A trent’anni di distanza dalla scoperta del nesso causale tra
papillomavirus umano e cancro del collo dell’utero (premio Nobel 2008
per la medicina allo scienziato tedesco Alfred Zur Hausen) e 15
anni dopo l’inizio dei lavori di sperimentazione sul primo vaccino in
grado di difendere la salute delle donne da questo virus, oggi ricorre
il secondo ‘compleanno’ di Gardasil® dalla sua autorizzazione in Europa.
Anniversari importanti che si accompagnano a quello del primo anno
dall’avvio in Italia della campagna di prevenzione contro il
Papillomavirus umano, che prevede l’offerta attiva e gratuita del
vaccino anti HPV alle ragazze di 12 anni, il bilancio è più che positivo
sia in termini di sicurezza ed efficacia del vaccino, sia per quanto
riguarda la risposta da parte della popolazione alla vaccinazione.
Tutte le regioni italiane, seppur con diverse tempistiche, hanno avviato
i loro programmi vaccinali garantendo alle ragazze nate nel 1996 la
possibilità di proteggersi contro il virus responsabile di molte
patologie genitali femminili, tra cui il cancro del collo dell’utero.
Alcune regioni, inoltre, hanno esteso a due o più le fasce d’età verso
le quali la vaccinazione è gratuita o approvato un ‘social price’ per
tutte le altre coorti di donne verso le quali è indicata la
vaccinazione.
Tra le regioni ‘apri pista’ ci sono la Basilicata e il Veneto. La prima,
vera e propria pioniera, ha avviato la campagna di vaccinazione
regionale a luglio 2007 decidendo autonomamente di offrire attivamente e
gratuitamente la vaccinazione anti HPV non solo alle 12enni ma anche a
tutte le ragazze e giovani donne di 15, 18 e 25 anni, assicurando così,
nell’arco di solo 8 anni, una copertura di tutte le fasce d’età per le
quali è attualmente indicata la vaccinazione.
Il Veneto ha avviato la prima campagna di vaccinazione a Gennaio 2008,
introducendo, come la Basilicata, il ‘social price’ (ossia un prezzo
agevolato rispetto a quello della farmacia) per le fasce d’età tra i 13
e i 26 anni. Molte altre regioni, seguendo l’esempio di Veneto e
Basilicata, hanno attivato il social price: Abruzzo, Emilia Romagna,
Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna,
Sicilia, Umbria e provincia autonoma di Trento.
A differenziare le scelte regionali, oltre che da un punto di vista di
gratuità e/o agevolazioni a una o più fasce d’età, c’è anche la diversa
offerta vaccinale. Ogni regione, infatti, tramite una gara pubblica, ha
scelto con quale dei due prodotti, attualmente disponibili sul mercato,
proteggere le donne.
Al momento Lombardia, Veneto, Abruzzo, Lazio, Campania, Molise,
Basilicata e Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano, mettono
a disposizione della popolazione il vaccino in grado di proteggere
contro 4 tipi di HPV (6-11-16 e 18) e quindi in grado di prevenire, in
modo efficace, un più vasto panel di patologie genitali femminili tra
cui il cancro del collo dell’utero, le lesioni precancerose della vulva
e della vagina, e del collo dell’utero, e i condilomi genitali; nelle
altre regioni, per ora, la protezione tramite vaccino è verso i tipi di
HPV 16 e 18 e quindi relativa alla prevenzione delle lesioni
precancerose e del cancro della cervice uterina.
Una situazione che sebbene si traduca in una differente opportunità di
prevenzione a disposizione delle donne è comunque in divenire. A breve,
infatti, molte Regioni indirranno nuove gare pubbliche d’acquisto del
vaccino e quindi si troveranno a confermare o modificare le scelte fatte
in passato secondo quelli che sono i criteri di gara prevalenti in
questo determinato ambito: la qualità del prodotto offerto e il prezzo.
