Per garantire le migliori cure della fase acuta nell’Ictus cerebrale è
indispensabile diffondere su tutto il territorio nazionale la rete Hub
and Spoke delle strutture d’emergenza urgenza. E’ quanto affermano i
medici d’emergenza riunitisi a Rimini per il VI Congresso nazionale
della Società di Medicina d’Emergenza Urgenza (Simeu) dal 12 al 16
Novembre.
La Presidente Simeu Anna Maria Ferrari spiega che la rete Hub &
Spoke prevede che tutte le strutture d’emergenza di una determinata
area, Centrale Operativa 118, ambulanze ed automediche, Pronto Soccorso
e Medicina d’Urgenza, concorrano al precoce riconoscimento dell’ictus,
alla selezione dei pazienti che potranno beneficiare di particolari
terapie, tra le quali spicca la fibrinolisi, al trasporto protetto
nell’Ospedale che potrà intervenire ed all’eventuale trattamento
(qualora l’organizzazione locale lo preveda). Il percorso richiede però
tempi molto ristretti perché alcune terapie utili possono essere
praticate solo entro tre ore dall’esordio, anche se i risultati di uno
studio europeo pubblicato due mesi fa dimostrano che si potrà aumentare
l’intervallo utile. Particolare interesse è stato dimostrato per la
telemedicina che nel caso dell’ictus, potrebbe dare un importante
contributo a sottoporre alle terapie adeguate anche chi, trovandosi in
località isolate o disagiate, non può raggiungere l’Ospedale di
riferimento in tempi utili per potere essere sottoposto a terapie
adeguate: sono state illustrate esperienze in cui il medico d’emergenza
può ricoprire un ruolo fondamentale e trattare direttamente il paziente
anche nelle sedi più periferiche, avvalendosi della telemedicina e
dell’appartenenza alla rete Hub & Spoke. In questi modelli di rete si
dimostra vincente la multidisciplinarietà con percorsi condivisi da
tutti i professionisti che intervengono con il medico d’emergenza.
Lo stesso modello di rete dell’emergenza urgenza è stato illustrato
nelle sessioni dedicate all’Infarto miocardico acuto ed al Trauma grave.
Anche in questi casi sono state presentate esperienze già consolidate
sul territorio nazionale, di fattiva collaborazione anche con gli altri
specialisti. Un accento particolare è stato posto sulle conseguenze
dell’assunzione di alcool e droghe anche in riferimento all’aumentato
rischio di incidenti stradali.
Sono intervenuti anche medici d’emergenza statunitensi ed europei che
hanno portato interessanti contributi internazionali sull’argomento.
Nella sessione dedicata alle malattie infettive emergenti, ha trovato
spazio la pandemia influenzale, per ora vissuta solo come ipotesi, ma
già oggetto di molti sforzi organizzativi di tutto il sistema
d’emergenza che ne dovrebbe reggere il primo impatto. A questo proposito
è stato lanciato un allarme già per la prossima epidemia influenzale
invernale, che si prevede più aggressiva delle precedenti, e che rischia
di mettere in ginocchio i Pronto Soccorso già sovraffollati ed in
estrema difficoltà nel reperire posti letto negli Ospedali.
Il filo conduttore della diagnostica per immagini è stato tenuto
dall’utilizzo dell’ecografia in Pronto Soccorso e nell’emergenza
territoriale: nella maggior parte delle emergenze e delle urgenze l’ecografo
sta diventando il secondo fonendoscopio del medico (lo permettono anche
le dimensioni sempre più contenute). In sede congressuale sono stati
tenuti diversi corsi pratici di ecografia.
Particolare enfasi è stata dedicata alla prossima attivazione della
Scuola di Specializzazione di Medicina d’Emergenza Urgenza, arrivata
finalmente al traguardo legislativo. Dalla SIMEU parte un appello
accorato al Ministro Gelmini affinché non siano frapposti
ostacoli all’attivazione della Scuola in questo anno accademico perché
il sistema d’emergenza non può più aspettare.
Un altro appello al Ministro Sacconi affinché si vada rapidamente
ad un riordino del sistema d’emergenza urgenza, le novità e le necessità
sono tante, la normativa è datata e va allineata quantomeno alla realtà
esistente che vede nell’emergenza territoriale e nei Pronto Soccorso
importanti luoghi di cura avanzata e di regolazione nell’accesso
ospedaliero, con professionisti che mirano all’integrazione di tutto il
sistema e alla massima professionalizzazione.