I nuovi dati dello studio
JUPITER dimostrano che rosuvastatina 20 mg ha prodotto una riduzione del
44% (p<0.001), significativa rispetto al placebo, dell’incidenza degli
eventi cardiovascolari maggiori (rischio combinato di infarto, ictus,
rivascolarizzazione arteriosa, ricovero ospedaliero per angina instabile
o morte per cause cardiovascolari), in uomini e donne con livelli
elevati di proteina C reattiva (PCRhs), ma livelli di colesterolo
normali Ridker P et al. N. Engalnd J med 2008; 359: 2195-2207.
I risultati con rosuvastatina hanno inoltre evidenziato:
una riduzione prossima al dimezzamento, 47%, del rischio combinato di
infarto, ictus e mortalità CV (- 47%, p < 0,001) 1;
un abbattimento superiore alla metà, 54%, del rischio di infarto (- 54%;
p<0.0002) 1;
un calo vicino al 50% del rischio di ictus (- 48%, p = 0,002) 1;
una contrazione significativa del 20% della mortalità totale (- 20%; p =
0,02) 1.
Tali risultati, si associano alla riduzione mediana del 50% (p < 0,001)
dei livelli di colesterolo LDL, scesi durante il trattamento a 55 mg/dL
(mediana) 1.
Lo studio JUPITER (Justification for the Use of statins in Primary
prevention: an Intervention Trial Evaluating Rosuvastatin) è uno studio
a lungo termine, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo,
di ampie dimensioni, condotto su 17.802 pazienti. I risultati,
presentati recentemente alle Sessioni Scientifiche dell’American Heart
Association, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine1.
La Valutazione del Rischio Cardiovascolare
“L’aterosclerosi, nella sua genesi, nella sua progressione e
soprattutto nel processo che rende instabile la placca ateromatosa, è
determinata oltre che dal colesterolo LDL anche dall’infiammazione.”–
dichiara il Prof. Giampiero Perna (Direttore Dipartimento Scienze
Cardiologiche Mediche e Chirurgiche e Direttore SOD Complessa
Cardiologia “GM Lancisi”) – “In presenza di infiammazione, la placca
si ‘attiva’ ed è questo processo a produrre il rischio di eventi
cardiovascolari”.
Per questa ragione lo studio JUPITER è stato disegnato prendendo in
esame pazienti con livelli di colesterolo normali ma con PCRhs elevati.
“I dati dello studio rappresentano dunque un importante risultato, che
ci permetterà di migliorare ulteriormente la nostra conoscenza ed il
trattamento del paziente a rischio cardiovascolare”- prosegue il Prof.
Perna.
L’Efficacia dimostrata di rosuvastatina
“Grazie allo studio JUPITER si è dimostrato per la prima volta che,
in pazienti con livelli normali di colesterolo ma identificati come a
rischio cardiovascolare a causa della presenza di uno stato di
infiammazione, rosuvastatina è in grado di ridurre fortemente non solo i
livelli di colesterolo ‘cattivo LDL’ ma anche, conseguentemente e per il
suo meccanismo d’azione, lo stato infiammatorio.
In questo modo rosuvastatina dimostra di essere in grado di ridurre gli
eventi cardiovascolari quasi del 50%” - sottolinea il Prof.
Alberto Margonato (Direttore Unità Operativa di Cardiologia IRCCS
Ospedale S. Raffaele di Milano).
“Lo studio JUPITER ci permette, quindi, di acquisire un importante
risultato a conferma del profilo di efficacia di rosuvastatina” -
continua il Prof. Margonato– “e di come la riduzione del parametro
della proteina C reattiva nei pazienti a basso rischio possa contribuire
al successo clinico ed alla riduzione del rischio cardiovascolare
globale”.
Non solo “Lo studio JUPITER ha registrato, per la prima volta per una
statina, una riduzione da parte di rosuvastatina anche della mortalità
totale”.
Sulla base dei risultati dello studio, si stima che serve trattare 25
pazienti per 5 anni per prevenire 1 evento cardiovascolare maggiore (NNT
= 5).
“Un risultato importante, se consideriamo che la malattia
cardiovascolare rappresenta da sola nel nostro paese il 45% delle cause
di morte.” – commenta il Prof. Perna.
L’Impegno della Ricerca&Sviluppo AstraZeneca
“I risultati estremamente positivi dello studio JUPITER, che aprono
nuove ed inattese prospettive in ambito di prevenzione del rischio
cardiovascolare, rappresentano per noi un’ulteriore conferma
dell’importanza di continuare a sostenere le attività di ricerca e
sviluppo.” - dichiara il Dr. Raffaele Sabia Direttore Medico
AstraZeneca Italia –“Jupiter fa parte del Programma Galaxy, un ampio
programma di ricerca internazionale, a lungo termine e in continua
evoluzione, sostenuto da AstraZeneca con l’obiettivo di rispondere ad
alcune questioni irrisolte nella ricerca scientifica nell’ ambito della
terapia con statine, come l’impatto di rosuvastatina sulla riduzione del
rischio cardiovascolare e, di conseguenza, sugli outcomes per i
pazienti”.
