Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

Nuove terapie per la Malattia di Crohn


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

La malattia di Crohn, patologia infiammatoria cronica intestinale (inflammatory bowel disease - Ibd) localizzata nel tratto terminale dell'intestino tenue e del crasso. Colpisce l'1% della popolazione generale in giovane età (500 mila casi negli Stati Uniti, oltre 400 mila in Europa e Canada), ma sono in aumento anche i casi pediatrici.


I sintomi variano in base alla localizzazione della malattia. Il paziente tipico è il giovane adulto, che presenta dolori crampiformi ai quadranti addominali inferiori, diarrea, febbricola e calo ponderale.
Quando la malattia interessa l’ileo la diarrea è di moderata gravità; se interessa il colon l’incontinenza fecale, il tenesmo e le rettorraggie sono piuttosto frequenti. Il dolore tende ad essere costante, spesso accentuato dalla peristalsi intestinale. Compaiono talvolta episodi di occlusione o subocclusione intestinale. I pazienti con interessamento dello stomaco o del duodeno lamentano dolore epigastrico che può essere indicativo di ulcera perforata.
La febbre compare nella metà dei casi, ma raramente supera i 38°; la perdita di peso si realizza in un terzo dei casi. Può realizzarsi anemia per stillicidio cronico intestinale.
Il deficit nutrizionale, dovuto al ridotto apporto dietetico per anoressia e autorestrizione, determina steatorrea, anemia microcitica o megaloblastica, ipoprotidemia, edema, demineralizzazione ossea, ipokaliemia e disidratazione.
Le manifestazioni extraintestinali sono rappresentate dall'artrite, che rappresenta la complicanza più frequente, solitamente migrante e interessa singolarmente le grandi articolazioni; l’eritema nodoso (noduli rossastri e dolenti sulla superficie anteriore delle gambe) e il pioderma gangrenoso (profonde ulcere non infette che compaiono sulle gambe o sull'addome) rappresentano le manifestazioni cutanee più frequenti; l’irite e l’episclerite rappresentano le più comuni manifestazioni oculari.


La chirurgia conservativa e l'arrivo dei farmaci biologici anti TNF-alfa hanno rivoluzionato la gestione della malattia che vede oggi azzerata la mortalità. Il trattamento deve essere precoce, magari in associazione, specie per i casi di una certa gravità o che non rispondono alle terapie tradizionali (che sono steroidi, aminosalicilati, immunosoppressori e antibiotici) o che, ancor peggio, hanno come conseguenza di queste cure importanti effetti collaterali. E’ quanto è stato ribadito al Congresso Internazione di gastroenterologia , svoltosi recentemente a Vienna.
 


 






 
 
 
 

  



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