Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionale

del 13/11/2008

 

Pavimento pelvico, quando parlarne aiuta


Emorroidi, stipsi, incontinenza, problemi dell’apparato urogenitale: sono fastidi molto comuni ma di cui si parla poco perché generano spesso imbarazzo e scatenano disagi interpersonali e sociali. Tali problemi sono tutti legati ad una zona specifica del nostro corpo: il pavimento pelvico. Questa struttura anatomica è formata da un insieme delicato di muscoli che si intrecciano fra loro e chiudono verso il basso il bacino, abbracciando l'apparato urinario, genitale, e l’ultimo tratto dell’intestino: l’ano-retto.
Il pavimento pelvico è una unità funzionale dinamica; sollecitata continuamente dal peso del nostro corpo, esso è soprattutto impegnato nel contrastare gli aumenti di pressioni intra-addominali dettati dall’ incremento di carichi, (mansioni lavorative, sollevare le borse della spesa, prendere in braccio il bambino, tossire, starnutire,ecc.), dal parto e da condizioni croniche (stipsi cronica con eccessivo ponzamento).
Da alcuni anni ormai il pavimento pelvico non viene più distinto in 3 compartimenti separati (anteriore-urinario, medio-ginecologico e posteriore-ano-rettale) ma viene considerato con una visione d’insieme, come un’unica entità funzionale, e questo ha portato alla creazione sempre più frequente, nei centri specializzati, di équipes multidisciplinari dedicate.
Se la Proctologia studia e tratta le patologie dell’ano, del retto e del pavimento pelvico, di malattie proctologiche quasi sempre di natura benigna, è anche vero che esse rivestono un ruolo importante sulla qualità di vita delle persone, nonché sulla spesa sociale.
Non a caso l’Unità di Chirurgia Generale e Mininvasiva dell’Istituto Scientifico di Pavia dell’IRCCS Fondazione Maugeri ha pensato ad un seminario di aggiornamento dedicato proprio al trattamento integrato delle disfunzioni del pavimento pelvico in programma il 15 novembre a Pavia. Il focus del programma affronterà l’evoluzione della Proctologia registrata negli ultimi anni così come i progressi della terapia chirurgica applicata alle patologie pelviche, grazie all’avvento di nuove tecniche meno invasive e dolorose che permettono un più rapido ritorno alle normali attività quotidiane. Da sottolineare la partecipazione all’evento del Prof. Antonio Longo, Responsabile Dipartimento di Colonproctologia e Malattie del pavimento pelvico al “St. Helisabeth Hospital” di Vienna, figura di spicco del settore a livello internazionale, nonché ispiratore e ideatore dei nuovi concetti e delle nuove tecniche per l’approccio chirurgico del prolasso mucoso ano-rettale. La sua lettura magistrale sulle “Disfunzioni ano-rettali” aprirà i lavori del convegno.
La medicina ha raggiunto solo in anni recenti una maggiore comprensione della centralità e della complessità della zona perineale. Da poco, ad esempio, si è cominciato a parlare e a dibattere su larga scala di prevenzione delle lacerazioni perineali durante il parto e delle conseguenze dell’episiotomia. Da poco ha iniziato a diffondersi una maggiore attenzione, teorica e pratica, nei confronti di prolassi e incontinenza femminile. Da poco si riconosce la giusta dignità ed efficacia ai cosiddetti approcci riabilitativi "conservativi". Approcci che spesso sono in grado di integrare o addirittura evitare i tradizionali interventi di tipo chirurgico o farmacologico.
La malattia emorroidaria rappresenta uno dei problemi più comuni dell'intestino, anche se è difficile stabilirne la reale incidenza in quanto solo una minoranza dei pazienti consulta il medico. Queste patologie restano ancora oggi un argomento tabù, tuttavia si calcola che nei paesi industrializzati ne sia affetta almeno il 60% della popolazione adulta. Il trattamento della malattia emorroidaria dipende dallo stadio e dalla sintomatologia osservata. Le possibilità terapeutiche variano da un'ampia gamma di presidi farmacologici che hanno solo un significato palliativo a trattamenti strumentali para-chirurgici ambulatoriali o chirurgici veri e propri che rappresentano l'unica possibilità di trattamento definitivo della malattia emorroidaria.


