Nuovo passo avanti nella comprensione del fenomeno dell’aprassia,
disturbo che si manifesta nel 50% dei casi di ictus all’emisfero
sinistro del cervello e in percentuale minima nei casi in cui è colpito
l’emisfero destro. L'aprassia causa l’incapacità di compiere gesti e
azioni già appresi e ben conosciuti, pur conservando inalterate le
capacità intellettive e linguistiche. Finora si pensava che questo
deficit fosse associato all’incapacità di riconoscere e di comprendere
le azioni altrui osservate. Per questa ragione si riteneva che l’unico
senso coinvolto in tale processo fosse la vista. Ora una ricerca
italiana ha dimostrato che l’aprassia compromette il riconoscimento
delle azioni umane anche quando potrebbe avvenire attraverso il tipico
suono da esse prodotto.
Così, mentre in condizioni normali udire un applauso o il rumore di
passi evoca subito nella nostra mente l’immagine di una persona che
batte le mani o cammina, gli aprassici possono incontrare serie
difficoltà nel riconoscere i suoni prodotti dalle azioni umane.
Difficoltà che sembrano essere in stretta relazione anche con quella di
eseguire proprio quelle azioni; infatti, il deficit non si manifesta
quando si tratta di riconoscere suoni associati ad azioni non compiute
da esseri umani: il ruggito di un leone, il volo di un elicottero, ecc.
Spesso l’aprassia colpisce in maniera selettiva un determinato distretto
corporeo, come gli arti o la regione della bocca. La ricerca ha
evidenziato che i pazienti in cui il disturbo si manifesta
nell’incapacità di eseguire azioni con gli arti, hanno maggior
difficoltà nel comprendere i suoni prodotti da chi cammina, usa un
martello ecc. Invece quando la difficoltà nell’eseguire gesti interessa
la regione del viso e della bocca i pazienti stentano a riconoscere i
suoni riconducibili a questo distretto corporeo: ad esempio,
l’inconfondibile rumore provocato dal mangiare patatine, nel soffiarsi
il naso o lanciare un bacio. Lo studio ha anche consentito di
identificare le regioni cerebrali implicate in questi disturbi; se la
lesione è nelle strutture parietali si manifestano difficoltà soltanto
nel riconoscimento dei suoni legati ad azioni degli arti; se invece
vengono lese le strutture frontali la difficoltà si estende anche ai
suoni provocati da azioni della bocca.
La ricerca ha coinvolto l’IRCCS Fondazione Santa Lucia e l’Università di
Roma La Sapienza. È stata realizzata dalla dottoressa Mariella
Pazzaglia e dai professori Salvatore Maria Aglioti e Luigi
Pizzamiglio, con la collaborazione del dottor Emiliano Pes.
Il lavoro scientifico si è avvalso dei finanziamenti del Ministero
dell’Università e Ricerca e del Ministero della Sanità. I risultati
saranno pubblicati domani su Current Biology - una delle più importanti
riviste multidisciplinari nell’ambito delle scienze biologiche – che vi
dedica la copertina.
Lo studio, durato 36 mesi, è stato condotto dalla Sezione di
Neuropsicologia della Fondazione Santa Lucia, prendendo in esame
pazienti ricoverati in questa struttura di riabilitazione neuromotoria a
seguito di ictus. I risultati ottenuti integrano quelli di precedenti
studi sull’aprassia svolti dagli stessi ricercatori: si è così messo in
luce un altro aspetto, prima sconosciuto, delle difficoltà gestuali e
comunicative nella vita quotidiana e lavorativa del paziente aprassico.
Le indicazioni emerse dalla ricerca italiana potranno avere ricadute
importanti sul piano clinico e applicativo. Infatti, il test messo a
punto dai ricercatori - il riconoscimento delle azioni tramite l’udito -
può rappresentare un nuovo strumento neuropsicologico per la diagnosi
dei disordini dell’azione in pazienti neurologici e, soprattutto, per lo
sviluppo di trattamenti riabilitativi delle funzioni percettive, motorie
e cognitive.