Genova Anno VI - n°36 - 17.11.2008 Pagine Nazionali

Il testosterone aiuta a vivere meglio


clicMedicina -redazione@clicmedicina.it - Aldo Franco De Rose - Specialista Urologo e Andrologo, Clinica Urologica Genova

La “sindrome metabolica”, costituita classicamente da ipertensione, obesità, diabete e dislipidemia, si arricchisce di altre due componenti: ipogonadismo, per i bassi livelli di testosterone, e deficit erettile, con una incidenza sette volte superiore alla media. Ne hanno discusso gli urologi italiani nel corso del loro congresso nazionale di Bari, puntando l’attenzione soprattutto verso il testosterone, ormone di cui è stata ribadita la necessità di ripristinare i normali livelli fisiologici, per consentire tutte quelle funzioni dipendenti dalla sua attività, senza più la paura del tumore. Sembra infatti decaduta la preoccupazione che il testosterone possa favorire la comparsa del cancro alla prostata. “Fino a poco tempo fa – spiega il prof Vincenzo Mirone, Presidente della Società Italiana di Urologia – si pensava che il testosterone favorisse il cancro alla prostata. Per tale motivo, gli urologi l’avevano messo da parte”. Studi più recenti hanno invece definitivamente sfatato la sua pericolosità. “Quando correttamente indicato – conclude il prof Vincenzo Mirone – può essere impiegato senza particolari controindicazioni e per periodi prolungati anche nella cura della sindrome metabolica”.


Disturbi da carenza di testosterone

La carenza del testosterone, nella sindrome metabolica come nell'età avanzata, non solo sarebbe responsabile della diminuzione del desiderio sessuale e dell’impotenza, della riduzione della potenza muscolare e dell’affaticamento, dell’aumento di peso e dell’innalzamento del colesterolo, della diminuzione dell’attenzione e dell’osteoporosi ma, come risulta da recenti ricerche scientifiche, costituirebbe anche un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, quali l’infarto, al pari dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia e del diabete. E la preoccupazione degli specialisti nasce dal fatto che una diminuzione dei livelli di testosterone, a parte la sindrome metabolica, siano presenti in circa il 7% degli uomini e delle donne fra i 40 e 60 anni. Tale percentuale sale al 20% nei soggetti tra i 60 e gli 80 anni e al 35% in quelli di età superiore agli 80 anni.


La terapia
La novità della terapia è rappresentata dalla somministrazione intramuscolare e dalla lunga durata di azione: 4 punture di testosterone undecanoato, una ogni 3 mesi, riescono a coprire il fabbisogno per un intero anno. In tutti gli studi clinici la somministrazione ha consentito un rapido raggiungimento e mantenimento nel tempo dei livelli ormonali, evitando picchi ematici o carenze improvvise. Fino a qualche mese addietro erano presenti farmaci in pillole, cerotti o gel, a sommnistrazione quotidiana. Solo il testosterone fenilpropionato ha un’azione di 4 settimane.


Prostata e Pericolo Testosterone

Esistono comunque delle controindicazioni al trattamento integrativo con testosterone: esse sono rappresentate dalla presenza accertata di carcinoma prostatico, da un suo sospetto (PSA > di 4 ng/ml con rapporto libero/totale sfavorevole e biopsia prostatica negativa), da situazioni borderline come la neoplasia intraepiteliale della prostata (PIN, Prostatic Intraepithelial Neoplasia) ad alto grado in quanto è considerata il precursore diretto dell'adenocarcinoma. Dunque attenzione anche ai casi di solo sospetto tumorale.
 

 

 






 
 
 
 

  



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