Con i saluti e
l’introduzione del Presidente, Carlo Borsani e gli interventi su
organizzazione e risultati nella cura e nella ricerca del Direttore
Generale, Alberto Scanni, e del Direttore Scientifico, Marco
Pierotti, si sono aperti i lavori, nella storica sede di via
Venezian, per celebrare gli 80 anni di attività di ricerca e cura
dell’Istituto Nazionale dei Tumori, oggi Fondazione di diritto pubblico
ed Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico,.
Sono poi intervenute le Autorità che con la loro presenza hanno
contribuito a sottolineare l’importanza di questo 80° anniversario per
le comunità che rappresentano, a partire da Roberto Formigoni,
Presidente della Regione Lombardia. Sono poi intervenuti: Francesca
Corso, Assessore ai Diritti dei Cittadini della Provincia di Milano,
in rappresentanza del Presidente Filippo Penati, Giampaolo
Landi di Chiavenna, Assessore alla Salute del Comune di Milano e
Luciano Bresciani, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia.
Tra gli ospiti anche il Presidente del Consiglio Regionale della
Lombardia, Giulio De Capitani, assieme ad un lungo elenco di illustri
clinici e ricercatori che all’Istituto Nazionale dei Tumori si è
formata, e ha positivamente contaminato con il proprio sapere le
istituzioni oncologiche nazionali ed internazionali.
Ha poi preso la parola il prof. Mauro Ferrari, dell’Università
del Texas, considerato il padre fondatore della nano-medicina, con una
relazione su ‘Le nanotecnologie nella ricerca e nella cura dei tumori
nel XXI secolo’.
Al termine, dopo la consegna di una targa-ricordo al prof. Ferrari da
parte del Direttore Scientifico dell’INT, Marco Pierotti, sono state
consegnate sei pergamene a Carina Baruta, infermiera in pensione,
Renato Dal Compare, presidente dell’Associazione dei donatori di
sangue dell’INT, Marco Fiore, giovane ricercatore, Sylvie
Ménard, già direttrice del dipartimento di Oncologia Sperimentale,
Madre Superiora Suor Massimina e Pinuccia Valagussa, che per anni
ha coordinato l’Ufficio Studi clinici e controllati .
“La storia di questi 80 anni – ha ricordato il Presidente
Carlo Borsani - dell’Istituto Nazionale dei Tumori si sovrappone,
anche se non in modo esclusivo, alla storia delle diverse discipline che
caratterizzano l’oncologia italiana e non solo. Il prof. Gianni
Bonadonna ed il prof. Umberto Veronesi, qui misero a punto le cure
chemioterapiche e le tecniche operatorie, ancor oggi in tutto il mondo
utilizzate con successo, per contrastare il tumore al seno. Qui hanno
sviluppato le loro discipline i compianti prof. Vittorio Ventafridda,
che è stato un pioniere mondiale delle cure palliative e della terapia
del dolore ed il prof. Marcello Tamburini, caposcuola della
psiconcologia italiana”. “L’Istituto Nazionale dei Tumori - ha
aggiunto Carlo Borsani - non vive, però, solo dei ricordi e degli
allori passati. Lo testimoniano i risultati nella ricerca e nella
clinica ampiamente pubblicati sulle più prestigiose ed autorevoli
riviste scientifiche internazionali e ripresi dai media non
specializzati. Lo testimoniano anche le collaborazioni scientifiche in
essere con i più importanti Centri oncologici mondiali. Ma, soprattutto,
lo testimonia la fiducia che ripongono in noi i pazienti che vengono a
farsi curare in via Venezian, oltre 13mila nel 2007, di cui circa il 40%
provenienti da altre regioni italiane ed, anche dall’estero”.
“L’Istituto Nazionale dei Tumori - ha concluso Carlo Borsani - ha
potuto da sempre contare nel perseguire i suoi scopi di ricerca e cura,
e nel conseguire i suoi successi, su un rapporto simbiotico con la città
di Milano, che si è sempre riconosciuta nell’attività che qui viene
svolta. Ai cittadini di Milano e alle Istituzioni milanesi chiediamo di
continuare a restarci vicini per dare speranza e futuro a chi deve
combattere quello che resta, anche in questo scorcio di millennio, il
‘male del secolo’ ed, allo stesso tempo, dare speranza e prospettive
migliori a chi quotidianamente è impegnato a ricercare soluzioni sempre
più avanzate per una migliore e più aggiornata cura ed assistenza nella
lotta ai tumori”.
