Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 25/11/2008

 

Aprassia: nuovo passo avanti nella conoscenza del disturbo post-ictus


Nuovo passo avanti nella comprensione del fenomeno dell’aprassia, disturbo che si manifesta nel 50% dei casi di ictus all’emisfero sinistro del cervello e in percentuale minima nei casi in cui è colpito l’emisfero destro. L'aprassia causa l’incapacità di compiere gesti e azioni già appresi e ben conosciuti, pur conservando inalterate le capacità intellettive e linguistiche. Finora si pensava che questo deficit fosse associato all’incapacità di riconoscere e di comprendere le azioni altrui osservate. Per questa ragione si riteneva che l’unico senso coinvolto in tale processo fosse la vista. Ora una ricerca italiana ha dimostrato che l’aprassia compromette il riconoscimento delle azioni umane anche quando potrebbe avvenire attraverso il tipico suono da esse prodotto.

Così, mentre in condizioni normali udire un applauso o il rumore di passi evoca subito nella nostra mente l’immagine di una persona che batte le mani o cammina, gli aprassici possono incontrare serie difficoltà nel riconoscere i suoni prodotti dalle azioni umane. Difficoltà che sembrano essere in stretta relazione anche con quella di eseguire proprio quelle azioni; infatti, il deficit non si manifesta quando si tratta di riconoscere suoni associati ad azioni non compiute da esseri umani: il ruggito di un leone, il volo di un elicottero, ecc.

Spesso l’aprassia colpisce in maniera selettiva un determinato distretto corporeo, come gli arti o la regione della bocca. La ricerca ha evidenziato che i pazienti in cui il disturbo si manifesta nell’incapacità di eseguire azioni con gli arti, hanno maggior difficoltà nel comprendere i suoni prodotti da chi cammina, usa un martello ecc. Invece quando la difficoltà nell’eseguire gesti interessa la regione del viso e della bocca i pazienti stentano a riconoscere i suoni riconducibili a questo distretto corporeo: ad esempio, l’inconfondibile rumore provocato dal mangiare patatine, nel soffiarsi il naso o lanciare un bacio. Lo studio ha anche consentito di identificare le regioni cerebrali implicate in questi disturbi; se la lesione è nelle strutture parietali si manifestano difficoltà soltanto nel riconoscimento dei suoni legati ad azioni degli arti; se invece vengono lese le strutture frontali la difficoltà si estende anche ai suoni provocati da azioni della bocca.

La ricerca ha coinvolto l’IRCCS Fondazione Santa Lucia e l’Università di Roma La Sapienza. È stata realizzata dalla dottoressa Mariella Pazzaglia e dai professori Salvatore Maria Aglioti e Luigi Pizzamiglio, con la collaborazione del dottor Emiliano Pes. Il lavoro scientifico si è avvalso dei finanziamenti del Ministero dell’Università e Ricerca e del Ministero della Sanità. I risultati saranno pubblicati domani su Current Biology - una delle più importanti riviste multidisciplinari nell’ambito delle scienze biologiche – che vi dedica la copertina.

Lo studio, durato 36 mesi, è stato condotto dalla Sezione di Neuropsicologia della Fondazione Santa Lucia, prendendo in esame pazienti ricoverati in questa struttura di riabilitazione neuromotoria a seguito di ictus. I risultati ottenuti integrano quelli di precedenti studi sull’aprassia svolti dagli stessi ricercatori: si è così messo in luce un altro aspetto, prima sconosciuto, delle difficoltà gestuali e comunicative nella vita quotidiana e lavorativa del paziente aprassico. Le indicazioni emerse dalla ricerca italiana potranno avere ricadute importanti sul piano clinico e applicativo. Infatti, il test messo a punto dai ricercatori - il riconoscimento delle azioni tramite l’udito - può rappresentare un nuovo strumento neuropsicologico per la diagnosi dei disordini dell’azione in pazienti neurologici e, soprattutto, per lo sviluppo di trattamenti riabilitativi delle funzioni percettive, motorie e cognitive.
 

 

 






 
 
 
 

  



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