Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 14/11/2008

 

L’Inserimento lavorativo e sociale nella salute mentale


In ogni parte del mondo, una persona su cento soffre o ha sofferto di un episodio psicotico. Più del 5% dei pazienti afferenti ai servizi pubblici di salute mentale soffre di disturbo bipolare, con un rischio suicidario di 30 volte superiore rispetto alla popolazione generale; la schizofrenia colpisce l’1% della popolazione, soprattutto giovani, spingendoli all’isolamento e allontanandoli dal contesto sociale e lavorativo.
I disturbi psicotici sono patologie a più dimensioni, interferiscono con i diversi aspetti della vita di una persona e rappresentano, quindi, una priorità “sensibile”, non solo per la medicina e la psichiatria stessa ma anche per la collettività e l’intero tessuto sociale.

Per parlare di inserimento sociale e lavorativo delle persone affette da problemi psichiatrici, anche gravi, si terrà domani, a Bari, un incontro dal titolo: “Inserimento Lavorativo e salute mentale”.
L’evento formativo è realizzato grazie al contributo di AstraZeneca, da tempo impegnata, attraverso la sua ricerca, a migliorare la salute e la qualità di vita di questi pazienti e a favorire iniziative di responsabilità sociale ed è rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma anche al mondo dell’impresa e del governo locale.

Gli interlocutori sono, infatti, in questo evento, il mondo dell’impresa profit - rappresentato, in primo luogo, dal Presidente di Confindustria Puglia, Ing. De Bartolomeo, e da Vito Manzari, Presidente di Costellazione Apulia (un consorzio di 65 imprese concentrate nella provincia di Bari) - ed il mondo della politica locale - rappresentato in particolare dall’Assessore regionale alle Politiche sociali, Elena Gentile, dall’assessore regionale alla cittadinanza attiva, Guglielmo Minervini e dalla Direttore Generale della ASL di Bari, Avv. Lea Cosentino.

Il Valore dell’inserimento lavorativo e l’Esperienza Cascina Clarabella
“L’obiettivo di questa iniziativa è fare incontrare la domanda e l’offerta, per favorire la diffusione di buone prassi e la realizzazione di esperienze finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone con problemi psichiatrici anche gravi.” – afferma il Dr. Fabrizio Cramarossa, Dirigente Psichiatra presso il Centro di salute mentale di Mola di Bari e Presidente dell’Associazione “Oltre” di Bari. – “In altre parole, come ben chiarisce anche la scelta degli ospiti della prima tavola rotonda dell’evento, l’impiego lavorativo di persone svantaggiate può coniugare la responsabilità sociale dell’impresa con l’utile. Ovvero, se gestito adeguatamente e con il necessario supporto, esso può rispondere alle logiche del mercato e del profitto e non solo della solidarietà sociale. Una risorsa e non un costo”. “Il servizio pubblico”- aggiunge il Dr. Materzanini, Responsabile dell’Unità Operativa di Psichiatria dell’AO di Chiari (Brescia) “può collaborare con il privato sociale per creare cultura, inserimento lavorativo e opportunità, non soltanto a beneficio delle persone con problemi di salute mentale, ma anche del territorio.”
“Questo, infatti, è quanto ha fatto e sta facendo, ad esempio, il Dipartimento di salute mentale di Iseo con ‘Cascina Clarabella’, nell’area della Franciacorta. In questo modello, attraverso una forte integrazione tra pubblico, impresa sociale e volontariato si riesce davvero a produrre il beneficio sociale e culturale e l’utile d’impresa.”

Il Pregiudizio dell’Impresa
L’incontro che si terrà oggi a Villa Morisco tra operatori psichiatrici e operatori dell’economia e della politica ha dichiaratamente un intento formativo. Perchè? Dai risultati di un questionario, elaborato dall’ Associazione OLTRE di Bari e distribuito a 30 imprenditori della provincia di Bari, si può osservare una grande differenza tra il pregiudizio e l’esperienza vissuta sul campo.
“In generale, dalle risposte è emersa una conoscenza piuttosto diseguale di che cosa sia la malattia mentale.” - precisa il Dr. Cramarossa“La depressione, per esempio, è riconosciuta come malattia mentale da poco più di due terzi degli imprenditori; l’attacco di panico solo dalla metà e quasi un terzo non sa che l’anoressia è una patologia d’interesse psichiatrico. E sulle conseguenze della malattia mentale le idee, a priori, non sono del tutto chiare: il 44% delle persone intervistate ritiene o comunque non esclude che le persone con malattia mentale siano più violente delle persone ‘normali’. Una simile ‘area grigia’ (43%) riguarda la convinzione o il sospetto che i portatori di disagio mentale siano incapaci di studiare o lavorare”.
Tra gli imprenditori intervistati, il trend delle risposte è in linea con quello della popolazione generale rispetto al modo in cui la malattia mentale è percepita o stigmatizzata, al livello di conoscenza delle problematiche relative al collocamento dei disabili psichici, alle opportunità e agli obblighi offerti o imposti dalle leggi vigenti.
Il ruolo sociale dell’impresa si delinea quindi scarso e caratterizzato da pregiudizi.

