Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

del 21/11/2008

 

Impianti dentali: attenzione ai cloni


Si è concluso il Forum sulla Qualità in Implantologia, promosso dalla Società Italiana di Implantologia Osteointegrata. I maggiori clinici e ricercatori, le associazioni dei consumatori e le aziende del settore, hanno fatto il punto sullo stato dell’arte della disciplina, per approfondire i fattori che concorrono a garantire la qualità dei prodotti e delle prestazioni dei professionisti.

In Italia, con oltre 1.000.000 di impianti installati ogni anno, l’implantologia dentale è un fenomeno particolarmente in espansione. Ma dei 300 sistemi presenti in commercio in Italia, sono solo una decina ad essere certificati ed approvati a livello mondiale, ossia che sottostanno ai controlli di produzione e hanno alle spalle test clinici sufficienti che ne garantiscano la piena sicurezza di utilizzo, senza il rischio di creare danni per la salute.

L’implantologia osteointegrata è una procedura clinica invasiva, ad alto contenuto tecnologico, ove le caratteristiche del prodotto, oltre alla preparazione professionale dei professionisti, giocano un ruolo di primaria importanza – spiega il prof. Leonardo Trombelli, presidente della SIO e coordinatore del Forum. La scelta di impianti di bassa qualità da parte degli Odontoiatri è permessa da una legislazione che non obbliga a fornire dati di efficacia clinica.

L’obiettivo del Forum è proprio quello di far conoscere ai cittadini, ai professionisti e alle aziende produttrici, i concetti fondamentali dei tre aspetti della qualità: nei prodotti implantologici, nella ricerca in campo implantologico e nei requisiti tecnici e procedurali dell’operatività implantologica.

La legislazione italiana sui dispositivi medici consente di mettere in commercio impianti che non abbiano una solida validazione scientifica e che addirittura potrebbero non essere stati testati “in vivo” per un adeguato periodo di tempo – dice il prof. Eugenio Romeo. Oggi il paziente non è in grado di sapere se il prodotto utilizzato dal proprio odontoiatra risponda o meno a questi requisiti di qualità.

A ciò si aggiungano i casi in cui aziende mettono in commercio impianti contraffatti privi di certificazione, che potrebbero non permettere il mantenimento a lungo termine della riabilitazione protesica - conclude il dott. Vaia - ed anche essere potenzialmente dannosi per il paziente.

Le conclusioni del Forum saranno ora raccolte in una pubblicazione che verrà distribuita a 35.000 studi odontoiatrici italiani e costituiranno il punto di partenza per fornire a pazienti e professionisti le indicazioni concrete necessarie per affermare un corretto concetto di qualità nelle prestazioni implantologiche.
 

 

 






 
 
 
 

  



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