Si è tenuto presso la sede della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei
Tumori un seminario scientifico finalizzato a definire le modalità di
trattamento dei ‘Campioni biologici nella ricerca clinica oncologica’.
All’incontro introdotto dal Direttore Generale della Fondazione INT,
Alberto Scanni a cui ha fatto seguito una relazione del Direttore
Scientifico, Marco A. Pierotti, hanno partecipato, tra gli altri:
Peter Riegman (OECI), Claudio Bordignon (Assobiotec),
Carlo Tomino (AIFA), Francesco Di Lorenzo in rappresentanza
delle Associazioni dei pazienti, Roberto Satolli (Presidente del
Comitato etico indipendente INT), ed i ricercatori dell’INT, Paolo G.
Casali e Maria Grazia Dandone.
Il confronto si è focalizzato sull’uso dei campioni biologici nella
ricerca clinica sui tumori. I campioni biologici sono frammenti di
tessuto tumorale, prelevato al Paziente al momento della diagnosi, o
anche campioni di sangue, che possono essere utilizzati per
determinazioni biomolecolari. Queste ultime possono consentire di capire
meglio la biologia del tumore e correlare quest’ultima al risultato dei
trattamenti. E’ molto importante, infatti, poter individuare delle
caratteristiche biologiche del tumore, e del paziente, che si correlino
con una più elevata sensibilità ai farmaci, soprattutto i nuovi farmaci
“intelligenti”, cioè i farmaci mirati a bersaglio molecolare. Si tratta
in altri termini di usare farmaci che agiscono a ‘livello molecolare”,
ma in maniera clinicamente altrettanto mirata, ovvero sulla molecola
appropriata.
I campioni richiesti sono oggi, per lo più, globuli bianchi, ma in
prospettiva verranno sempre più frequentemente richiesti campioni di
tessuto del tumore, nel caso di studi che riguardano i nuovi farmaci
biologici a bersaglio mirato. Il difetto più frequente, riscontrato dal
Comitato etico dell’INT, in queste richieste è la mancanza di chiarezza
sugli scopi e i metodi della ricerca che si intende condurre sui
campioni. Spesso non vi è neppure una bozza di protocollo specifico, ma
solo un insufficiente modulo di informazione al paziente per il
consenso. In sostanza si chiede al paziente un consenso in bianco e al
Comitato Etico una autorizzazione priva di garanzie: non sapendo che
cosa verrà fatto, non si può neppure sapere se, quando e come verranno
pubblicati i risultati, soprattutto nel caso che questi siano negativi
per gli interessi commerciali dell’azienda.
Tutto questo deve però misurarsi con problematiche di vario tipo, che
vanno dalla necessità di tutelare dati sensibili, come sono quelli di
tipo genetico, a quella di rispettare il diritto del paziente a decidere
sull’uso che verrà fatto di campioni biologici che gli appartengono.
Francesco De Lorenzo, Presidente dell’AIMAC, associazione dei
pazienti oncologici, ha sottolineato anche l’importanza che il paziente
possa conoscere l’esito delle determinazioni biologiche. Negli studi
clinici promossi dall’industria farmaceutica, i campioni biologici
vengono spesso trasferiti a quest’ultima, e il paziente rilascia un
“consenso” apposito in tal senso. Peraltro, esiste in questi studi il
problema di migliorare la cooperazione delle istituzioni con l’industria
stessa.
Nella ricerca “accademica”, i campioni biologici devono poter essere
usati dalle istituzioni, salvaguardando i diritti del paziente e
contemporaneamente salvaguardando la possibilità di far uso di nuove
metodiche che si rendano disponibili negli anni. Per questo, l’Istituto
Nazionale Tumori di Milano ha, da qualche tempo, sviluppato il concetto
di “donazione”, attraverso cui il paziente può decidere di “donare” i
propri campioni biologici all’istituzione, che ne deciderà dell’utilizzo
sotto il profilo scientifico e con la garanzia della revisione di tutti
i nuovi progetti da parte del Comitato Etico Indipendente.
Su questo i partecipanti hanno discusso approfonditamente, nella
prospettiva di elaborare delle raccomandazioni. Queste ultime saranno
oggetto di un futuro incontro pubblico, in cui le istituzioni si
confronteranno fra l’altro con le aziende farmaceutiche, nell’incontro
odierno rappresentate da Claudio Bordignon, Presidente di Assobiotec,
l’Associazione Nazionale per lo Sviluppo delle Biotecnologie, fortemente
interessata, ovviamente, all’utilizzo dei campioni biologici per motivi
di ricerca sulle terapie innovative.