L’incontinenza urinaria genera ansia, depressione e isolamento,
soprattutto per il timore di non riuscire a controllare la vescica,
incide pesantemente sulla qualità della vita, limita i rapporti sociali
e altera la sessualità. Nonostante tutto rimane una patologia nascosta.
E’ questo l’allarme lanciato recentemente dalla Federazione Italiana
delle Società Urologiche (FISU).
“Solo una minoranza, spiega il professor Lucio Miano,
Direttore della Clinica Urologica Seconda dell’Università di Roma e
presidente della FISU - circa il 25%, vincendo vergogna e imbarazzo,
si rivolge al medico mentre gli altri si rassegnano ai pannoloni”. “Un
sommerso consistente, precisa il prof Miano, che, per pudore e
vergogna, convive con l’incontinenza, rinunciando a vita sociale e, cosa
più importante, anche alla propria sessualità ”. Analoghe
conclusioni vengono riportate in una recente ricerca europea che ha
interessato 500 donne con vescica iperattiva e quindi incontinenza; in
particolare lo studio ha evidenziato l’elevata influenza negativa
dell’incontinenza sul desiderio sessuale, che risulta notevolmente
diminuito, e la rinuncia, anche da parte di giovani donne, ad
intraprendere una relazione sentimentale. Ma dal presidente della FISU,
arriva una certezze. “L’incontinenza urinaria, conclude infatti
il - prof Lucio Miano - spesso trascurata e subìta con rassegnazione,
può invece essere risolta con la rieducazione perineale, ginnastica
vescicale, elettrostimolazione, farmaci anticolinergici e nuove tecniche
di chirurgia mininvasiva ora estese anche all’uomo che si effettua in
day hospital, in anestesia locale, a totale carico del SSN”
La nuova chirurgia mininvasiva per le donne, ma anche per gli uomini,
prevede l’applicazione di una piccola bendarella (sling) intorno
all’uretra, risolvendo il disturbo nell’90% dei casi. Rispetto ai
“vecchi” interventi invasivi del passato, che richiedono un taglio
sull’addome, anestesia generale, ricovero e convalescenza prolungate, i
nuovi trattamenti risolvono spesso il problema in un giorno con un
ritorno alle normali attività entro una-due settimana. Valide soluzioni
farmacologiche esistono anche per l’altra forma di incontinenza, la
sindrome della vescica iperattiva. Essa è caratterizzata da un
improvviso e irrefrenabile bisogno e frequenza di urinare, diurno e
notturno, e in Italia riguarda oltre 3 milioni di uomini e donne, spesso
in associazione alla forma di incontinenza da sforzo.
Secondo recenti stime il costo globale dell’incontinenza urinaria nel
nostro Paese è di circa 600 milioni di euro all’anno, mentre il paziente
spende in media 400 euro all’anno. In Italia infatti tutti farmaci anti-
incontinenza sono in fascia C, completamente a carico dei pazienti - i
pannoloni - 300 milioni di euro l’anno - l’85% a carico del Sistema
Sanitario Nazionale sono invece rimborsati dal SSN - E sulla
rimborsabilità dei farmaci anti - incontinenza e la riabilitazione
perineale (disponibile in Italia solo in pochi centri) la FISU lancia
un’appello al Ministero della Salute chiedendo che il SSN rivaluti la
patologia per consentire a tutti i pazienti le terapie più adeguate.