“Qui chi dirige - ha poi ricordato il Direttore Generale dell’INT,
Alberto Scanni - ha il dovere di lavorare per salvaguardare i
dovuti meriti e la gratitudine a chi ha aperto strade ma, nello stesso
tempo, di creare le condizioni perché tutti i clinici e i ricercatori
possano poter dare il meglio. E’ per questo che, tra le varie iniziative
in corso, abbiamo provveduto alla stabilizzazione di alcuni operatori,
aumentato il numero delle sale operatorie, dato grande impulso alla
realizzazione del polo di ricerca di via Amedeo e reso operativo il
Tecnology Transfer Office, ufficio per la promozione e la realizzazione
di brevetti frutto della nostra ricerca. E’ quest’ultima una strada
molto importante per noi giacché stiamo cercando di creare organiche ed
etiche partnership con l’industria. Un istituto come il nostro, faro
della ricerca internazionale, non deve però solo ricercare e curare al
meglio, ma deve, per essere eccellente, prendersi cura ‘a tutto tondo’
del malato, impegnandosi nell’area della accoglienza, dell’
accompagnamento, della comunicazione e della salvaguardia di tutti i
valori della persona che vanno oltre il semplice trattamento dell’organo
malato. Da qui la realizzazione di una ‘Scuola per l’educazione delle
famiglie alla assistenza del malato oncologico’ in collaborazione con
Fondazione Floriani e la valorizzazione del volontariato nella
accoglienza e nell’accompagnamento in collaborazione con la Lilt”.
“La Ricerca in questo Istituto – ha sua volta sottolineato il
Direttore Scientifico dell’INT, Marco Pierotti - è
caratterizzata da: Qualità, Innovazione ed Etica. La Qualità è
testimoniata dal numero e dal contenuto scientifico della pubblicazioni
qui prodotte il cui indicatore, il fattore di impatto, e costantemente
cresciuto nel tempo, facendo quest’anno segnare, ancora prima della sua
conclusione, il record storico con circa 1900 punti. L’Innovazione è
rappresentata in molti settori e posso quindi citare solo alcuni esempi:
la chirurgia conservativa d’organo e funzione, nei tumori solidi, nel
trapianto di fegato, nei tumori del retto, nel melanoma, in diversi tipi
di sarcomi e nell’aggressione chirurgica di tumori peritoneali diffusi
quali il mesotelioma. Per i tumori ematopoietici o del sangue, le
sofisticate metodologie di vaccinazione cellulare e di trapianto di
cellule dal midollo osseo, che spesso portano a guarigione eliminando
completamente la malattia. L’Etica, ricordo che proprio in questo
Istituto sono nati i primi Comitati Etici a tutela del paziente, per una
Ricerca per e non contro il paziente stesso. In ambito etico quello che
è caratterizzante è il percorso qui realizzato con la continua ricerca
per il miglioramento delle Cure Palliative, della Terapia del Dolore e
delle modalità di gestione dell’Hospice. Il progresso in questi tre
momenti di un accompagnamento doloroso, ha portato praticamente ad un
azzeramento di richieste di eutanasia da parte dei pazienti terminali.
Questi valori sono stati pienamente apprezzati dalla nostra Regione che
ha attribuito all’Istituto il ruolo di Ente attuatore e a questa
Direzione Scientifica il compito di coordinamento scientifico della Rete
Oncologica Lombarda”.
Il prof. Mauro Ferrari nello spiegare l’attualità ed i diversi
utilizzi delle nanotecnologie nella cura e nella diagnosi dei tumori, ha
illustrato le diverse fasi attraverso cui è passato lo sviluppo di
questa disciplina, ed ha ricordato che uno dei primi utilizzi di una
nano-medicina fu proprio grazie alla scoperta, realizzata in
collaborazione tra l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Mario
Negri, della adriamicina come farmaco anticancro, ora di vastissimo uso
in tutto il mondo, seppur con controindicazioni.
“Il nostro laboratorio – ha concluso il prof. Mauro Ferrari
- ha contribuito allo sviluppo di nanomedicine della prima e seconda
generazione. Ora siamo impegnati nella nuova frontiera:
l’individualizzazione della terapia tramite lo sviluppo di nanosistemi
della terza generazione. Il problema centrale è che ogni nanoparticella,
così come ogni farmaco convenzionale, è riconosciuto dal corpo come un
invasore estraneo, che il corpo tenta di distruggere, inattivare,
eliminare o sequestrare tramite una complessa e magnifica serie di
azioni, che chiamiamo collettivamente ‘barriere biologiche’. Così come
per portare l’uomo sulla Luna i nostri colleghi della NASA hanno fatto
ricorso a vettori multistadio, anche noi nella lotta contro il cancro
abbiamo riconosciuto che, per giungere selettivamente ai tumori nella
loro grandissima diversità, dobbiamo utilizzare veicoli multistadio (la
terza generazione della nanomedicina) capaci di evadere queste barriere
sequenziali, e di riconoscere nel contempo l‘obbiettivo canceroso su cui
indirizzare l’azione distruttrice. Le barriere biologiche sono diverse
in diverse persone, e si modificano nel corso della malattia; questo
fornisce un ulteriore ostacolo, ma anche una dimensione ulteriore per
l’individualizzazione della terapia. Ormai è chiaro che per avere
successo contro il cancro l’individualizzazione della terapia è non solo
un buona idea: è un’assoluta necessità”.