Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 02/12/2008

 

Emergenza infermieri: un metodo scientifico “made in Italy” dirà quanti ne occorrono


L’annosa questione della definizione oggettiva dell’effettiva carenza di infermieri in Italia, rilanciata nei giorni scorsi anche dall’OCSE, potrebbe presto essere affrontata anche grazie a un metodo interamente “made in Italy” che consentirà di misurare su basi scientifiche l’effettivo fabbisogno di personale infermieristico, reparto per reparto, e calcolare con precisione “millimetrica” le necessità assistenziali infermieristiche del Servizio Sanitario Nazionale.


Nei prossimi giorni, promosso dalla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, partirà uno studio osservazionale multicentrico su un metodo denominato MAP (Metodo Assistenziale Professionalizzante), che per definire il fabbisogno di infermieri e di Operatori socio sanitari si basa sulla valutazione della complessità assistenziale del ricoverato. Lo studio coinvolgerà ben 120 Aziende Sanitarie e Ospedaliere distribuite su tutto il territorio nazionale: a partire dai reparti di Medicina e Chirurgia gli infermieri sperimenteranno il nuovo metodo di calcolo delle necessità di assistenza dei ricoverati e, in caso di esito positivo della sperimentazione, il metodo sarà messo a disposizione e potrà essere adottato dalle Strutture sanitarie.
Secondo i dati dell’Ipasvi rafforzati dal rapporto dall’OCSE, in Italia mancano all’appello almeno 60 mila infermieri: ma questo dato si basa su stime del rapporto infermieri/popolazione e non è mai stato rapportato alle effettive esigenze di assistenza infermieristica degli assistiti e a contesti sanitari specifici.


“La carenza di infermieri è una delle questioni aperte per il Servizio sanitario nazionale e potrebbe anche essere collegato a modalità non omogenee e non razionali di definire il fabbisogno” – afferma Annalisa Silvestro, presidente dell’IPASVI – “spesso si rilevano un’assegnazione e una distribuzione inadeguata delle risorse e anche questo può costringere gli infermieri a un surplus di lavoro, con il ricorso a straordinari e doppi turni e produrre un abbassamento dei livelli di assistenza”.
Finora alla carenza si è cercato di ovviare con il ricorso a infermieri immigrati, ma per la definizione del loro fabbisogno si continuano a utilizzare metodi empirici o consuetudinari. Manca una mappa dettagliata del problema.


“Quello del fabbisogno di infermieri è un tema complesso” – aggiunge Silvestro “che richiede criteri oggettivi di computo e metodi razionali per la distribuzione e redistribuzione delle risorse professionali: con questo metodo proponiamo un approccio scientifico, basato sulla centralità del paziente e sulle sue effettive esigenze”.
Il metodo messo a punto della Federazione Ipasvi, attraverso le capacità e le competenze di tre giovani dottori magistrali in Scienze infermieristiche supportati da un metodologo, uno statistico e da un informatico, si basa sull’analisi della complessità che presenta ogni degente e sull’approccio assistenziale personalizzato: per capire che tipo di impegno richiede un paziente non basta individuare le prestazioni da erogare, ma è necessario anche incrociare una serie di elementi che tengano conto di altri fattori tra cui l’autonomia del paziente, il suo grado di coscienza, la sua capacità di orientare le scelte del team assistenziale e la sua cooperazione.
In tutto sono oltre 60 le dimensioni della persona assistita considerate nel metodo di calcolo IPASVI.
Immettendo, con un impegno temporale minimale, i dati in un software, gli infermieri potranno definire quanto “pesa” in termini di complessità assistenziale ogni singolo ricoverato e i loro dirigenti potranno evidenziare l’impegno richiesto - anche in termini di tempo - e quindi computare oggettivamente quanti infermieri sono necessari in ogni struttura.


“L’assistenza ai pazienti è necessariamente complessa”
– afferma Roberto Russo, docente di Igiene all’Università Cattolica di Torino e consulente statistico dello studio ¬– “perché esiste una dimensione ulteriore della persona che non si riesce settorialmente a spiegare: consideriamo ad esempio un paziente anziano, che avverte dolore e che presenta inoltre un problema respiratorio. La combinazione dei tre elementi da considerare dà un quadro complessivo che non è riconducibile alla somma dei singoli elementi. Se si considera poi, che le persone anziane non entrano mai in ospedale per un singolo problema perché si portano dietro tutta la loro storia sanitaria, si comprende con evidenza che la ‘complessità’ che manifestano deve essere specificamente valutata per definire tipo di impegno che l’assistenza a quel paziente richiederà all’infermiere ”.
Grazie al metodo MAP le strutture sanitarie potranno monitorare giorno per giorno, e anche ora per ora, le effettive necessità assistenziali di ogni struttura. Con questo metodo si potranno assegnare più infermieri laddove c’è maggiore necessità; se adottato su larga scala, il metodo potrà dare un’indicazione precisa, su base statistica, di quanti infermieri effettivamente occorrono al Servizio Sanitario Nazionale.


“Con questa iniziativa” – conclude Annalisa Silvestro “gli infermieri italiani entrano nel merito del problema e mettono a disposizione di tutta la sanità italiana il meglio delle loro risorse scientifiche e professionali per passare dalla semplice denuncia alla proposta di soluzioni basate su metodi scientifici e oggettivi”.
 

 

 






 
 
 
 

  



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