Il tumore al seno è una delle malattie più diffuse nei paesi ad alto
reddito e, tra le forme di tumore, è la più frequente nella donna.
In Italia, ha un’incidenza tra le più alte al mondo: ogni anno i nuovi
casi diagnosticati sono, infatti, poco meno di 40.000, con un’incidenza
che nel Centro-Nord, con oltre 24.000 casi all’anno, è di quasi il 38%
inferiore a quella che si rileva al Centro-Sud.
Per fortuna, specialmente nelle sue forme sensibili all'ormono-terapia
(che costituiscono circa l’80% dei casi), il carcinoma della mammella è
forse il tumore meglio curabile e con crescenti speranze di
sopravvivenza: se nei primi anni '80 la sopravvivenza a 5 anni
registrava punte del 73%, oggi l’81% delle donne sconfigge il tumore.
Studi scientifici protratti per oltre otto anni hanno dimostrato che di
tumore al seno non soltanto si può vivere, ma anche guarire.
Quello che può coinvolgere le donne colpite da tumore al seno è però un
lungo percorso, costellato di interrogativi, ansie e, a volte,
solitudine, ed è difficile per il medico gestire le emozioni, lo
sconforto e i dubbi delle pazienti nel breve spazio di una visita.
"È fuori dubbio che il rapporto con le pazienti richieda non di rado
più tempo di quanto è possibile riservarne, più occasioni di ascolto e
di dialogo,- spiega la Prof.ssa Teresa Gamucci, Primario UOC
Oncologia Medica della ASL di Frosinone. - A volte, dicono le
pazienti, trovare un medico con il quale si possa parlare e da cui si
possa essere rassicurate è quasi più importante della cura stessa".
Da queste considerazioni e proprio per cercare di rispondere al bisogno
di informazione, parte il programma "Punto d'Incontro",
realizzato da un'équipe di oncologi italiani coordinati dal Prof.
Sandro Barni - Primario UO Oncologia Medica presso l'Azienda
Ospedaliera di Treviglio (BG) - per iniziativa di AstraZeneca e con il
patrocinio della Fondazione AIOM - Associazione Italiana di Oncologia
Medica - presieduta dal Prof. Emilio Bajetta.
Studiato per aiutare la donna nel gestire meglio le emozioni e i
cambiamenti che si susseguono, "Punto d'Incontro" offre un supporto
psicologico, emotivo e pratico per ognuna delle tre fasi del percorso
terapeutico: diagnosi e intervento chirurgico, terapia adiuvante e
terapia ormonale.
Per ogni fase è previsto un opuscolo scritto in un linguaggio semplice e
chiaro, alla portata di tutti, con consigli pratici, approfondimenti
sulla terapia e testimonianze corredati da un glossario e riferimenti
autorevoli per chi volesse saperne di più.
"Le donne che hanno subito un primo intervento chirurgico per tumore
alla mammella”- spiega il Prof. Sandro Barni - “sono
spaventate, perché non conoscono il proprio destino, non hanno ben
compreso a che punto del loro percorso di malattia si trovano e che cosa
le attende nel futuro, breve e a lungo termine. Quando giungono da noi,
dopo l'intervento, è come se fossero entrate in un tunnel di cui non
vedono la fine. Sono disorientate, frastornate".
In tali situazioni, il dialogo e, soprattutto, l'ascolto e l'empatia
hanno un significato che supera il semplice conforto o sostegno alle
pazienti, perché contribuiscono a migliorare l'adesione alle terapie. Da
questo punto di vista la donna medico ha un'arma in più. "Un medico
donna”- sostiene la Prof.ssa Gamucci –“è in grado di
comunicare meglio con una paziente donna, con maggiore empatia, appunto;
una sensibilità che si fonda su una sorta di sintonia di sentimenti. Una
donna capisce meglio la natura del bisogno anche psicologico di cui è
portatrice la paziente, perchè condivide potenzialmente le stesse paure.
Una donna sa quanto possa essere importante l'ansia per i propri figli,
l'angoscia che si prova alla sola idea di doverli lasciare. E riesce a
immaginare (e quindi a comprendere) i sensi di colpa che si intrecciano
con gli altri sentimenti al momento di ricevere la diagnosi".
Dunque, nella relazione di cura con le donne colpite da un tumore al
seno, diventa importante colmare la distanza tra medico e paziente,
anche in termini di sentimenti e di conoscenze. "L'AIOM, in
particolare la Fondazione, ha sempre dedicato molta attenzione al
paziente e non solo alla malattia, con l'obiettivo di chiudere sempre
più la forbice, il divario di conoscenza tra il medico e il paziente.”-
continua il Prof. Barni - “Il Progetto 'Punto d'Incontro' si
inserisce in questa linea ed è un'iniziativa che fa bene alla donna, al
medico e alla lotta contro la malattia. Quando si riesce ad aumentare la
consapevolezza della donna, cresce anche la sua capacità di collaborare
con il medico e la voglia di lottare per il successo terapeutico".