La conseguenza pratica di questa situazione di partenza è spiegata ancora dal Dr. Cramarossa: “Mentre tra chi è disposto ad accogliere, come borsista non retribuito, un utente psichiatrico e chi non lo è (oppure resta indeciso), il rapporto è di 20 a 10; questo rapporto si inverte completamente (da 7 a 23) tra chi è disposto ad assumere una persona con problemi di salute mentale e chi è indeciso o contrario.
Ma poi si scopre, tra coloro che stanno dando lavoro come borsisti a persone con problemi psichiatrici, che la maggioranza resta stupita delle loro ottime capacità professionali e della loro elevata affidabilità sul posto di lavoro”.


Il Modello Pugliese
“Nella Regione Puglia, su 303 cooperative iscritte all’albo regionale delle cooperative sociali di tipo B, circa il 10% impiega in totale 120 utenti psichiatrici, con contratti di lavoro discretamente stabili, un fatturato complessivo 2006 di oltre 6 milioni di euro (in Provincia di Bari, vi è una cooperativa sociale che fattura da sola 2 milioni di euro l’anno) Il malato psichiatrico è un lavoratore assolutamente affidabile, quanto qualsiasi altra persona.” - conclude il Dr. Cramarossa “Emblematico, da questo punto di vista è il dato sulle assenze per malattia di questi lavoratori nel triennio 2004-2006: vi sono 2,5% di giornate perse per malattia, 0,7% per aspettativa e 0,4% per assenze ingiustificate, dati assolutamente sovrapponibili ai dati INPS della popolazione generale. E stiamo parlando di persone che per il 35% sono affette da patologie dell’area psicotica grave, per il 20% da depressione bipolare grave, per il 20% da ritardo mentale e per il 15% di disturbi della personalità, oltre metà dei quali ha una invalidità civile riconosciuta superiore al 75%.”

L’Inserimento lavorativo come priorità di cura e sue Evidenze
Quello dell’inserimento lavorativo di chi soffre di una patologia psichiatrica come la schizofrenia non è soltanto un compito sociale o, se vogliamo, etico, ma anche e soprattutto una priorità terapeutica. “Se il ruolo dello psichiatra moderno è oggi molto differente da quello di quindici anni or sono lo si deve alla nuova farmacoterapia antipsicotica.”- chiarisce il Dr. Materzanini -“Un tempo, la farmacoterapia conteneva i sintomi, oggi ci permette di pensare ad un programma riabilitativo che sia centrato sulle risorse delle persone, come quello rappresentato dalla ‘Cascina’”.
“Tutti sappiamo che l’uomo è sociale ma il problema è che molte patologie psichiatriche tendono a produrre isolamento.” - continua lo psichiatra - “Ora, se una persona, a causa di una determinata condizione patologica, ha difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale, rientra nei compiti della psichiatria moderna aiutarlo in questo senso. D’altra parte, l’inclusione sociale è al tempo stesso un obiettivo di vita per chiunque di noi”.
“L’84% delle persone che frequentano ‘Cascina Clarabella’ hanno una diagnosi di schizofrenia”-
ricorda ancora il Dr. Materzanini “ma quasi tutte hanno visto drasticamente abbattuta l’incidenza di ricoveri ospedalieri. Anzi, molte di esse, da quando lavorano nel progetto, non ha più subito ricoveri. Questo è un indicatore di cura piuttosto chiaro”.

“Molti ritengono ancor oggi che la psichiatria sia un problema”- conclude il Dr. Materzanini “Noi cerchiamo invece di dimostrare, con esempi di buone pratiche, che essa può diventare una risorsa. Dobbiamo uscire oggi dall’ottica che la riabilitazione rappresenti un onere. ‘Cascina Clarabella’ è in attivo, produce utili, pur avendo una percentuale elevatissima di lavoratori con problemi psichiatrici. In altri termini, un’impresa sociale come questa rappresenta un’opportunità, non solo per le persone che ci lavorano, ma anche per gli imprenditori”.

I pregiudizi legati alla malattia e il disagio mentale possono rappresentare un importante ostacolo “culturale” alle possibilità di reinserimento ed è grazie a iniziative come quella odierna di Villa Morisco che si può compiere un significativo progresso verso il suo superamento.

 

 

 






 
 
 
 

  



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