Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 14/11/2008

 

Il commento di Anna Carderi - Psicologa


Anna Carderi – psicologa- Roma - redazione@clicmedicina.it

Anna Carderi -  psicologa

Al di là delle polemiche e degli schieramenti a cui Thomas Beatie ha dato adito con la sua gravidanza nel corso di quest’ultimo anno, la riflessione su cui intendo soffermarmi è prettamente etica e rimanda all’eleggibilità dell’adeguamento sessuale, ormonale o chirurgico che sia. Tale assioma afferma che “l’esperienza di vita” si esplica nell’adeguare il comportamento al genere prescelto. Il cambiamento di genere, ruotando intorno alla rappresentazione di sé, al proprio essere nel mondo riconosciuto nella propria integrità somato-psichico-esistenziale, implica l’accettare e il ricollocare i propri comportamenti nei limiti del proprio sesso. Produrre una certa rappresentazione di sé vincola il transessuale ad un sistema normativo di regole e di significati che avvallano la sua stessa credibilità sacrificando alcune parti di sé per non rimanere imprigionato in un’identità parallela.

Nel comportamento di un individuo che, come nel caso di Thomas Beatie, assume un ruolo sessuale specifico mentre adotta il comportamento biologico opposto si può leggere la condizione di un Essere intrappolato in un’identità parallela che per natura ci rimanda un’identità precaria ed indefinita perché ancorata ancora ad una parte femminile integra che si manifesta nel mantenimento inalterato della sua funzionalità femminile (utero ed ovaie). La negazione del proprio corpo biologico nel transessuale è funzionale all’affermazione di se stesso e del proprio vissuto interiore. È infatti nel riadeguamento sessuale che l’immagine oggettuale trova la possibilità di essere accettata dall’altro e quindi di esistere. È evidente come il bisogno di adeguare il proprio corpo a ciò che vede la psiche venga nel caso di Thomas Beatie disconfermato e ricontrattato nell’inconsueta scelta, di una persona che ha assunto una propria identità sessuale, anagrafica e sociale di tipo maschile, di decidere di tornare ad aderire a una identità biologica, quella femminile – la stessa che per anni lo ha intrappolato in un corpo percepito come fortemente dissonante - attraverso un comportamento propriamente femminile quale è la gravidanza. Il fine ultimo del lungo e articolato cammino che porta il transessuale al raggiungimento dell’integrazione e all’equilibrio, adeguando il proprio sesso sociale (fenotipico) alla propria identità di genere sottace proprio la necessità di evitare ripensamenti anche se utilitaristicamente e volontariamente finalizzati come quello dello stesso Thomas Beatie.

 

 

 






 
 
 
 

  



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