Non ci sono evidenze che la somministrazione sottocutanea del fattore di
crescita dell’insulina di tipo IGF-1 ricombinante umano (insulin-like
growth factor-1) abbia effetti benefici sui pazienti con sclerosi
laterale amiotrofica.
Questa la conclusione emersa dal trial clinico condotto negli ultimi due
anni negli Stati Uniti dall’equipe del prof. Sorenson (Mayo
Clinic di Rochester - Minnesota) e presentato al Congresso Mondiale
sulla SLA svoltosi pochi giorni fa nel Regno Unito.
L’equipe del prof. Sorenson ha completato un trial multicentrico,
supportato dall’Istituto Nazionale per la Salute (National Institute of
Healt) degli Stati Uniti, per indagare l’efficacia dell’IGF-1
sottocutaneo nel rallentamento della progressione della SLA. Uno studio
randomizzato, in doppio cieco e placebo-controllato. L’obiettivo
primario dei ricercatori era determinare se la somministrazione
sottocutanea di IGF1 portasse al rallentamento del grado di progressione
della malattia in soggetti con SLA. L’altro obiettivo era determinare se
l’IGF-1 sottocutaneo prolungasse la sopravvivenza o rallentasse nei
pazienti il deterioramento funzionale misurato attraverso i criteri
proposti dalla scala ALSFRS-r (scala di valutazione funzionale per
misurare la progressione della SLA).
Per due anni, trecentotrenta pazienti provenienti da venti centri medici
sono stati selezionati con scelta casuale per ricevere una parte 0,05 mg
per chilogrammo del loro peso di ricombinante umano IGF-1 somministrato
sottopelle due volte al giorno, una parte placebo. Il primo dato da
rilevare era il valore della variazione del punteggio nel test manuale
di funzionalità muscolare MMT. Il secondo includeva la sopravvivenza dei
pazienti non tracheotomizzati e il valore della variazione del punteggio
nella scala di funzionalità ALSFRS-r.
Ebbene, al termine del trial non sono emerse differenze nella
misurazione dell’evidenza primaria e secondaria nei due gruppi di
pazienti trattati. Il valore della variazione del punteggio nel test
manuale di funzionalità muscolare MMT è cambiato di 0,44 unità per mese
nei pazienti trattati con l’IGF-1 e di 0,39 unità per mese nel gruppo di
pazienti trattati con placebo. La sopravvivenza è risultata mediamente
di due anni per entrambi i gruppi di pazienti. Per quel che riguarda la
misurazione dei livelli di funzionalità in base ai criteri della scala
ALSFRS-r, per il gruppo trattato con l’IGF-1 è stata registrata una
variazione di 2,5 unità al mese, per il gruppo trattato con placebo di
2,2 unità al mese.
Ricordiamo, infine, che i precedenti trial clinici sull’uomo con l’IGF-1
nella sclerosi laterale amiotrofica erano stati inconsistenti. Uno
studio su molti pazienti condotto in Nord America aveva suggerito un
effetto benefico misurabile con i criteri di Vicki Appel, mentre un
altro studio su molti pazienti condotto in Europa non aveva mostrato
benefici.
L’abstract del trial condotto dal prof. Sorenson è stato pubblicato
sulla rivista scientifica Amyotrophic Lateral Sclerosis, 2008 (Suppl.
1); volume 9; ottobre 2008; pp.45-46.