L’Italia, grazie alle scelte operate da alcune regioni, si è allineata
alla lista dei paesi europei che già hanno avviato i programmi vaccinali
per la prevenzione dell’HPV. In Europa, infatti, sono già in atto vari
programmi di immunizzazione contro l’HPV rivolti a più fasce d’età.
Molti paesi hanno scelto di vaccinare con il vaccino quadrivalente della
Sanofi Pasteur MSD: il Gardasil®
Il vaccino è stato approvato in più di 100 paesi in tutto il mondo con
36 milioni di dosi somministrate, di cui più di 2 milioni in Europa.
Gardasil® si afferma dunque a livello italiano, europeo e mondiale come
il vaccino anti HPV in grado di offrire un’ampia ed efficace, nonché
sicura, protezione contro le principali patologie genitali da HPV.
Primi dati di copertura regionali della vaccinazione anti HPV
Ad oggi due Regioni italiane hanno comunicato i dati di copertura della
campagna di vaccinazione anti HPV, in quanto organizzarono l’avvio della
campagna vaccinale prima delle altre .
Basilicata: per la sola fascia delle 12enni la copertura ha
raggiunto il 77% della coorte in un anno di tempo. Molto positivi anche
i dati per le 15enni e le 18enni: il 67% e il 63,80% rispettivamente
hanno risposto alla chiamata da parte delle Asl locali. Un po’ più bassa
infine – 37% - la percentuale di copertura per la quarta fascia d’età
individuata dalla campagna vaccinale (25 anni).
Veneto: Anche qui, dove ogni anno si registrano 200 nuovi casi di
cancro al collo dell’utero tra le donne, il primo bilancio relativo ai
dati di copertura della campagna vaccinale è più che positivo. Dati
della Direzione Prevenzione, Assessorato regionale Sanità presentati
all’ultimo congresso di Sanità Pubblica (ottobre 2008) mostrano che la
percentuale totale di copertura è stata dell’81%.
Decalogo sulla prevenzione dell'HPV
1) Le patologie da HPV sono realmente un problema che pesa sulla
salute delle donne.
Il cancro del collo dell’utero rappresenta la seconda causa di morte per
tumore in Europa tra le giovani donne tra i 15 e i 44 anni, dopo il
tumore al seno. In Italia i casi diagnosticati ogni anno sono 3.500 ed i
decessi sono più di 1000 ogni anno. A questo ‘bollettino di guerra’ si
aggiungono le altre patologie da HPV che, in molti casi, non sono altro
che lo stadio preliminare al tumore: 14.700 lesioni precancerose di alto
grado al collo dell’utero e 47 mila di basso grado. Oltre che 100.000
mila casi di condilomi genitali. Alla sofferenza fisica si aggiunge
anche il peso emotivo che ogni donna è costretta a sopportare, poiché
questo tipo di malattie possono avere un forte impatto sulla vita e sul
benessere psicologico sia delle donne che delle loro famiglie. Non
ultimo è rilevante anche l’impatto sulla sessualità della donna e della
coppia.
2) Oltre al cancro del collo dell’utero molte altre patologie sono
prevenibili tramite la vaccinazione.
L’HPV è responsabile di molte patologie infettive che interessano
l’apparato genitale femminile e maschile. Oltre al cancro del collo
dell’utero, il secondo tumore per incidenza in Europa dopo quello al
seno, alcuni tipi di virus sono la causa di altri tumori che si
localizzano su vulva, vagina, ano, pene e cavo oro-faringeo. Esistono
poi le patologie “anticamera” del tumore, tra cui le lesioni
precancerose al collo dell’utero, alla vulva e alla vagina. Alcuni tipi
di HPV inoltre causano patologie non tumorali ma molto diffuse, come le
lesioni di basso grado al collo dell’utero e i condilomi genitali.
Quest’ultima è una patologia infettiva molto diffusa, fastidiosa e
difficile da curare, che colpisce sia le donne che gli uomini.
