"Il
testosterone assunto come doping è dannoso per la salute riproduttiva e
sessuale degli atleti". E' l'allarme lanciato al congresso degli
andrologi Italiani ed Europei, svoltosi recentemente a Roma. E sembra
anche che la sfera riproduttiva e sessuale possano essere alterate in
funzione del tipo di sport praticato e dell'intensità dell'allenamento.
"Dal 5 al 30% degli atleti che assumono testosterone e altri steroidi
androgeni anabolizzanti", afferma il Luigi Di Luigi,
endocrinologo romano esperto di danni da doping, "a parte le
alterazioni del liquido seminale riferisce disturbi del desiderio
sessuale e dell'erezione".
Ma il danno sessuale sembra aumentare con l'impegno agonistico.
"Negli atleti praticanti attività ad elevato impegno, una inibizione
fisiologica del comportamento sessuale è correlata alla produzione di
ormoni da stress anti-gonadici, come cortisolo e catecolamine", dice
il professor Di Luigi.
E' noto comunque che gli anabolizzanti rappresentano un pericolo per
fegato, prostata, e danneggiano il tessuto muscolare. Nei giovani pre o
appena post puberi invece il pericolo è maggiore rappresentato da una
accelerata maturazione scheletrica con arresto prematuro della crescita
mentre nelle ragazze comporta irsutismo e irregolarità mestruali.
Eppure il fenomeno del doping non accenna a diminuire. Lo scorso anno in
Italia, su 1500 controlli in tutte le Federazioni sportive, escluse le
serie A e B di tutti gli sport praticati, il 2,4% degli atleti è
risultato positivo ai test antidoping, un dato di sostanziale stabilità
rispetto all'anno precedente. Tra le varie classi di sostanze
riscontrate, la più diffusa è stata quella dei cannabinoidi (32,5%),
diuretici (20%), dai corticosteoridi (10%), dagli anabolizzanti (7,5%),
dalle sostanze attive sul sistema ormonale quali la hCG - gonadotropina
corionica (5%), i betablocanti e gli antiestrogeni (2,5%).