In ogni parte del mondo, una persona su cento soffre o ha sofferto di un
episodio psicotico. Più del 5% dei pazienti afferenti ai servizi
pubblici di salute mentale soffre di disturbo bipolare, con un rischio
suicidario di 30 volte superiore rispetto alla popolazione generale; la
schizofrenia colpisce l’1% della popolazione, soprattutto giovani,
spingendoli all’isolamento e allontanandoli dal contesto sociale e
lavorativo.
I disturbi psicotici sono patologie a più dimensioni, interferiscono con
i diversi aspetti della vita di una persona e rappresentano, quindi, una
priorità “sensibile”, non solo per la medicina e la psichiatria stessa
ma anche per la collettività e l’intero tessuto sociale.
Per parlare di inserimento sociale e lavorativo delle persone affette da
problemi psichiatrici, anche gravi, si terrà domani, a Bari, un incontro
dal titolo: “Inserimento Lavorativo e salute mentale”.
L’evento formativo è realizzato grazie al contributo di AstraZeneca, da
tempo impegnata, attraverso la sua ricerca, a migliorare la salute e la
qualità di vita di questi pazienti e a favorire iniziative di
responsabilità sociale ed è rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma
anche al mondo dell’impresa e del governo locale.
Gli interlocutori sono, infatti, in questo evento, il mondo dell’impresa
profit - rappresentato, in primo luogo, dal Presidente di Confindustria
Puglia, Ing. De Bartolomeo, e da Vito Manzari, Presidente
di Costellazione Apulia (un consorzio di 65 imprese concentrate nella
provincia di Bari) - ed il mondo della politica locale - rappresentato
in particolare dall’Assessore regionale alle Politiche sociali, Elena
Gentile, dall’assessore regionale alla cittadinanza attiva,
Guglielmo Minervini e dalla Direttore Generale della ASL di Bari,
Avv. Lea Cosentino.
Il Valore dell’inserimento lavorativo e l’Esperienza Cascina
Clarabella
“L’obiettivo di questa iniziativa è fare incontrare la domanda e
l’offerta, per favorire la diffusione di buone prassi e la realizzazione
di esperienze finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone con
problemi psichiatrici anche gravi.” – afferma il Dr. Fabrizio
Cramarossa, Dirigente Psichiatra presso il Centro di salute mentale
di Mola di Bari e Presidente dell’Associazione “Oltre” di Bari. – “In
altre parole, come ben chiarisce anche la scelta degli ospiti della
prima tavola rotonda dell’evento, l’impiego lavorativo di persone
svantaggiate può coniugare la responsabilità sociale dell’impresa con
l’utile. Ovvero, se gestito adeguatamente e con il necessario supporto,
esso può rispondere alle logiche del mercato e del profitto e non solo
della solidarietà sociale. Una risorsa e non un costo”. “Il servizio
pubblico”- aggiunge il Dr. Materzanini, Responsabile
dell’Unità Operativa di Psichiatria dell’AO di Chiari (Brescia) “può
collaborare con il privato sociale per creare cultura, inserimento
lavorativo e opportunità, non soltanto a beneficio delle persone con
problemi di salute mentale, ma anche del territorio.”
“Questo, infatti, è quanto ha fatto e sta facendo, ad esempio, il
Dipartimento di salute mentale di Iseo con ‘Cascina Clarabella’,
nell’area della Franciacorta. In questo modello, attraverso una forte
integrazione tra pubblico, impresa sociale e volontariato si riesce
davvero a produrre il beneficio sociale e culturale e l’utile
d’impresa.”
Il Pregiudizio dell’Impresa
L’incontro che si terrà oggi a Villa Morisco tra operatori psichiatrici
e operatori dell’economia e della politica ha dichiaratamente un intento
formativo. Perchè? Dai risultati di un questionario, elaborato dall’
Associazione OLTRE di Bari e distribuito a 30 imprenditori della
provincia di Bari, si può osservare una grande differenza tra il
pregiudizio e l’esperienza vissuta sul campo.
“In generale, dalle risposte è emersa una conoscenza piuttosto
diseguale di che cosa sia la malattia mentale.” - precisa il Dr.
Cramarossa – “La depressione, per esempio, è riconosciuta come
malattia mentale da poco più di due terzi degli imprenditori; l’attacco
di panico solo dalla metà e quasi un terzo non sa che l’anoressia è una
patologia d’interesse psichiatrico. E sulle conseguenze della malattia
mentale le idee, a priori, non sono del tutto chiare: il 44% delle
persone intervistate ritiene o comunque non esclude che le persone con
malattia mentale siano più violente delle persone ‘normali’. Una simile
‘area grigia’ (43%) riguarda la convinzione o il sospetto che i
portatori di disagio mentale siano incapaci di studiare o lavorare”.
