Emorroidi, stipsi,
incontinenza, problemi dell’apparato urogenitale: sono fastidi molto
comuni ma di cui si parla poco perché generano spesso imbarazzo e
scatenano disagi interpersonali e sociali. Tali problemi sono tutti
legati ad una zona specifica del nostro corpo: il pavimento pelvico.
Questa struttura anatomica è formata da un insieme delicato di muscoli
che si intrecciano fra loro e chiudono verso il basso il bacino,
abbracciando l'apparato urinario, genitale, e l’ultimo tratto
dell’intestino: l’ano-retto.
Il pavimento pelvico è una unità funzionale dinamica; sollecitata
continuamente dal peso del nostro corpo, esso è soprattutto impegnato
nel contrastare gli aumenti di pressioni intra-addominali dettati dall’
incremento di carichi, (mansioni lavorative, sollevare le borse della
spesa, prendere in braccio il bambino, tossire, starnutire,ecc.), dal
parto e da condizioni croniche (stipsi cronica con eccessivo ponzamento).
Da alcuni anni ormai il pavimento pelvico non viene più distinto in 3
compartimenti separati (anteriore-urinario, medio-ginecologico e
posteriore-ano-rettale) ma viene considerato con una visione d’insieme,
come un’unica entità funzionale, e questo ha portato alla creazione
sempre più frequente, nei centri specializzati, di équipes
multidisciplinari dedicate.
Se la Proctologia studia e tratta le patologie dell’ano, del retto e del
pavimento pelvico, di malattie proctologiche quasi sempre di natura
benigna, è anche vero che esse rivestono un ruolo importante sulla
qualità di vita delle persone, nonché sulla spesa sociale.
Non a caso l’Unità di Chirurgia Generale e Mininvasiva dell’Istituto
Scientifico di Pavia dell’IRCCS Fondazione Maugeri ha pensato ad un
seminario di aggiornamento dedicato proprio al trattamento integrato
delle disfunzioni del pavimento pelvico in programma il 15 novembre
a Pavia. Il focus del programma affronterà l’evoluzione della
Proctologia registrata negli ultimi anni così come i progressi della
terapia chirurgica applicata alle patologie pelviche, grazie all’avvento
di nuove tecniche meno invasive e dolorose che permettono un più rapido
ritorno alle normali attività quotidiane. Da sottolineare la
partecipazione all’evento del Prof. Antonio Longo, Responsabile
Dipartimento di Colonproctologia e Malattie del pavimento pelvico al
“St. Helisabeth Hospital” di Vienna, figura di spicco del settore a
livello internazionale, nonché ispiratore e ideatore dei nuovi concetti
e delle nuove tecniche per l’approccio chirurgico del prolasso mucoso
ano-rettale. La sua lettura magistrale sulle “Disfunzioni ano-rettali”
aprirà i lavori del convegno.
La medicina ha raggiunto solo in anni recenti una maggiore comprensione
della centralità e della complessità della zona perineale. Da poco, ad
esempio, si è cominciato a parlare e a dibattere su larga scala di
prevenzione delle lacerazioni perineali durante il parto e delle
conseguenze dell’episiotomia. Da poco ha iniziato a diffondersi una
maggiore attenzione, teorica e pratica, nei confronti di prolassi e
incontinenza femminile. Da poco si riconosce la giusta dignità ed
efficacia ai cosiddetti approcci riabilitativi "conservativi". Approcci
che spesso sono in grado di integrare o addirittura evitare i
tradizionali interventi di tipo chirurgico o farmacologico.
La malattia emorroidaria rappresenta uno dei problemi più comuni
dell'intestino, anche se è difficile stabilirne la reale incidenza in
quanto solo una minoranza dei pazienti consulta il medico. Queste
patologie restano ancora oggi un argomento tabù, tuttavia si calcola che
nei paesi industrializzati ne sia affetta almeno il 60% della
popolazione adulta. Il trattamento della malattia emorroidaria dipende
dallo stadio e dalla sintomatologia osservata. Le possibilità
terapeutiche variano da un'ampia gamma di presidi farmacologici che
hanno solo un significato palliativo a trattamenti strumentali
para-chirurgici ambulatoriali o chirurgici veri e propri che
rappresentano l'unica possibilità di trattamento definitivo della
malattia emorroidaria.