3) Il cancro del collo dell’utero si previene efficacemente
attraverso la combinazione di prevenzione primaria e secondaria, ossia
con la complementarietà di vaccinazione e screening.
La vaccinazione non protegge contro tutti i tipi di HPV che causano il
tumore. Lo screening invece non è in grado di prevenire le patologie ma
è necessario per diagnosticare precocemente la presenza del virus ed
eventuali patologie correlate ad esso. Va ricordato che nel 90 per cento
dei casi le infezioni da HPV regrediscono. Se si valuta nel tempo la
persistenza a livello genitale degli HPV si rileva come la maggior parte
di tale positività si negativizzi dopo circa un anno.
Quando ciò non avviene, e quindi nei casi in cui si rivelino delle
lesioni, si dovrà intervenire con interventi medici di varia natura. La
diagnosi precoce a volte può essere parziale o incompleta. Ecco perché
solo associare vaccinazione e screening serve a salvare molte vite di
donne dal cancro del collo dell’utero. Tramite la prevenzione primaria
si riduce inoltre la sofferenza psicologia e fisica che nasce nelle
donne al momento di una diagnosi positiva. Nonostante lo screening in
Europa sono ancora 33.400 le diagnosi di tumore alla cervice uterina con
15 mila casi di morte tra le donne.
4) Prima di vaccinarsi non è necessario eseguire un HPV test mentre è
possibile vaccinarsi anche quando si è già contratto il virus.
L’HPV test è un esame utile nell’ambito della prevenzione secondaria, e
negli approfondimenti diagnostici poiché permette di scoprire la
presenza dell’infezione da HPV. La vaccinazione è invece un atto di
prevenzione primaria che elimina il rischio di contrarre il virus.
Inoltre una giovane donna che risulti positiva genericamente ad un test
HPV potrebbe non aver incontrato uno dei 4 tipi vaccinali, ma uno dei
molti altri circolanti, e quindi essere ancora completamente sensibile
all’azione preventiva vaccinale.
Inoltre, il vaccino è in grado di offrire una protezione contro più tipi
di virus. Perciò anche se una donna nel corso della sua vita ha già
contratto un tipo di HPV, senza magari sviluppare alcuna malattia, la
vaccinazione è pienamente efficace contro gli altri tipi di virus
inclusi nel prodotto, mantenendo inalterata la sua sicurezza ed
efficacia.
5) In Italia la vaccinazione anti HPV è raccomandata per le bambine
di 12 anni. Ma ci si può vaccinare anche se si è più grandi.
Ogni donna potrà trarre beneficio dalla vaccinazione perché studi
clinici hanno confermato la massima efficacia indipendentemente dal
momento in cui ci si vaccina. Risultati presentati l’anno scorso durante
la Conferenza Internazionale sul Papillomavirus (ICP) a Pechino, hanno
inoltre dimostrato che il vaccino quadrivalente ha confermato di essere
efficace anche nelle donne fino ai 45 anni d’età. La vaccinazione con il
vaccino quadrivalente anti HPV è indicata per gli adolescenti dai 9 ai
15 anni e per le donne dai 16 ai 26 anni (il bivalente è indicato fino
ai 25 anni). In Italia il Ministero della Salute ha avviato una campagna
di vaccinazione nazionale raccomandata per la sola fascia delle 12enni;
un’età nella quale molto probabilmente ancora non si è entrati in
contatto con il virus e quindi in grado di ottenere una perfetta
risposta al vaccino. Alcune Regioni italiane hanno introdotto (o stanno
per introdurre) l’offerta attiva e gratuita anche per altre classi di
età.
6) Le conseguenze a cui una donna può andare incontro se non si
vaccina sono ansia, paura e possibili conseguenze sulla sfera sessuale e
sulla capacità di avere figli.
La trasmissione dell’HPV avviene per contatto sessuale; non è necessario
che avvenga un rapporto completo. L’uso del preservativo, fondamentale
per la prevenzione di molte malattie sessualmente trasmesse, è legato ad
una riduzione del rischio di contrarre il virus, ma la protezione è
parziale.