Tra gli imprenditori intervistati, il trend delle risposte è in linea
con quello della popolazione generale rispetto al modo in cui la
malattia mentale è percepita o stigmatizzata, al livello di conoscenza
delle problematiche relative al collocamento dei disabili psichici, alle
opportunità e agli obblighi offerti o imposti dalle leggi vigenti.
Il ruolo sociale dell’impresa si delinea quindi scarso e caratterizzato
da pregiudizi.
La conseguenza pratica di questa situazione di partenza è spiegata
ancora dal Dr. Cramarossa: “Mentre tra chi è disposto ad
accogliere, come borsista non retribuito, un utente psichiatrico e chi
non lo è (oppure resta indeciso), il rapporto è di 20 a 10; questo
rapporto si inverte completamente (da 7 a 23) tra chi è disposto ad
assumere una persona con problemi di salute mentale e chi è indeciso o
contrario.
Ma poi si scopre, tra coloro che stanno dando lavoro come borsisti a
persone con problemi psichiatrici, che la maggioranza resta stupita
delle loro ottime capacità professionali e della loro elevata
affidabilità sul posto di lavoro”.
Il Modello Pugliese
“Nella Regione Puglia, su 303 cooperative iscritte all’albo regionale
delle cooperative sociali di tipo B, circa il 10% impiega in totale 120
utenti psichiatrici, con contratti di lavoro discretamente stabili, un
fatturato complessivo 2006 di oltre 6 milioni di euro (in Provincia di
Bari, vi è una cooperativa sociale che fattura da sola 2 milioni di euro
l’anno) Il malato psichiatrico è un lavoratore assolutamente affidabile,
quanto qualsiasi altra persona.” - conclude il Dr. Cramarossa
– “Emblematico, da questo punto di vista è il dato sulle assenze per
malattia di questi lavoratori nel triennio 2004-2006: vi sono 2,5% di
giornate perse per malattia, 0,7% per aspettativa e 0,4% per assenze
ingiustificate, dati assolutamente sovrapponibili ai dati INPS della
popolazione generale. E stiamo parlando di persone che per il 35% sono
affette da patologie dell’area psicotica grave, per il 20% da
depressione bipolare grave, per il 20% da ritardo mentale e per il 15%
di disturbi della personalità, oltre metà dei quali ha una invalidità
civile riconosciuta superiore al 75%.”
L’Inserimento lavorativo come priorità di cura e sue Evidenze
Quello dell’inserimento lavorativo di chi soffre di una patologia
psichiatrica come la schizofrenia non è soltanto un compito sociale o,
se vogliamo, etico, ma anche e soprattutto una priorità terapeutica.
“Se il ruolo dello psichiatra moderno è oggi molto differente da quello
di quindici anni or sono lo si deve alla nuova farmacoterapia
antipsicotica.”- chiarisce il Dr. Materzanini -“Un tempo,
la farmacoterapia conteneva i sintomi, oggi ci permette di pensare ad un
programma riabilitativo che sia centrato sulle risorse delle persone,
come quello rappresentato dalla ‘Cascina’”.
“Tutti sappiamo che l’uomo è sociale ma il problema è che molte
patologie psichiatriche tendono a produrre isolamento.” - continua
lo psichiatra - “Ora, se una persona, a causa di una determinata
condizione patologica, ha difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale,
rientra nei compiti della psichiatria moderna aiutarlo in questo senso.
D’altra parte, l’inclusione sociale è al tempo stesso un obiettivo di
vita per chiunque di noi”.
“L’84% delle persone che frequentano ‘Cascina Clarabella’ hanno una
diagnosi di schizofrenia”- ricorda ancora il Dr. Materzanini
– “ma quasi tutte hanno visto drasticamente abbattuta l’incidenza di
ricoveri ospedalieri. Anzi, molte di esse, da quando lavorano nel
progetto, non ha più subito ricoveri. Questo è un indicatore di cura
piuttosto chiaro”.
“Molti ritengono ancor oggi che la psichiatria sia un problema”-
conclude il Dr. Materzanini – “Noi cerchiamo invece di
dimostrare, con esempi di buone pratiche, che essa può diventare una
risorsa. Dobbiamo uscire oggi dall’ottica che la riabilitazione
rappresenti un onere. ‘Cascina Clarabella’ è in attivo, produce utili,
pur avendo una percentuale elevatissima di lavoratori con problemi
psichiatrici. In altri termini, un’impresa sociale come questa
rappresenta un’opportunità, non solo per le persone che ci lavorano, ma
anche per gli imprenditori”.
I pregiudizi legati alla malattia e il disagio mentale possono
rappresentare un importante ostacolo “culturale” alle possibilità di
reinserimento ed è grazie a iniziative come quella odierna di Villa
Morisco che si può compiere un significativo progresso verso il suo
superamento.