Il seminoma rappresenta il tumore maschile più frequente nella fascia
d’età compresa tra i 20 e i 34 anni.
Negli ultimi 40 anni l’incidenza di questo tumore é aumentata in molti
Paesi occidentali, fino a triplicare in alcune nazioni del Nord Europa.
Le ragioni di questo incremento restano tuttora sconosciute. Ma per la
prima volta ricercatori italiani, dell’Università di Roma “la Sapienza”
hanno studiato la relazione fra sviluppo del tumore testicolare,
esposizione ambientale e dieta. Gli autori che presentano oggi in
anteprima i dati della ricerca, all’VIII Congresso Nazionale della
Società italiana di andrologia e Medicina della sessualità, in corso di
svolgimento a Roma, individuano come possibili fattori di rischio per i
pazienti affetti da seminoma, un alto consumo di prodotti caseari e di
pesce. Tra gli altri fattori anche l’esposizione in gravidanza a
distruttori endocrini.
Si pensa, infatti, che l’esposizione in utero a sostanze in grado di
interferire con il normale equilibrio ormonale, definite come Endocrine
Disrupting Chemicals (EDCs), possa alterare i processi di
differenziamento sessuale maschile già in fasi molto precoci dello
sviluppo embrio-fetale. Tali sostanze, come ad esempio i pesticidi
clorurati, PCB, ftalati, composti organo stannici, alchilfenoli, mimano
l’azione degli estrogeni naturali o si comportano come anti-androgeni,
persistendo nell’ambiente anche per diversi anni. Esse vengono
introdotte attraverso il consumo di cibi contaminati e il loro accumulo
nei tessuti adiposi causa un’ eliminazione dall’organismo molto tardiva,
a volte solo dopo 10-20 anni. Lo scopo di questo studio è quello di
verificare se esista una possibile associazione tra l’insorgenza del
tumore testicolare ed eventuali esposizioni pregresse a sostanze in
grado di alterare l’equilibrio ormonale che è alla base del normale
sviluppo del testicolo. Sono stati reclutati 45 casi di tumore
testicolare e 32 controlli presso il Dipartimento di Fisiopatologia
Medica dell’Università di Roma “La Sapienza” . Previo consenso
informato, sia i casi che i controlli sono stati sottoposti a prelievo
ematico, raccolta di un campione di liquido seminale e sottoposti ad
intervista strutturata atta a richiedere informazioni specifiche su
caratteristiche prenatali e biologiche, esposizioni ambientali
/occupazionali e abitudini alimentari.
Questi risultati preliminari convalidano le recenti evidenze dalla
letteratura che indicano in alcuni fattori ambientali un possibile ruolo
attivo nell’insorgenza del tumore testicolare.
Troppi estrogeni potrebbero provocare tumori testicolari
I tumori testicolari originano per il 95 per cento dalle cellule
germinali, mentre i tumori delle cellule del Leydig rappresentano le
neoplasie più comuni delle cellule interstiziali del testicolo. Un
recente studio del Dipartimento di Biologia e Farmacia dell’Università
di Calabria e presentato in sede di congresso a Roma, evidenzia come
entrambi i tipi di cellule tumorali siano capaci di una sintesi
estrogenica locale grazie all'aumento dell'attività dell'enzima
aromatasi, che converte gli androgeni in estrogeni, e questo enzima
sarebbe particolarmente attivo nei leydigiomi. Gli estrogeni prodotti
localmente attraverso propri recettori del tipo alpha, beta1 e beta2
(nei Leydigiomi), e beta1 e beta2 (nei seminomi), con meccanismo
autocrino sostengono la progressione e la crescita tumorale. In altre
parole, al pari di altri tumori ormono-dipendenti (vedi tumore
mammario), la produzione estrogenica può diventare il bersaglio naturale
nella terapia adiuvante dei tumori testicolari attraverso farmaci
anti-estrogeni in grado di contrastare l'azione degli estrogeni a
livello recettoriale o di bloccarne la produzione locale attraverso
specifici inibitori dell'aromatasi. Gli autori della ricerca, studiando
carcinomi, seminomi e leydigiomi e dimostrando la presenza dei recettori
per gli estrogeni in tutti questi istotipi, ipotizzano dunque che
un’alterata espressione di tali recettori potrebbe essere coinvolta
nello sviluppo del tumore testicolare.