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Anna Carderi -
psicologa |
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Sono circa 3 milioni le
donne vittime dello stalking. Fenomeno caratterizzato da
insistenza e reiterazione di un comportamento o atto persecutorio volto
a molestare la vittima o a porla in uno stato di paura e soggezione,
provocandole un disagio fisico e psichico tale da comprometterne il
normale svolgimento della quotidianità.
Si tratta di messaggi, telefonate silenti nel cuore della notte, sms
osceni, regali indesiderati…. e-mail insistenti, esposizione di foto o
video intimi/privati riguardanti la vittima, appostamenti e pedinamenti
che possono rimanere tali od evolvere in veri e propri atti di violenza
fisica, riconducibili ai reati di percosse, lesioni o abusi sessuali.
I dati Istat indicano che il 50% delle violenze fisiche o sessuali sono
stati preceduti da stalking e che nel 10% dei casi le molestie
assillanti si sono concluse con l’omicidio.
Spesso il molestatore è qualcuno che ben conosciamo, un ex partner
(50%), che agisce nel tentativo di recuperare il rapporto o per
vendicarsi del rifiuto subito. In questo caso lo stalking assume le
caratteristiche di minacce esplicite, riconducibili, ad esempio, a
recriminazioni o a motivi di contenzioso; denigrazione della
perseguitata ad esempio con la diffusione di filmati che la ritraggano
in atteggiamenti intimi/sessuali; iniziative giudiziarie relative
all’affidamento, al mantenimento, agli incontri con i figli; molestie e
minacce più o meno esplicite finalizzate esclusivamente ad imporre un
controllo sulla vita della persona ed una limitazione della sua libertà;
abuso verbale e/o fisico nei confronti di terze persone (familiari,
amici) che sostengono o aiutano la vittima; comportamenti oppressivi
caratterizzati da elevati livelli di violenza fisica, verbale e
danneggiamenti a cose di proprietà della vittima; atti persecutori
fortuiti o premeditati.
In altri casi ci troviamo davanti al molestatore in cerca di intimità o
ad un corteggiatore inadeguato come un amico o un collega, che agiscono
con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo
insistentemente la propria presenza.
Meno frequente è il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i
quali l'atteggiamento persecutorio ha origine dalla delirante
convinzione di avere una relazione consensuale con la vittima.
Lo stalker più pericoloso è il predatore poiché la vessata, in quanto
“preda”, è ad elevato rischio di subire violenza fisica, sessuale e/o
omicidiaria. Il livello iniziale di conoscenza fra vittima e questa
tipologia di “stalker” è basso ed il tipo di approccio è inizialmente
benevolo, per poi diventare sempre più persecutorio. Lo “stalker” si
infiltra sistematicamente nella vita della preda, per crearle sconcerto
e nervosismo.
Il predatore possiede un’accentuata freddezza emotiva e spesso ha un
disturbo antisociale della condotta.
Opportuno, per superare il trauma che comporta la violazione del proprio
spazio intimo, è il sostegno psicologico attraverso cui vincere il
proprio senso di vergogna e di impotenza.
L’unico modo per tutelarsi e difendersi dallo stalker rimane comunque la
denuncia. L’importanza della denuncia risiede anche nel suo significato
di accoglimento e riconoscimento concreto del danno subito che concorre,
insieme al sostegno psicologico, ad avviare il processo di riparazione e
a rendere la vittima meno impotente ed indifesa. Nonostante nel nostro
codice penale non esista ancora un’ipotesi di reato specifica per questo
fenomeno, come è invece per Usa, Canada, Australia e altri paesi
europei, in quanto la proposta di legge che prevede l’introduzione del
reato “Atti persecutori” art. 612-bis è ancora al vaglio del Parlamento,
in base agli elementi descritti dalla vittima si può comunque ascrivere
la condotta a singoli reati: minacce, ingiurie, molestie, lesioni o
violenza privata e così procedere alla richiesta di risarcimento del
danno.