Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 02/12/2008

 

80 anni di ricerca e cura al servizio del paziente


Con i saluti e l’introduzione del Presidente, Carlo Borsani e gli interventi su organizzazione e risultati nella cura e nella ricerca del Direttore Generale, Alberto Scanni, e del Direttore Scientifico, Marco Pierotti, si sono aperti i lavori, nella storica sede di via Venezian, per celebrare gli 80 anni di attività di ricerca e cura dell’Istituto Nazionale dei Tumori, oggi Fondazione di diritto pubblico ed Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico,.
Sono poi intervenute le Autorità che con la loro presenza hanno contribuito a sottolineare l’importanza di questo 80° anniversario per le comunità che rappresentano, a partire da Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia. Sono poi intervenuti: Francesca Corso, Assessore ai Diritti dei Cittadini della Provincia di Milano, in rappresentanza del Presidente Filippo Penati, Giampaolo Landi di Chiavenna, Assessore alla Salute del Comune di Milano e Luciano Bresciani, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia. Tra gli ospiti anche il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Giulio De Capitani, assieme ad un lungo elenco di illustri clinici e ricercatori che all’Istituto Nazionale dei Tumori si è formata, e ha positivamente contaminato con il proprio sapere le istituzioni oncologiche nazionali ed internazionali.
Ha poi preso la parola il prof. Mauro Ferrari, dell’Università del Texas, considerato il padre fondatore della nano-medicina, con una relazione su ‘Le nanotecnologie nella ricerca e nella cura dei tumori nel XXI secolo’.
Al termine, dopo la consegna di una targa-ricordo al prof. Ferrari da parte del Direttore Scientifico dell’INT, Marco Pierotti, sono state consegnate sei pergamene a Carina Baruta, infermiera in pensione, Renato Dal Compare, presidente dell’Associazione dei donatori di sangue dell’INT, Marco Fiore, giovane ricercatore, Sylvie Ménard, già direttrice del dipartimento di Oncologia Sperimentale, Madre Superiora Suor Massimina e Pinuccia Valagussa, che per anni ha coordinato l’Ufficio Studi clinici e controllati .


“La storia di questi 80 anni – ha ricordato il Presidente Carlo Borsani - dell’Istituto Nazionale dei Tumori si sovrappone, anche se non in modo esclusivo, alla storia delle diverse discipline che caratterizzano l’oncologia italiana e non solo. Il prof. Gianni Bonadonna ed il prof. Umberto Veronesi, qui misero a punto le cure chemioterapiche e le tecniche operatorie, ancor oggi in tutto il mondo utilizzate con successo, per contrastare il tumore al seno. Qui hanno sviluppato le loro discipline i compianti prof. Vittorio Ventafridda, che è stato un pioniere mondiale delle cure palliative e della terapia del dolore ed il prof. Marcello Tamburini, caposcuola della psiconcologia italiana”. “L’Istituto Nazionale dei Tumori - ha aggiunto Carlo Borsani - non vive, però, solo dei ricordi e degli allori passati. Lo testimoniano i risultati nella ricerca e nella clinica ampiamente pubblicati sulle più prestigiose ed autorevoli riviste scientifiche internazionali e ripresi dai media non specializzati. Lo testimoniano anche le collaborazioni scientifiche in essere con i più importanti Centri oncologici mondiali. Ma, soprattutto, lo testimonia la fiducia che ripongono in noi i pazienti che vengono a farsi curare in via Venezian, oltre 13mila nel 2007, di cui circa il 40% provenienti da altre regioni italiane ed, anche dall’estero”. “L’Istituto Nazionale dei Tumori - ha concluso Carlo Borsani - ha potuto da sempre contare nel perseguire i suoi scopi di ricerca e cura, e nel conseguire i suoi successi, su un rapporto simbiotico con la città di Milano, che si è sempre riconosciuta nell’attività che qui viene svolta. Ai cittadini di Milano e alle Istituzioni milanesi chiediamo di continuare a restarci vicini per dare speranza e futuro a chi deve combattere quello che resta, anche in questo scorcio di millennio, il ‘male del secolo’ ed, allo stesso tempo, dare speranza e prospettive migliori a chi quotidianamente è impegnato a ricercare soluzioni sempre più avanzate per una migliore e più aggiornata cura ed assistenza nella lotta ai tumori”.