“L’impegno di AstraZeneca nella Ricerca&Sviluppo – continua il
Dr. Raffaele Sabia - si realizza anche attraverso un vasto programma
clinico che riguarda aree mediche caratterizzate da bisogni terapeutici
non ancora pienamente soddisfatti, come quella oncologica, urologica,
respiratoria, gastrointestinale e del sistema nervoso centrale. Inoltre,
AstraZeneca è impegnata nel fornire supporto e sostegno alla ricerca
indipendente e nel promuovere anche in Italia la ricerca pre-clinica,
contribuendo in tal modo a dare visibilità ai numerosi centri di
eccellenza presenti nel nostro Paese.”
I risultati dello studio Jupiter rappresentano un ulteriore ed
importante traguardo per la ricerca scientifica in generale e per il
controllo del rischio cardiovascolare, proponendo, in particolare, una
nuova opportunità per prevenire gli eventi cardiovascolari e ridurre la
mortalità.
LO STUDIO JUPITER
JUPITER (Justification for the Use of statins in Primary prevention: an
Intervention Trial Evaluating Rosuvastatin) è uno studio a lungo
termine, randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo e di
ampie dimensioni (17.802 pazienti) volto a valutare la capacità di
rosuvastatina 20 mg di ridurre il rischio di infarto, ictus e altri
eventi cardiovascolari maggiori in soggetti con livelli di LDL-C bassi o
normali, ma identificati come a rischio cardiovascolare aumentato a
causa dei livelli elevati di proteina C reattiva ad alta sensibilità (PCRHs)
e dell’età.
La maggior parte dei pazienti arruolati evidenziava almeno un altro
fattore di rischio, compresi ipertensione, bassi livelli di HDL-C,
anamnesi familiare positiva per patologia coronarica prematura (CHD) o
il tabagismo. PCRHs è riconosciuto come marcatore dell’infiammazione
associato a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari
aterosclerotici.
JUPITER fa parte del GALAXY Programme™, un progetto di ricerca
internazionale di vaste dimensioni sostenuto da AstraZeneca e concepito
per rispondere alle domande irrisolte della ricerca sulle statine.
Sino a oggi, GALAXY ha reclutato oltre 69.000 pazienti in più di 55
paesi in tutto il mondo.
Nel corso dello studio, rosuvastatina 20 mg è apparsa ben tollerata in
quasi 9.000 pazienti. L’incidenza degli eventi avversi maggiori,
comprese neoplasie e miopatia, è risultata simile nei diversi gruppi di
trattamento. Si è registrato un lieve aumento dei casi di diabete
segnalati dai medici, compatibile con i dati di altri studi clinici
controllati con placebo sulle statine.
INFORMAZIONI SU ROSUVASTATINA
Rosuvastatina è un inibitore della 3-idrossi-metilglutaril coenzima A (HMG-CoA)
reduttasi, comunemente conosciuta come "statina". La sua azione
determina una riduzione del colesterolo nel sangue.
In Italia rosuvastatina è indicata per ipercolesterolemia primaria (tipo
IIa, inclusa l’ipercolesterolemia familiare di tipo eterozigote) o
dislipidemia mista (tipo IIb) in aggiunta alla dieta quando la risposta
a quest’ultima e ad altri trattamenti non farmacologici (es. esercizio
fisico, riduzione ponderale) risulta essere inadeguata;
ipercolesterolemia familiare di tipo omozigote, in aggiunta alla dieta e
ad altri trattamenti ipolipemizzanti (ad esempio LDL aferesi) o quando
tali trattamenti non risultano appropriati.
La dose iniziale raccomandata è di 5 o 10 mg una volta al giorno per via
orale, se necessario, un aggiustamento al dosaggio superiore può essere
effettuato dopo 4 settimane. Il passaggio al dosaggio massimo di 40 mg
deve essere considerato solo in pazienti con ipercolesterolemia grave ad
alto rischio cardiovascolare (in particolare quelli con
ipercolesterolemia familiare) che con la dose di 20 mg non hanno
raggiunto gli obiettivi terapeutici stabiliti e sui quali si
effettueranno periodici controlli di monitoraggio.
Studi clinici hanno identificato rosuvastatina come la statina più
efficace nella riduzione dei livelli di LDL-C nonché come molecola
dotata di un effetto significativo sull’aumento della frazione HDL-C e
capace di rallentare la progressione dell’aterosclerosi, una delle cause
sottese alla patologia cardiovascolare.
Sino a oggi, l’uso di Rosuvastatina è stato approvato in oltre 97 paesi,
dove è stata prescritta a quasi 15 milioni di persone
I dati clinici (Shepherd J, Hunninghake DB, Stein EA et al. Safety of
rosuvastatin. Am J Cardiol. 2004 94:882-8) e di sorveglianza
post-marketing (McAfee AT, Ming EE, Seeger JD et al. The comparative
safety of rosuvastatin: a retrospective matched cohort study in over
48,000 initiators of statin therapy. Pharmacoepidemiol Drug Saf. 2006
15:444-53 - Goettsch WG, Heintjes EM, Kastelein JJ et al. Results from a
rosuvastatin historical cohort study in more than 45,000 Dutch statin
users, a PHARMO study. Pharmacoepidemiol Drug Saf. 2006 15:435-43.)
mostrano che il profilo di sicurezza del farmaco è in linea con quello
delle altre statine in commercio.