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Dott. Franco Borsini |
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Un nuovo meccanismo
d’azione è emerso negli ultimi anni per poter controllare i sintomi
della malattia del Parkinson. Questa è una patologia idiopatica,
progressiva, degenerativa a carico del sistema nervoso centrale, la cui
prevalenza è di 0.1-0.2%, ma aumenta a 1-1.7% sopra i 65 anni d’età. Nel
morbo di Parkinson si assiste ad una progressiva perdita dei neuroni
nigro-striatali che contengono dopamina. I sintomi caratteristici della
malattia di Parkinson sono tremori, rigidità, bradicinesia, disturbi
dell’andatura e della postura. Il trattamento sintomatico d’eccellenza è
rappresentato dalla levodopa+carbidopa, ma che induce effetti
collaterali molto severi. La levodopa cerca di ripristinare il contenuto
cerebrale di dopamina cerebrale, che viene progressivamente a mancare a
causa della degenerazione neuronale. Nelle fasi precoci della malattia
vengono preferiti farmaci che agiscono direttamente sui recettori
dopaminergici, soprattutto quelli di tipo D2 (ad esempio, pramipexolo),
mimando l’effetto della dopamine stessa.
Il nuovo meccanismo d’azione si basa su conoscenze relativamente recenti
inerenti la fiosiopatologia del recettore dopaminergico di tipo D2 e di
quello adenosinico di tipo A2A. L’adenosina, attivando il recettore A2A,
inibisce la funzionalità del recettore D2 a livello dei gangli della
base. Per cui, in stati sintomatologici della malattia leggeri o
intermedi, il blocco del recettore A2A potrebbe mettere il recettore D2
in condizioni di rispondere meglio alla dopamina, che è ancora presente,
anche se ridotta in concentrazione. Tale azione dovrebbe essere benefica
per gli aspetti motori alterati nel morbo di Parkinson.
Basandosi su queste nozioni, Sigma-tau ha sintetizzato delle molecole
originali e, dopo un programma di screening, ha individuato ST1535 come
composto da portare in sviluppo clinico. Il composto è già in fase
clinica I su volontari sani, per verificare la sua tollerabilità e
sicurezza di impiego sia dopo dose singola (studio completato) che in
dose ripetuta.
Esiste un composto con un meccanismo d`azione simile, l’istradifillina,
detto anche KW6002, che e` arrivato fino alla fase di sperimentazione
clinica III. La Food and Drug Administration, l’ente americano che
autorizza la commercializzazione dei farmaci, però, non lo ha approvato
in quanto non ritenuto sufficientemente efficace, essendo stata
selezionata una popolazione con un grado di malattia severo, invece di
quella più appropriata di grado leggero e intermedio. ST1535 ha il
vantaggio su istradefillina che è in grado di inibire anche la
funzionalità del recettori adenosinici A1. Il blocco dei recettori A1
migliora nell’animale l’aspetto cognitivo, facoltà che è deteriorata nel
paziente parkinsoniano. L’antagonismo della funzionalità del recettore
A1, inoltre, dovrebbe migliorare anche il rilascio di dopamina,
neurotrasmettitore che, come si è detto, progressivamente si riduce di
concentrazione nella malattia di Parkinson.
ST1535 non solo esercita un effetto benefico sulla sintomatologia negli
animali affetti da Parkinson sperimentale, ma è anche in grado di
ridurre la neuroinfiammazione indotta dalla degenerazione dei neuroni
dopaminergici. Questo risultato potrebbe indirizzare il composto anche
nel trattamento dei primi sintomi della malattia di Parkinson, con
risvolti interessanti quali il ritardo della neurotossicità.
ST1535 è un composto che nasce da una collaborazione quasi tutta fra
università e istituti di ricerca italiani: Università di Ferrara (prof.
Borea e prof.ssa Varani) per quanto riguarda la biochimica, Università
di Perugia (prof. Calabresi) per quanto riguarda l’elettrofisiologia,
Università di Cagliari (prof.ssa Morelli) per quanto riguarda gli
aspetti comportamentali e biochimici, l’Istituto Superiore di Sanità
(dott.ssa Popoli) a Roma e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario
Negri” (dott. Invernizzi) di Milano per quanto riguarda la neurochimica.
La sola istituzione straniera, peraltro fra le più prestigiose per
questo tipo di patologia nell’animale, e` stato il King`s Collage di
Londra (prof. Jenner) per quanto riguarda un studio sulla scimmia e uno
sul roditore.