Ce
lo hanno insegnato fin da piccoli: “Prevenire è meglio che curare”.
Una regola che vale in molti campi, soprattutto quando c’è di mezzo la
salute. Ma sembra non valere per la salute oculare.
E’ scarsa l’attenzione sia delle istituzioni sia dei singoli individui.
E’ quanto è emerso da due studi fortemente voluti dalla Commissione
Difesa Vista - organismo da sempre in prima fila nel promuovere la
prevenzione, con l’obiettivo di informare in maniera corretta e puntuale
su argomenti legati alla salute del bene vista -: da un lato una ricerca
sul ruolo delle istituzioni nella promozione attiva di controlli
regolari della vista e dall’altro un’indagine sulle abitudini degli
italiani in materia di prevenzione, controllo e correzione della vista.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità: dati allarmanti
Ricerche necessarie, considerando anche i dati resi noti
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: il 75% della cecità negli
adulti sarebbe evitabile attraverso la prevenzione e la cura. Anche nei
bambini una precoce prevenzione e il trattamento delle anomalie visive
già alla nascita ridurrebbe del 50% i casi di cecità. «Da qui nasce
l'importanza della prevenzione visiva e la necessità di promuovere
controlli della vista periodici e regolari», afferma Vittorio
Tabacchi, Presidente della Commissione Difesa Vista.
Il ruolo delle istituzioni
La parola d’ordine è dunque prevenzione, fronte sul quale le istituzioni
sembrano latitare. «Non esiste alcuna legge nazionale specifica sulla
prevenzione visiva che imponga di effettuare controlli o screening
mirati (se si eccettua l'esame di guida, che ha finalità diverse e
coinvolge comunque solamente una parte della popolazione)», afferma
l’Avv. Silvia Stefanelli, responsabile della ricerca sulle
istituzioni. «La prevenzione, in campo visivo, è demandata
nell'ambito di quello che è il concetto generale di prevenzione
primaria, inteso come l’insieme dei comportamenti che cercano d'evitare
e/o ridurre l'insorgenza o sviluppo di una patologia».
Nell’ordinamento italiano, per motivi di tipo economico, questo tipo di
prevenzione ha avuto uno sviluppo alquanto limitato. L'unica legge
rilevante in materia è quella titolata "Disposizioni per la prevenzione
della cecità e per la riabilitazione visiva e l'integrazione sociale e
lavorativa dei ciechi pluriminorati". All'interno di questa legge solo
una minima parte è dedicata alla prevenzione. «Sebbene, dunque,
l'attuale Piano Sanitario Nazionale (PSN 2006-2008) contenga un intero
paragrafo sulla prevenzione sanitaria e sulla promozione della salute»,
precisa Stefanelli, «non vi è ancora alcun accenno a programmi
di prevenzione in campo visivo». Solo dal 1997 il concetto di
prevenzione ha cominciato a essere espletato inmaniera strutturata e
organica, a livello nazionale. A tali iniziative, si sono affiancati i
progetti promossi dalle ASL e da soggetti privati – come appunto la
Commissione Difesa Vista. È insomma opinione generale, soprattutto da
parte delle Istituzioni locali e delle organizzazioni, che la vista sia
un bene prezioso e che vada protetto. Non sempre tuttavia, le intenzioni
si traducono in realtà. Vediamo da vicino, come si comportano gli
italiani nei confronti del bene-vista.
Difetti e correzione
Secondo l’indagine commissionata da Commissione Difesa Vista e
realizzata da C.R.A. Customized Research & Analysis, il 6% dei bambini
tra 1 e 5 anni presenta difetti visivi (strabismo, ipermetropia,
astigmatismo e miopia), circa il 4% porta occhiali correttivi (66% di
chi ha difetti visivi), il che significa che il 34% non corregge il
difetto. Tra i 6 e i 13 anni sale la percentuale di chi ha problemi agli
occhi: il 31% e il 25% indossa occhiali correttivi (ovvero l’80% di chi
ne ha bisogno). Anche in questo caso è comunque alta la percentuale di
coloro che hanno dei difetti, ma che non ricorrono a strumenti
correttivi (20%). Ben il 66% degli adulti (maggiori di 14 anni) ha un
difetto visivo, più della metà porta gli occhiali, 53% (l’83% di chi ne
ha bisogno), mentre il 17% non corregge il difetto.
