La “sindrome metabolica”, costituita classicamente da ipertensione,
obesità, diabete e dislipidemia, si arricchisce di altre due componenti:
ipogonadismo, per i bassi livelli di testosterone, e deficit erettile,
con una incidenza sette volte superiore alla media. Ne hanno discusso
gli urologi italiani nel corso del loro congresso nazionale di Bari,
puntando l’attenzione soprattutto verso il testosterone, ormone di cui è
stata ribadita la necessità di ripristinare i normali livelli
fisiologici, per consentire tutte quelle funzioni dipendenti dalla sua
attività, senza più la paura del tumore. Sembra infatti decaduta la
preoccupazione che il testosterone possa favorire la comparsa del cancro
alla prostata. “Fino a poco tempo fa – spiega il prof Vincenzo
Mirone, Presidente della Società Italiana di Urologia – si
pensava che il testosterone favorisse il cancro alla prostata. Per tale
motivo, gli urologi l’avevano messo da parte”. Studi più recenti
hanno invece definitivamente sfatato la sua pericolosità. “Quando
correttamente indicato – conclude il prof Vincenzo Mirone – può
essere impiegato senza particolari controindicazioni e per periodi
prolungati anche nella cura della sindrome metabolica”.
Disturbi da carenza di testosterone
La carenza del testosterone, nella sindrome metabolica come nell'età
avanzata, non solo sarebbe responsabile della diminuzione del desiderio
sessuale e dell’impotenza, della riduzione della potenza muscolare e
dell’affaticamento, dell’aumento di peso e dell’innalzamento del
colesterolo, della diminuzione dell’attenzione e dell’osteoporosi ma,
come risulta da recenti ricerche scientifiche, costituirebbe anche un
importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, quali
l’infarto, al pari dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia e del
diabete. E la preoccupazione degli specialisti nasce dal fatto che una
diminuzione dei livelli di testosterone, a parte la sindrome metabolica,
siano presenti in circa il 7% degli uomini e delle donne fra i 40 e 60
anni. Tale percentuale sale al 20% nei soggetti tra i 60 e gli 80 anni e
al 35% in quelli di età superiore agli 80 anni.
La terapia
La novità della terapia è rappresentata dalla somministrazione
intramuscolare e dalla lunga durata di azione: 4 punture di testosterone
undecanoato, una ogni 3 mesi, riescono a coprire il fabbisogno per un
intero anno. In tutti gli studi clinici la somministrazione ha
consentito un rapido raggiungimento e mantenimento nel tempo dei livelli
ormonali, evitando picchi ematici o carenze improvvise. Fino a qualche
mese addietro erano presenti farmaci in pillole, cerotti o gel, a
sommnistrazione quotidiana. Solo il testosterone fenilpropionato ha
un’azione di 4 settimane.
Prostata e Pericolo Testosterone
Esistono comunque delle controindicazioni al trattamento integrativo con
testosterone: esse sono rappresentate dalla presenza accertata di
carcinoma prostatico, da un suo sospetto (PSA > di 4 ng/ml con rapporto
libero/totale sfavorevole e biopsia prostatica negativa), da situazioni
borderline come la neoplasia intraepiteliale della prostata (PIN,
Prostatic Intraepithelial Neoplasia) ad alto grado in quanto è
considerata il precursore diretto dell'adenocarcinoma. Dunque attenzione
anche ai casi di solo sospetto tumorale.