre più sofisticata e innovativa da un lato, la capacità di diagnosi preventiva sempre più accurata, grazie anche allo sviluppo dello studio della genetica e dell’ingegneria cellulare dall’altro, stanno cambiando profondamente il lavoro dei cardiologi di tutto il mondo. Non solo controllori di funzioni, dati ed informazioni raccolte da dispositivi impiantabili intelligenti in grado di erogare la corretta terapia al paziente, ma proprio in virtù di essi, maggiormente dediti alla valutazione degli aspetti clinici.

E’ questa la realtà con la quale gli oltre 2000 cardiologi provenienti da tutto il mondo si stanno confrontando a Roma nell’ambito del XIII International Symposium on Progress in Clinical Pacing. Il biennale appuntamento romano riveste quest’anno una particolare importanza in quanto viene oggi presentato in anteprima mondiale un nuovissimo defibrillatore impiantabile (ICD) che rivoluziona le capacità diagnostiche e terapeutiche di tali dispositivi.

AnalyST™ è il nome di questo nuovissimo ICD dotato della funzione di monitoraggio del tratto ST dell’elettrocardiogramma presentato oggi a Roma a livello mondiale. Questa funzione, in aggiunta al consueto controllo ed intervento degli ICD sulle aritmie maligne, offre il monitoraggio continuativo del segnale elettrico del tratto ST che è normalmente utilizzato quale indicatore di possibili eventi ischemici. Infatti, la variazione di questa porzione del tracciato elettrico è correlabile a modifiche della normale attività elettrica cardiaca dovuta a fenomeni di natura emodinamica.

“La valenza di questa tecnologia è enorme. Basti pensare che molti pazienti diabetici – già portatori di ICD, vanno frequentemente incontro a fenomeni ischemici anche gravi e spesso silenti. Oltre il 70% dei portatori di defibrillatore sono affetti anche da malattie e disturbi alle coronarie. Questa tecnologia permette di unire i vantaggi del controllo elettrico a quelli del controllo emodinamico. Costituisce una forte evoluzione cui presto si affiancheranno altri significativi sviluppi” ha dichiarato il prof. Massimo Santini, Direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Ospedale San Filippo Neri di Roma e Presidente del congresso.

La nuova tecnologia permetterà di individuare particolari situazioni cliniche altrimenti non rilevabili rinviando ad approfondimenti diagnostici eventualmente necessari.

Si calcola che in Italia siano circa un milione le persone affette da disturbi del ritmo cardiaco. Il congresso romano offre anche l’occasione per un confronto aperto sulle prospettive che la genetica offre nello screening precoce delle malattie cardiache e, in un futuro prossimo, nella prevenzione di gravi patologie cardiache anche ereditarie. “La sfida che abbiamo innanzi a noi è sia tecnologica sia medica” dichiara Santini. “A breve potremo dotarci di dispositivi impiantabili senza cateteri, sottocutanei. Un vantaggio per il paziente, anche in termini di sicurezza e minore invasività. Inoltre, sarà possibile unire nella stessa tecnologia capacità di ascolto del cuore sia per la funzione elettrica sia emodinamica. Infine, apparecchi impiantabili che siano anche in grado di erogare farmaci mirati direttamente nel cuore e l’utilizzo di cellule staminali per la ricostruzione del sistema elettrico del cuore” conclude Santini.

Il congresso di Roma permette anche di fare il punto sulle più avanzate metodiche per la cura della fibrillazione atriale attraverso l’ablazione. A Roma sono presentate le più complesse tecnologie di mappature tridimensionale elettrica del cuore, supporto indispensabile per l’identificazione della sezione di tessuto cardiaco interessata dal malfunzionamento elettrico e successivamente trattabile in loco con ablazione.
L’alta specializzazione necessaria per questo tipo di intervento, insieme alla necessità di apparecchiature di alta tecnologia, rendono questa metodica ancora poco sviluppata. Si calcola che in tutta Italia vengono realizzati oltre 6000 interventi ogni anno.

Le aritmie rappresentano circa il 35% di tutte le malattie cardiovascolari. I progressi tecnologici hanno permesso lo sviluppo di tecniche non farmacologiche che, a differenza dei farmaci, sono in grado di guarire in una significativa percentuale di casi i pazienti aritmici. L’ablazione transcatetere mediante radiofrequenza rappresenta la tecnica principe di queste nuove soluzioni terapeutiche, oggi grazie alle nuove tecniche di mappaggio utilizzabile in tutte le forme di aritmia, compresa la fibrillazione atriale. L’ablazione della fibrillazione atriale rappresenta la nuova frontiera non solo per lo sviluppo di tecnologie e metodiche operatorie minimamente invasive sempre più all’avanguardia, ma anche per la sostenibilità economica dell’assistenza sanitaria. “Questa aritmia, infatti, grava sull’economia sanitaria, considerando l’alto tasso di morbilità e di mortalità. La possibilità di curarla definitivamente rappresenta quindi anche un risparmio economico-sanitario, riducendo nel tempo ricoveri e costi connessi” ha sottolineato Santini.

 

 






 
 
 
 

  



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