Controlli e prevenzione
Molti italiani, dunque, soprattutto adulti hanno difetti visivi che
possono scoprire solo attraverso accurate visite che però non sono
“prescritte” per legge ma affidate alla volontà del singolo. Scopriamo
così che è scarsa l’attenzione per la salute oculare dei propri figli:
tra 1-5 anni, meno del 40% ha fatto una visita completa o un controllo
della vista nella vita. Tali visite per il 61% dei casi sono state
“suggerite” dal medico di famiglia, solo per il 29% sono nate per
iniziativa dei genitori, per il 13% si è trattato di una prescrizione
fatta da un oculista durante una precedente visita e, infine, nel 6% dei
casi è stata l’insegnante o una iniziativa scolastica a suggerire il
controllo.
Nella fascia successiva (6-13 anni), il 72% ha fatto almeno una visita
completa nella vita, quasi il 30% dunque non ne ha mai fatti. Il 70%
sono stati portati dai genitori almeno una volta da uno specialista.
L’indicazione di fare la visita è stata suggerita per lo più dal medico
di famiglia. Nel 22% dei casi sono stati i genitori a prendere
l’iniziativa e per il 15% la segnalazione è stata fatta dall’insegnante.
Gli adulti (over 14) sembrano essere più attenti alla propria salute
(più che a quella dei figli!): ’85% ha fatto almeno una visita completa
e/o controllo della vista nella vita, quasi sempre da uno specialista.
Il 15% di coloro che non hanno mai fatto visite/controlli è costituito
per la maggiore da giovanissimi, (14/17 anni=32%).
«Questo dato sicuramente è uno dei più allarmanti, tenendo presente
che anche tra i 6/13 anni una percentuale altrettanto consistente non ne
ha mai fatti. Tutto questo evidenzia una mancanza di attenzione verso la
prevenzione visiva dei figli, da parte dei genitori », afferma
Stefania Farneti, Direttore di Ricerca Customized Research &
Analysis srl .
Utilizzo e acquisto
Fatti i controlli (pochi!), stabiliti i difetti (molti), l’ultimo
passaggio è porre il rimedio, acquistando un occhiale “correttivo” ad
hoc. In generale, per tutte le fasce di età prese in considerazione, dai
bambini agli adulti over 14, la maggior parte degli acquisti di occhiali
avviene presso negozi di ottica. «Tra le motivazioni che fanno
scegliere un punto vendita rispetto a un altro spicca “la fidelizzazione”,
“la raccomandabilità”, “la competenza del personale” “il prezzo”, “il
vasto assortimento”», conclude Farneti. Con l’età, cresce
anche l’età media dell’occhiale (da 1 anno per i più piccoli ai 3,3 anni
per gli over 14).
«Prevenzione, controllo e correzione: ecco la formula magica per
garantire una buona salute ai nostri occhi. In questa direzione si muove
la Commissione Difesa Vista di cui sono Presidente», conclude
Tabacchi. «Da oltre 30 anni è in prima linea per promuovere
un’informazione corretta su argomenti legati alla salute del bene vista.
Abbiamo promosso seminari, convegni, workshop e anche oggi siamo qui,
per tenere viva l’attenzione su questo argomento e per inaugurare una
proficua collaborazione con il Comune di Milano».
Nel 2009 prenderà infatti vita, per iniziativa della Commissione Difesa
Vista, con il patrocinio dell’Assessorato alla Salute, un importante
progetto che coinvolgerà la città di Milano e che sarà parte integrante
delle attività previste per l’Anno della Salute.
Commissione Difesa Vista
(CDV) è un organismo nato nel 1972 con l’obiettivo di informare in
maniera corretta e puntuale su argomenti legati alla salute del bene
vista. Nel corso degli anni, la Commissione, composta dai maggiori
specialisti in materia, ha organizzato seminari, convegni, workshop e
realizzato un gran numero di campagne pubblicitarie e informative sui
temi degli occhi e della visione, oltre a ricerche su argomenti più
scientifici.