A Pavia un ambulatorio ad HOC

Bastano questi dati per comprendere l'importanza di queste patologie in termini di impatto sulla qualità di vita e di spesa sanitaria. Negli ultimi anni il crescente interesse per le patologie del pavimento pelvico ha portato ad una più stretta collaborazione fra i vari specialisti coinvolti, in relazione al riscontro che le patologie dei vari compartimenti della pelvi spesso si associano tra loro, richiedendo pertanto un approccio multidisciplinare al loro trattamento.

Ed è proprio dall’ingente numero di pazienti affetti da disfunzioni del pavimento pelvico che da anni si rivolgono all’istituto di Pavia della Fondazione Maugeri, che è nata l’esigenza di far confluire l’esperienza e la professionalità dei vari specialisti coinvolti, in un unico Ambulatorio dedicato alle Disfunzioni del Pavimento Pelvico (DPP) con un approccio multidisciplinare tale da garantire le migliori possibilità di diagnosi e di cura in un settore spesso non facile da affrontare da parte sia del medico che del paziente. In questo nuovo ambulatorio, inaugurato ad inizio novembre e coordinato e diretto dalla Dott.ssa Rubina Ruggiero, Primario della Divisione di Chirurgia Generale e Mininvasiva della Fondazione, è possibile avere la consulenza del chirurgo colo-proctologo, del ginecologo, del gastroenterologo, del dietista, del riabilitatore, dello psicologo e del radiologo. In ogni singolo caso, tutte le specialità coinvolte hanno un'importanza decisiva nella risoluzione di specifici problemi che i pazienti possono presentare.

Il pavimento pelvico, infatti, rappresenta una regione anatomica ove convergono in uno spazio esiguo tre diversi apparati: l’apparato genitale, l’apparato urinario ed il tratto distale dell’apparato digerente ovvero il retto. Tali apparati sono strettamente collegati tra loro attraverso una serie di strutture muscolo fasciali e legamentose che ne regolano la posizione, il funzionamento ed i reciproci rapporti: qualunque patologia che vada ad alterare uno solo di tali apparati, inevitabilmente si ripercuote sulla funzionalità degli altri.
Le disfunzioni del pavimento pelvico possono essere anatomiche o funzionali: sono anatomici i dislocamenti verso il basso (prolasso), attraverso lo iatus urogenitale del pavimento pelvico, della vescica, dell’utero e della mucosa vaginale e/o rettale; si definiscono funzionali i disturbi legati all’alterazione delle funzioni di contenimento e svuotamento delle urine o delle feci da parte della vescica e del retto. Queste disfunzioni sono patologie di frequente riscontro nella popolazione femminile, anche se la reale prevalenza ed incidenza sono sottostimate in quanto spesso le pazienti non le riferiscono al medico per vergogna.

Le patologie del pavimento pelvico più frequenti:
Queste sono rappresentate dai prolassi (genitale e/o rettale), dal rettocele, dai disturbi di continenza/ritenzione urinaria, e dai disturbi della defecazione quali stipsi e incontinenza. Ovviamente, le patologie del pavimento pelvico comprendono inoltre le patologie proctologiche (quali la malattia emorroidaria, le ragadi, le fistole perianali etc..) e possono variamente associarsi tra di loro. Dunque disturbi con manifestazioni cliniche diverse riconoscono origini comuni.
I fattori di rischio maggiormente considerati nel favorire queste disfunzioni sono di tipo generale acquisito, come l’età, il sesso, le patologie internistiche a carattere cronico, le condizioni accompagnate da ripetuti incrementi della pressione addominale come la bronchite cronica o l’obesità. Vi sono poi dei fattori generali di tipo congenito legati ad alterazioni biochimiche delle fibre collagene. Decisamente più importanti sono i fattori locali acquisiti come quelli legati a precedenti interventi ostetrici che hanno un ruolo rilevante nell’insorgenza dei problemi uroginecologici.

 

 






 
 
 
 

  



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