È stato verificato con successo un nuovo metodo di vaccinazione per i
pazienti affetti da linfoma non Hodgkin con andamento clinico indolente.
L’innovativo approccio terapeutico di immunoterapia attiva si basa
sull’uso di cellule dendritiche autologhe, generate a partire dai
monociti presenti nel sangue periferico dei pazienti, caricate con
cellule tumorali autologhe soggette prima ad un trattamento termico e
successivamente uccise con irradiazione ultravioletta.
I risultati dello studio pubblicati online sulla rivista BLOOD sono il
frutto di una ricerca condotta interamente dai ricercatori della
Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori.
Ricerca, che ha mobilitato competenze trasversali che lavorano all’INT,
coordinata da Massimo Di Nicola dell’Unità Operativa di Oncologia
Medica 3, diretta dal Prof. Alessandro Gianni, e sviluppata in
collaborazione con Roberta Zappasodi della stessa unità,
Andrea Anichini e Roberta Mortarini dell’Unità Operativa di
Immunobiologia dei Tumori Umani, Serenella Pupa dell’Unità
Operativa di Biologia Molecolare, Antonello Cabras della
Divisione di Anatomia Patologica e Fernando Ravagnani (del
Servizio Immunotrasfusionale) e finanziata dall’Associazione Italiana
per la ricerca sul Cancro (AIRC) e dalla Fondazione Michelangelo.
“Sono state osservate – ha dichiarato Massimo di Nicola -
significative risposte cliniche in 6 su 18 pazienti arruolati,
comprese tre risposte complete durature, con un follow-up di oltre 50
mesi. Studi condotti in vitro hanno permesso di stabilire una
correlazione delle risposte cliniche con un’ importante attivazione
della risposta immune anti-tumore promossa dalla vaccinazione. In
particolare, nei pazienti responsivi si è potuto dimostrare sia
l’attivazione della risposta immune tumore-specifica mediata da cellule
T che di quella serologica, unitamente all’inibizione delle cellule T
soppressori”.
“I risultati di questa ricerca – ha sostenuto Marco Pierotti,
Direttore Scientifico della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori -
aprono la possibilità di sviluppo di nuove terapie per i linfomi
non-Hodgkin basate sull’ associazione della vaccinazione con cellule
dendritiche ai trattamenti iniziali per ridurre la massa neoplastica”.
I linfomi non Hodgkin sono tumori maligni del tessuto linfatico, con
localizzazione primitiva nei linfonodi e che, più raramente, possono
comparire in sede extra-nodale (cute, ghiandole esocrine, gonadi,
apparato gastro-enterico, ecc.). La maggior parte dei linfomi è del tipo
non Hodgkin, mentre soltanto un caso su 5 (20%) è un linfoma di Hodgkin.
La diagnosi del tipo di linfoma è stabilito con l’esame istologico al
microscopio del linfonodo prelevato mediante biopsia. Il tipo e lo
stadio del linfoma condizionano notevolmente la prognosi e quindi il
tipo e la durata della terapia, che è diversa non solo nelle due
categorie di linfomi, ma anche fra i numerosi sottotipi di linfomi non
Hodgkin. In Italia si stima che siano circa 10.000 le persone che
annualmente si ammalano di linfoma non Hodgkin con andamento clinico
indolente.