Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 10/11/2008

 

Dismenorrea? Colon irritabile?...no, endometriosi...


clicMedicina - Massimiliano Marziali – Specialista in ostetricia e ginecologia

L'endometriosi è una malattia complessa e cronica, originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero (endometrio) in altri organi (quali ovaie, tube, peritoneo, vagina) che provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità.
Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, nello stesso modo in cui ciò si verifica a carico dell'endometrio normalmente presente in utero. Tale sanguinamento comporta un'irritazione dei tessuti circostanti, la quale dà luogo a formazione di tessuto cicatriziale ed aderenze. L’irritazione dei tessuti può essere talvolta presente anche in sedi extra-genitali quali: intestino, vescica, ureteri, legamenti utero-sacrali. L’infiammazione di questi tessuti incide pesantemente sulla qualità di vita della donna in quanto il dolore che l’endometriosi extra genitale comporta invalida il normale svolgimento delle attività quotidiane, i rapporti interpersonali e di coppia. Spessissimo questi dolori vengono associati o attribuiti alla sindrome del colon irritabile o a stress. Una diagnosi tempestiva è fondamentale affinché l’endometriosi extra genitale non provochi danni importanti a carico di organi vitali (ad esempio, il rene).


L’endometriosi è spesso dolorosa (60% dei casi circa) fino ad essere invalidante con sintomi molto caratteristici: dolore pelvico cronico, soprattutto durante il ciclo mestruale (o in concomitanza con lo stesso), dolore ovarico intermerstruale, dolore all’evacuazione.
Ci sono anche altri sintomi, non meno significativi: il dolore durante e dopo l'atto sessuale, infertilità, aborti spontanei, affaticamento cronico, periodi di stitichezza alternati a diarrea.
Questi ultimi sintomi vengono molto spesso associati ad una diagnosi di "colon irritabile" in quanto i sintomi sono simili tra loro.
La diagnosi di endometriosi la si può avere con certezza solo attraverso un esame chirurgico esplorativo in anestesia totale: la laparoscopia. Altri esami che possono fare sospettare la presenza di endometriosi sono: ecografia ovarica transvaginale, dosaggio dal Ca125 e visita manuale.
Una anamnesi approfondita della paziente può concorrere ad effettuare una prima diagnosi, seppur non definitiva.

Sebbene non si tratti di una malattia conosciuta dalla gran parte della popolazione, si stima che in Europa circa 14 milioni di donne ne siano affette e che in Italia il 20/25% di donne in età fertile soffrano per le conseguenze dell’endometriosi.


Diverse sono le teorie circa la causa dell’endometriosi e nessuna di queste, sembra essere la risposta giusta.
Una prima ipotesi potrebbe essere quella della mestruazione retrograda: secondo questa teoria, durante la mestruazione, piccole parti di tessuto endometriale si muovono in senso inverso nelle tube per poi impiantarsi nell'addome. Secondo alcuni esperti la mestruazione retrograda è presente in tutte le donne, ma solo nelle donne affette da endometriosi, a causa di difetti immunitari e/o ormonali o dell’aumento di attività infiammatoria nel liquido peritoneale, il tessuto endometriale riesce a radicarsi e crescere.
Un'altra teoria propende verso la distribuzione nelle diverse aree del corpo del tessuto endometriale, attraverso il sistema linfatico e/o sanguigno.
Secondo la genetica invece, la malattia può essere trasmessa dalle donne della stessa famiglia attraverso il genoma e alcune famiglie possano avere fattori predisponenti all'endometriosi.
Un'altra teoria propone che tessuto residuo dal periodo embrionale possa successivamente trasformarsi in tessuto endometriosico o che alcuni tessuti dell'adulto mantengano la capacità che avevano durante la vita embrionale di trasformarsi in tessuto riproduttivo in alcune circostanze.


Non sono ancora state trovate terapie mirate a curare l’endometriosi definitivamente.
A seconda dei casi, dell’età della donna, del grado di dolore, del desiderio di maternità e dalla gravità delle lesioni si procede in diversi modi: riducendo la presenza degli estrogeni in modo da frenare lo sviluppo dell’endometriosi (provocando quindi una menopausa artificiale con tutti gli effetti collaterali ad essa connessi); con gli estroprogestinici combinati (pillola anticoncezionale, anello vaginale); terapia chirurgica che può essere di tipo esplorativo e/o diagnostico (laparoscopia esplorativa) e di tipo interventistico (laparoscopia o laparotomia). Un posto di rilievo nella terapia è occupato dalla corretta alimentazione: diversi studi scientifici hanno dimostrato come l’assunzione o meno di determinati alimenti possa concorrere a ridurre il rischio di endometriosi. Ad esempio, uno studio italiano ha dimostrato che in donne che consumano grandi quantità di carne rossa si osserva un aumento del rischio relativo pari all'80-100%.


Un punto di riferimento per le donne che soffrono di endometriosi e per chiunque voglia saperne di più su questa malattia è l’Associazione Progetto Endometriosi Onlus (A.P.E.). Oltre a diffondere informazioni sull’endometriosi e a fornire materiali di aiuto alle pazienti, l’A.P.E., con sede nazionale a Reggio Emilia, offre spazi di incontro “virtuali” (tramite il forum nel sito www.apeonlus.info) e reali (mediante l’organizzazione di riunioni dei gruppi di auto-aiuto sparsi sul territorio italiano e a Lugano).
 

 

 






 
 
 
 

  



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