Al di là delle conseguenze cliniche legate al possibile sviluppo delle
patologie HPV correlate, non va dimenticato cosa vuol dire per una donna
ricevere una diagnosi positiva di infezione o, nei casi più gravi, di
malattia già sviluppata. Ansia, paura per il futuro, incertezza e
sfiducia verso il partner, oltre ad una disistima di se stessa
rappresentano la punta di un iceberg che al di sotto nasconde anche
possibili conseguenze sulla vita sessuale e sull’impossibilità di avere
figli.
7) L’HPV di tipo 6 o 11 raramente causa un tumore ma è associato alla
quasi totalità dei condilomi genitali.
I tipi virali 6 ed 11 sono classificati come HPV a basso rischio
oncogeno, ossia non direttamente responsabili del rischio di causare un
tumore o una lesione precancerosa. Sono però associati a una parte delle
lesioni iniziali del collo dell’utero ed alla quasi totalità dei
condilomi genitali.
Il vaccino quadrivalente è l’unico in grado di prevenire queste lesioni.
Prevenire queste patologie potrebbe avere dei risvolti più ampi nel
prossimo futuro, laddove verrà ulteriormente chiarita l’interazione
esistente tra i vari virus (ad alto a e basso rischio) nell’ambito di
un’infezione multipla. Anche se i condilomi genitali non sono una
patologia mortale, questo tipo di lesioni sono la causa di molti sintomi
clinici, come ad esempio bruciore, prurito, sanguinamento e dolore e
possono provocare anche stress psico-sociale con conseguenze sulla
percezione della stima di se stessi e all’interno della vita di coppia.
Sondaggi internazionali riportano che il 61 per cento delle donne ha
dichiarato di essere molto preoccupata sul rischio di ammalarsi di
condilomi; il 41 per cento ha riferito di aver cambiato il proprio stile
di vita, anche dal punto di vista sessuale. Le terapie fisiche ablative
sono dolorose e i casi di recidiva possono essere .
8) La protezione offerta dal vaccino è efficace a lungo termine e non
è necessario fare un richiamo.
Per tutti i vaccini non è possibile conoscere, al momento della loro
commercializzazione, la durata dell’efficacia protettiva. Inoltre, per
la prevenzione delle patologie da HPV, non esiste correlato di
protezione, cioè non si conosce qual è il titolo anticorpale che
protegge dalla malattia. Per cui, quello che conta à la dimostrazione di
efficacia del vaccino: gli studi di fase III per il vaccino
quadrivalente mostrano un’efficacia protettiva a quattro anni
elevatissima, (98-100%) sulle lesioni precancerose del collo dell’utero.
In un gruppo di donne, vaccinate con Gardasil® e sottoposte a challenge
antigenico a cinque anni di distanza, è stata osservata una risposta
immunitaria elevata, che conferma l’esistenza di memoria immunitaria e
ciò è indice di protezione a lungo termine. Non esistono indicazioni
relative a questa possibilità, dopo il completamento dell’intero ciclo
vaccinale di tre dosi.
10) Il vaccino non è terapeutico e non provoca il rischio di
contrarre malattie da HPV
La vaccinazione anti HPV è solo preventiva e non comporta alcun rischio
di contrarre le patologie per le quali previene grazie alla innovativa
struttura del vaccino. Gardasil® contiene come principio attivo,
particelle simili al virus (VLP), ossia identiche ad una proteina (L1)
della capsula virale, che possiamo assimilare alla targa di
un’automobile. Queste particelle innocue, perché non contengono DNA
virale, una volta introdotte nell’organismo stimolano la produzione di
‘corpi speciali’ specificamente addestrati a riconoscere rapidamente
quel numero di targa, così da bloccare ogni virus così ‘targato’ non
appena entri nell’organismo. Una volta iniettate non fanno altro che
mimare l’azione del virus e quindi innescare la risposta anticorpale
dell’organismo, eliminando il rischio di provocare alcuna conseguenza
dal punto di vista delle patologie, proprio perché non contengono il DNA
virale
Per questo motivo la segnalazione spontanea di un evento post
vaccinazione non vuol dire che esista una relazione causale tra tale
evento e l’atto della vaccinazione, ma solo che questo evento si è
manifestato temporalmente successivamente alla somministrazione di un
vaccino, soprattutto se la frequenza attesa di tale evento è
sovrapponibile a quanto riscontrato in una popolazione non vaccinata.