A Pavia un ambulatorio ad HOC
Bastano questi dati per comprendere l'importanza di queste patologie in
termini di impatto sulla qualità di vita e di spesa sanitaria. Negli
ultimi anni il crescente interesse per le patologie del pavimento
pelvico ha portato ad una più stretta collaborazione fra i vari
specialisti coinvolti, in relazione al riscontro che le patologie dei
vari compartimenti della pelvi spesso si associano tra loro, richiedendo
pertanto un approccio multidisciplinare al loro trattamento.
Ed è proprio dall’ingente numero di pazienti affetti da disfunzioni del
pavimento pelvico che da anni si rivolgono all’istituto di Pavia della
Fondazione Maugeri, che è nata l’esigenza di far confluire l’esperienza
e la professionalità dei vari specialisti coinvolti, in un unico
Ambulatorio dedicato alle Disfunzioni del Pavimento Pelvico (DPP) con un
approccio multidisciplinare tale da garantire le migliori possibilità di
diagnosi e di cura in un settore spesso non facile da affrontare da
parte sia del medico che del paziente. In questo nuovo ambulatorio,
inaugurato ad inizio novembre e coordinato e diretto dalla Dott.ssa
Rubina Ruggiero, Primario della Divisione di Chirurgia Generale e
Mininvasiva della Fondazione, è possibile avere la consulenza del
chirurgo colo-proctologo, del ginecologo, del gastroenterologo, del
dietista, del riabilitatore, dello psicologo e del radiologo. In ogni
singolo caso, tutte le specialità coinvolte hanno un'importanza decisiva
nella risoluzione di specifici problemi che i pazienti possono
presentare.
Il pavimento pelvico, infatti, rappresenta una regione anatomica ove
convergono in uno spazio esiguo tre diversi apparati: l’apparato
genitale, l’apparato urinario ed il tratto distale dell’apparato
digerente ovvero il retto. Tali apparati sono strettamente collegati tra
loro attraverso una serie di strutture muscolo fasciali e legamentose
che ne regolano la posizione, il funzionamento ed i reciproci rapporti:
qualunque patologia che vada ad alterare uno solo di tali apparati,
inevitabilmente si ripercuote sulla funzionalità degli altri.
Le disfunzioni del pavimento pelvico possono essere anatomiche o
funzionali: sono anatomici i dislocamenti verso il basso (prolasso),
attraverso lo iatus urogenitale del pavimento pelvico, della vescica,
dell’utero e della mucosa vaginale e/o rettale; si definiscono
funzionali i disturbi legati all’alterazione delle funzioni di
contenimento e svuotamento delle urine o delle feci da parte della
vescica e del retto. Queste disfunzioni sono patologie di frequente
riscontro nella popolazione femminile, anche se la reale prevalenza ed
incidenza sono sottostimate in quanto spesso le pazienti non le
riferiscono al medico per vergogna.
Le patologie del pavimento pelvico più frequenti:
Queste sono rappresentate dai prolassi (genitale e/o rettale), dal
rettocele, dai disturbi di continenza/ritenzione urinaria, e dai
disturbi della defecazione quali stipsi e incontinenza. Ovviamente, le
patologie del pavimento pelvico comprendono inoltre le patologie
proctologiche (quali la malattia emorroidaria, le ragadi, le fistole
perianali etc..) e possono variamente associarsi tra di loro. Dunque
disturbi con manifestazioni cliniche diverse riconoscono origini comuni.
I fattori di rischio maggiormente considerati nel favorire queste
disfunzioni sono di tipo generale acquisito, come l’età, il sesso, le
patologie internistiche a carattere cronico, le condizioni accompagnate
da ripetuti incrementi della pressione addominale come la bronchite
cronica o l’obesità. Vi sono poi dei fattori generali di tipo congenito
legati ad alterazioni biochimiche delle fibre collagene. Decisamente più
importanti sono i fattori locali acquisiti come quelli legati a
precedenti interventi ostetrici che hanno un ruolo rilevante
nell’insorgenza dei problemi uroginecologici.