Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 28/11/2008

 

Cellule ‘impazzite’ arruolate per contrastare il cancro


La quasi ventennale collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ e l’Istituto Weizmann di Scienze si è andata recentemente consolidando anche grazie agli studi sul ruolo delle proteine p53 e p73 nel determinare la risposta delle cellule tumorali al trattamento con farmaci antitumorali. Studi coordinati dal dott. Massimo Broggini per il Mario Negri e dalla dottoressa Varda Rotter per il Weizmann.
La finalità era ed è quella di identificare nuove molecole in grado di agire selettivamente su quei tumori che presentano proteine mutate o non espresse, preservando possibilmente le cellule sane che hanno invece proteine perfettamente funzionanti. In particolare l’obiettivo era quello di identificare una molecola ‘ideale’ in grado di riportare a ‘normalità’ la funzione della proteina p53 e p73 mutata, con conseguente arresto della crescita tumorale.


E’ di queste settimane la pubblicazione di uno studio congiunto pubblicato sull’autorevole European Journal of Cancer, firmato tra gli altri da Rotter e Broggini, che partiva da quelle ipotesi ma che dimostra un ruolo importante della versione ß della proteina p73 sia nel controllo della crescita della cellula, sia nella regolazione della mitosi, ovvero del processo di divisione cellulare e che porta alla generazione di due cellule figlie.


Sorprendentemente, sostengono gli autori, l’espressione di questa particolare versione della proteina p73 interferisce con la stabilità del genoma delle cellule tumorali, favorendo la generazione di cellule ‘tetraploidi’ che hanno un contenuto di DNA alterato.


In persone sane lo sviluppo di cellule tetraploidi, che si producono a seguito di errori nella divisione cellulare, sembra costituire, come ha scritto David Pellman su Nature, ‘uno dei percorsi per lo sviluppo di un tumore’. All’interno del tumore lo sviluppo di cellule ‘tetraploidi’ determinerebbe, invece, un errato processo di divisione delle cellule tumorali, che ne causerebbe la morte.
In altri termini una sorta di ‘serial killer’ che, nel futuro, potrebbe essere arruolato, nell’esercizio della sua funzione, per combattere il male che rimane quello del secolo.
 

 

 






 
 
 
 

  



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