Riguardo alla cura "Se è vero che la chemioterapia è oggi sempre
meglio tollerabile e comunque non dura più di qualche mese, la terapia
ormonale vedrà impegnata la donna per molti anni, come minimo cinque.”-
spiega il Prof. Barni – “Quindi, a fronte di studi americani che
mostrano come una percentuale non piccolissima di pazienti non assume
con regolarità i farmaci, è importante spiegare perché la terapia è
indispensabile e quanto sia in grado di ridurre il rischio di recidiva.
Ciò contribuisce ad aumentare la convinzione della donna a curarsi con
determinazione".
I tre opuscoli rispondono a una serie di interrogativi che spesso molte
donne non saprebbero neppure formulare con precisione, ma che
contribuiscono ad accrescere la loro inquietudine. "Siamo convinti
che le risposte che abbiamo cercato di dare in questi tre libretti
contribuiranno a stimolare e incrementare il contatto della donna con il
proprio medico curante.” - aggiunge Sandro Barni - “Tra i
risultati che ci aspettiamo vi è anche quello che torni al medico una
paziente con una migliore capacità di gestirsi". Anche perché il
successo, nelle numerose tappe di cui è costellato il percorso della
donna colpita da un tumore alla mammella, può dipendere anche
dall'iniziativa e dalla disponibilità della donna stessa.
"In effetti, si cerca sempre di parlare, di spiegare, di chiarire
dubbi e domande.”- conferma la Prof.ssa Gamucci. - Ma,
specie alla prima visita, le pazienti sono spesso così disorientate e
confuse che difficilmente riescono a recepire i messaggi anche
tranquillizzanti e le informazioni che ci sforziamo di trasmettere.
Poter dare loro un testo sul quale possano ritrovare i concetti che
abbiamo espresso nel colloquio rende più facile le visite successive. In
questo senso, il progetto 'Punto d'Incontro' è un'iniziativa utilissima
sia per le pazienti che per i loro medici curanti".
I problemi non sono solo di natura clinica. "Si può quasi dire che i
lungo-sopravviventi, le persone guarite, sono una nuova entità
nosologica, perché la guarigione, mentre risolve quasi tutti i problemi
medici, ne lascia aperti spesso di nuovi, di tipo psicologico e
sociale.”- chiarisce il Professore - “In Italia, per esempio, vi
sono 1.600.000 persone che sono guarite dal tumore e che, devono
confrontarsi con problemi sociali come ad esempio il rientro al lavoro.”
Il programma "Punto d'Incontro" è stato realizzato per iniziativa di
AstraZeneca, la cui storia in oncologia è lunga quanto quella
dell’oncologia moderna. Proprio negli anni in cui la medicina esplorava
i meccanismi di crescita dei tumori, che originano da organi
ormono-dipendenti quali la mammella, AstraZeneca (allora ICI) scopriva e
sviluppava il primo farmaco in grado di contrastare la crescita
tumorale, tamoxifene, ancora oggi considerato dall’OMS un farmaco
salva-vita. Da allora, AstraZeneca ha percorso molta strada, sviluppando
molecole sempre nuove - come goserelin (un LHRH analogo), anastrozolo
(un inibitore dell’aromatasi) e fulvestrant (un antiestrogeno puro
approvato dall’UE e disponibile in Italia dal 2005) - che le hanno
consentito di diventare leader nel campo della terapia ormonale del
tumore mammario.
“Punto d’incontro”, rivolto alle pazienti e d’aiuto all’attività
quotidiana dell’oncologo, rappresenta una concreta iniziativa a
testimonianza di tale impegno. AstraZeneca desidera oggi essere vicino
alla donna fornendo al medico uno strumento d’aiuto per un più adeguato,
corretto e sensibile dialogo con la paziente, anche oltre la terapia.
"Il nome “'Punto d'Incontro” è stato scelto perché, con questa
iniziativa, la donna che ha subito una diagnosi di tumore al seno trova
una serie di informazioni utili,” - conclude il Prof. Barni – “e
soprattutto incontra persone che hanno vissuto la sua stessa esperienza.
Negli opuscoli, infatti, si dà in più punti la 'parola ad altre donne’.
È una sorta di passa parola, per una maggiore consapevolezza di tutte".