“Qui chi dirige
- ha poi ricordato il Direttore Generale dell’INT, Alberto Scanni - ha il dovere di lavorare per salvaguardare i dovuti meriti e la gratitudine a chi ha aperto strade ma, nello stesso tempo, di creare le condizioni perché tutti i clinici e i ricercatori possano poter dare il meglio. E’ per questo che, tra le varie iniziative in corso, abbiamo provveduto alla stabilizzazione di alcuni operatori, aumentato il numero delle sale operatorie, dato grande impulso alla realizzazione del polo di ricerca di via Amedeo e reso operativo il Tecnology Transfer Office, ufficio per la promozione e la realizzazione di brevetti frutto della nostra ricerca. E’ quest’ultima una strada molto importante per noi giacché stiamo cercando di creare organiche ed etiche partnership con l’industria. Un istituto come il nostro, faro della ricerca internazionale, non deve però solo ricercare e curare al meglio, ma deve, per essere eccellente, prendersi cura ‘a tutto tondo’ del malato, impegnandosi nell’area della accoglienza, dell’ accompagnamento, della comunicazione e della salvaguardia di tutti i valori della persona che vanno oltre il semplice trattamento dell’organo malato. Da qui la realizzazione di una ‘Scuola per l’educazione delle famiglie alla assistenza del malato oncologico’ in collaborazione con Fondazione Floriani e la valorizzazione del volontariato nella accoglienza e nell’accompagnamento in collaborazione con la Lilt”.
“La Ricerca in questo Istituto
– ha sua volta sottolineato il Direttore Scientifico dell’INT, Marco Pierotti - è caratterizzata da: Qualità, Innovazione ed Etica. La Qualità è testimoniata dal numero e dal contenuto scientifico della pubblicazioni qui prodotte il cui indicatore, il fattore di impatto, e costantemente cresciuto nel tempo, facendo quest’anno segnare, ancora prima della sua conclusione, il record storico con circa 1900 punti. L’Innovazione è rappresentata in molti settori e posso quindi citare solo alcuni esempi: la chirurgia conservativa d’organo e funzione, nei tumori solidi, nel trapianto di fegato, nei tumori del retto, nel melanoma, in diversi tipi di sarcomi e nell’aggressione chirurgica di tumori peritoneali diffusi quali il mesotelioma. Per i tumori ematopoietici o del sangue, le sofisticate metodologie di vaccinazione cellulare e di trapianto di cellule dal midollo osseo, che spesso portano a guarigione eliminando completamente la malattia. L’Etica, ricordo che proprio in questo Istituto sono nati i primi Comitati Etici a tutela del paziente, per una Ricerca per e non contro il paziente stesso. In ambito etico quello che è caratterizzante è il percorso qui realizzato con la continua ricerca per il miglioramento delle Cure Palliative, della Terapia del Dolore e delle modalità di gestione dell’Hospice. Il progresso in questi tre momenti di un accompagnamento doloroso, ha portato praticamente ad un azzeramento di richieste di eutanasia da parte dei pazienti terminali. Questi valori sono stati pienamente apprezzati dalla nostra Regione che ha attribuito all’Istituto il ruolo di Ente attuatore e a questa Direzione Scientifica il compito di coordinamento scientifico della Rete Oncologica Lombarda”.
Il prof. Mauro Ferrari nello spiegare l’attualità ed i diversi utilizzi delle nanotecnologie nella cura e nella diagnosi dei tumori, ha illustrato le diverse fasi attraverso cui è passato lo sviluppo di questa disciplina, ed ha ricordato che uno dei primi utilizzi di una nano-medicina fu proprio grazie alla scoperta, realizzata in collaborazione tra l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Mario Negri, della adriamicina come farmaco anticancro, ora di vastissimo uso in tutto il mondo, seppur con controindicazioni.
“Il nostro laboratorio – ha concluso il prof. Mauro Ferrari - ha contribuito allo sviluppo di nanomedicine della prima e seconda generazione. Ora siamo impegnati nella nuova frontiera: l’individualizzazione della terapia tramite lo sviluppo di nanosistemi della terza generazione. Il problema centrale è che ogni nanoparticella, così come ogni farmaco convenzionale, è riconosciuto dal corpo come un invasore estraneo, che il corpo tenta di distruggere, inattivare, eliminare o sequestrare tramite una complessa e magnifica serie di azioni, che chiamiamo collettivamente ‘barriere biologiche’. Così come per portare l’uomo sulla Luna i nostri colleghi della NASA hanno fatto ricorso a vettori multistadio, anche noi nella lotta contro il cancro abbiamo riconosciuto che, per giungere selettivamente ai tumori nella loro grandissima diversità, dobbiamo utilizzare veicoli multistadio (la terza generazione della nanomedicina) capaci di evadere queste barriere sequenziali, e di riconoscere nel contempo l‘obbiettivo canceroso su cui indirizzare l’azione distruttrice. Le barriere biologiche sono diverse in diverse persone, e si modificano nel corso della malattia; questo fornisce un ulteriore ostacolo, ma anche una dimensione ulteriore per l’individualizzazione della terapia. Ormai è chiaro che per avere successo contro il cancro l’individualizzazione della terapia è non solo un buona idea: è un’assoluta necessità”.
 

 

 






 
 
 
 

  



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