Tutti i dati di sorveglianza post-marketing attualmente disponibili e
relativi al vaccino Gardasil® non hanno evidenziato potenziali rischi
per la salute. Le reazioni più gravi associate in particolare dalla
stampa alla vaccinazione anti HPV non hanno rivelato a livello
scientifico alcun legame causale, tanto che nessuna autorità regolatoria
europea e americana ha ipotizzato di modificare le indicazioni del
prodotto o di fare segnalazioni per quanto riguarda la sua sicurezza.
Alla fine di Settembre 2008 sono state distribuite più di 36 milioni di
dosi di Gardasil® nel mondo.
Ad oggi esistono due vaccini in grado di prevenire il Papillomavirus.
Uno è bivalente, ossia protegge contro due tipi di HPV (16 e 18
responsabili del 70% dei carcinomi del collo dell’utero); l’altro è
quadrivalente, cioè è in grado di offrire una protezione aggiuntiva sia
nei confronti delle lesioni vulvari e vaginali precancerose come anche
contro i tipi di HPV 6 e 11 responsabili dei condilomi genitali e di una
parte delle lesioni cervicali di basso grado.
Wacc (Women Against Cervical Cancer): un nuovo network internazionale
Nonostante i mezzi informativi a disposizione della popolazione le donne
sono ancora poco informate sulla prevenzione, trattamenti e conseguenze
del cancro del collo dell’utero; un tema che provoca in loro
preoccupazione e ansia. Lo rivela un sondaggio condotto a livello
internazionale. Proteggersi da questa grave malattia, la seconda causa
di morte per tumore nel mondo, è possibile ma sono ancora 280 mila le
donne che ogni anno muoiono nel mondo.
Il sondaggio, condotto in Europa tra le donne che hanno ricevuto una
diagnosi anormale a seguito dello screening, è stato presentato in
occasione della presentazione ufficiale del network ‘Women Against
Cervical Cancer’ - (WACC), una nuova fondazione internazionale che
raccoglie organizzazioni volontarie, istituzioni, Ong e persone
impregnate nella lotta contro il cancro del collo dell’utero. Attraverso
iniziative educazionali messe in atto dai ‘professionisti della salute’
e rivolte alla popolazione, WACC e i suoi membri si pongono l’obiettivo
di aumentare la conoscenza sulla causa e sulle vie di prevenzione
associate a questa malattia. Questa mission è supportata dai risultati
del sondaggio dove l’82% delle donne intervistate ha dichiarato di avere
un bisogno assoluto d’informazioni sul cancro del collo dell’utero,
sull’HPV e sulla sua prevenzionei
“Nonostante l’arrivo di un vaccino anti HPV abbia permesso l’aumento
di informazione e conoscenza delle vie di prevenzione del cancro del
collo dell’utero, c’è ancora un grande bisogno di programmi di
educazione pubblica su come proteggersi dall’HPV e da questo tumore,”
dichiara il Dr. Joseph Monsonego, Presidente dell’EUROGIN e di
WACC, Francia. “Dotando le donne della conoscenza su come prevenire e
proteggersi da questa malattia e supportandole attraverso i sistemi di
cura, saremo in grado di ridurre significativamente il peso che questa
malattia rappresenta sia da un punto di vista fisico che emotivo.
Attraverso il network WACC e i suoi membri - aggiunge - possiamo
riempire questo vuoto di sapere e offrire un supporto rassicurante che
faccia chiarezza.”
