Ancora
punto G, misterioso e controverso elemento femminile, nascosto tra le
pieghe del corpo e della mente, inesistente per molti, che lo paragonano
ad un "Ufo" dell'anatomia umana, e, per altri, una vera e propria entità
in grado di dare piacere. Se ne è di nuovo discusso durante la settimana
di scienza romana che ha unito l'8 congresso degli andrologi italiani (Siams)
e il 5 di quelli europei, organizzati entrambi dal professor Andrea
Lenzi, presidente della Società di Andrologia e Medicina Sessuale.
Mito o realtà
Il punto G è conosciuto come "punto della beatitudine" (Saspandana)
dalla cultura tantrica, il "bottone" del piacere ai tempi di Aristotele,
come "un'area della parete anteriore della vagina che si ingrossa
durante la stimolazione sessuale" dal sessuologo tedesco Ernst
Grafenberg, da cui prese il nome. Ma la notorietà internazionale,
assieme alle polemiche, arrivò con il best-seller "The G Spot".
Masters e Johnson furono i primi a dire che il punto G è
solo "un mito". Per Terence Hines, psicologo americano, il punto
G è l'"Ufo" della ginecologia. Ma ora arrivano deduzioni di segno
opposto: il professor Emanuele Jannini, dell'Università
dell'Aquila, assieme al professor Andrea Lenzi, lo ha addirittura
fotografato in una zona della parete anteriore della vagina, al di sotto
dell'uretra, nel punto di congiunzione tra il primo e il secondo terzo
della vagina, proprio dove Grafemberg lo aveva individuato. Qui sono
state reperite numerose ghiandole di Skene, la cosiddetta prostata
femminile, con un alto livello di fosfodiesterasi di tipo 5, il
principale mediatore chimico dell'erezione maschile.
"Quando stimolato si gonfia fino ad assumere la forma di una piccola
massa lievemente sporgente", dice Andrea Lenzi, "e
continuando, l'utero comincia a contrarsi fino a produrre un orgasmo
particolare, accompagnato dalla produzione di liquido chiaro che le
analisi hanno rivelato essere simile a quello prostatico. Per questo si
pensa che si possa trattare di un abbozzo di prostata, presente anche
nelle donne".
Nuova ricerca
Sembra che le donne provviste del punto G siano più di quanto previsto.
Il professor Emanuele Jannini annuncia che "a breve partirà
uno studio multicentrico europeo" per verificare l'incidenza del
punto G nelle donne. Ma alla domanda di come, in pratica, lo si possa
scoprire, Jannini risponde: "Il primo strumento terapeutico per una
donna è... lo specchio. Ma il vero punto G è nel cervello: la vagina, il
clitoride sono solo le porte del piacere. Solo quando ci sono dubbi e
incertezze c'è l'ecografia. Altrimenti basta la passione".