Ogni anno circa mezzo milione di donne riceve una diagnosi di cancro al
collo dell’utero, un numero purtroppo in continua crescita tra molte
popolazioni . Ora è finalmente possibile prevenire questa malattia
attraverso la vaccinazione e lo screening. iii,iv
Oltre a fornire informazioni e ad avviare programmi educazionali, il
network WACC vuole accompagnare le donne durante tutto il percorso che
devono affrontare prima, durante e dopo I trattamenti medici per curare
il cancro del collo dell’utero. Questo obiettivo sarà raggiunto grazie
ad un forum di assistenza per tutte le donne, con la messa a
disposizione di materiali informativi e attraverso l’offerta di un
supporto psicologico per tutte quelle donne che lo richiedano.
Commentando la nascita del network WACC, il Professor Sergio
Pecorelli, primario del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia
dell’Università di Brescia (Italia), dice: “Lo scopo principale del
network WACC è di colmare il vuoto esistente sulla conoscenza del cancro
del collo dell’utero, sulla sua prevenzione e sui trattamenti. Molto
importante, come evidenziato dal sondaggio, è anche l’aspetto emotivo
legato a questa patologia che può avere un risvolto sul loro futuro di
donne e di madri. Le donne hanno bisogno di sapere e di essere
rassicurate sul fatto che anche a fronte di un risultato anomalo da un
test di screening, se la malattia è presa in tempo, oggi è possibile
curarsi con successo e continuare ad avere una vita normale.”
Il network WACC gode del patrocinio dell’EUROGIN (EUropean Research
Organization on Genital Infection and Neoplasia). In occasione della sua
presentazione, esperti provenienti da tutto il mondo, compresi membri
dell’Organizzazione mondiale della Sanità, della Federazione
Internazionale di ginecologia e ostetricia (FIGO) e dell’International
Planned Parenthood Federation (IPPF), associazioni pazienti e altre
organizzazioni, si sono ritrovati insieme per firmare un manifesto di
impegno per la lotta contro il cancro del collo dell’utero.
In Italia il network WACC ha riunito quattro importanti associazioni:
l’Osservatorio Nazionale sulla salute delle donne (Onda), Spazio
Prevenzione Onlus, Donne in Rete e Asso Iris Basilicata. Con loro è
anche presente l’associazione di stampa medica Unamsi e un gruppo di
giornaliste italiane da sempre impegnate sui temi della salute.
Women Against Cervical Cancer Network
Women Against Cervical Cancer (WACC) Network, che fa parte della
fondazione WACC, è un network internazionale che raccoglie
organizzazioni volontarie, istituzioni, Ong e persone impregnate nella
lotta contro il cancro del collo dell’utero. Attraverso iniziative
educazionali messe in atto dai ‘professionisti della salute’ e rivolte
alla popolazione, WACC e i suoi membri si pongono l’obiettivo di
aumentare la conoscenza sulla causa e sulle vie di prevenzione associate
a questa malattia.
La fondazione WACC, con sede a Ginevra, è un’organizzazione di
beneficienza approvata dalle autorità svizzere a Giugno 2008. La
fondazione attraverso attività di raccolta fondi promuove la prevenzione
del cancro del collo dell’utero tra le donne. È un ente indipendente
dalla politica e dagli interessi commerciali e non si sostituisce alle
varie organizzazioni che si muovono da tempo in questo settore.
EUROGIN
L’EUROGIN è l’organizzazione internazionale multidisciplinare leader
nella ricerca, formazione, screening, prevenzione e informazione
riguardo le infezioni genitali, le lesioni precancerose e i tumori
femminili. Nata 20 anni fa, l’EUROGIN ha da subito identificato
l’urgente bisogno di creare un network globale che fosse in grado di
mettere a disposizione delle donne e di tutta la popolazione mezzi di
informazione e programmi educazionali sul cancro del collo dell’utero.