E'
ormai ampiamente riconosciuto che molti comportamenti psicopatologici
hanno un'eziologia multifattoriale e che sia fattori genetici che
fattori psicosociali possono influenzare la suscettibilità alla
depressione.
Vi è una ragionevole prova di influenze genetiche per sintomi depressivi
nei bambini e adolescenti e allo stesso tempo è noto che fattori
ambientali possono favorire il rischio di depressione, ancor più
fortemente quando colpiscono in una fase precoce dello sviluppo.
Finora però gli studi avevano indagato perlopiù effetti genetici e
ambientali separatamente.
Non era infatti mai stata utilizzata una prospettiva di indagine che
analizzasse la possibile interazione tra geni ed ambiente, cioè che
considerasse questi due fattori congiuntamente.
I ricercatori dell'Istituto Scientifico "E. Medea" e dell'Università
Vita-Salute San Raffaele hanno per la prima volta preso in esame
ambienti familiari 'stressanti' - in questo caso famiglie in cui fosse
presente un solo genitore, per esempio a causa di separazione, divorzio
o morte di un coniuge, confrontate con famiglie in cui fossero presenti
entrambi i genitori - e alcune varianti geniche, comuni nella
popolazione, associate ad un maggiore rischio di depressione.
Nello studio, appena pubblicato su The Journal of Child Psychology and
Psychiatry, è stato dunque esaminato l'effetto della struttura familiare
e di due polimorfismi presenti in due geni del sistema serotoninergico
(TPH2 G-703T e 5-HTTLPR) sui sintomi depressivi.
La ricerca ha coinvolto 607 preadolescenti italiani di età compresa tra
i 10 e i 14 anni: ai loro genitori è stata somministrata la Child
Behavior Checklist (CBCL) 6-18, un questionario che indaga diversi
sintomi emotivi e comportamentali presenti dall'infanzia
all'adolescenza. Le indagini genetiche sono state invece condotte sul
DNA estratto dalla saliva dei ragazzi, raccolta dopo il consenso scritto
e informato dei genitori.
Dalla ricerca è emerso non solo che alcune varianti genetiche e la
non-integrità del nucleo familiare sono fattori indipendentemente e
significativamente associati ad un aumento dei problemi depressivi in
adolescenza, ma anche che la co-presenza di entrambe le componenti di
rischio, genetica ed ambientale, interagiscono tra loro, contribuendo ad
aumentare ulteriormente queste difficoltà.
Si può quindi ipotizzare che un contesto familiare/ambientale più
difficile e meno protettivo favorisca e aumenti la rilevanza delle
influenze genetiche nel determinare la presenza di problematiche
depressive in preadolescenza.
"I dati di questa ricerca - affermano i responsabili del progetto
Maria Nobile e Marco Battaglia - suggeriscono che
fattori di rischio ambientale (come il clima familiare) interagiscono
con l'assetto genetico individuale per influenzare la suscettibilità
allo sviluppo di sintomi psicopatologici depressivi".
Come intervenire per prevenire comportamenti psicopatologici?
E' esplicito a questo proposito Massimo Molteni, responsabile
della ricerca in Psicopatologia all'IRCCS "E. Medea": "Queste
evidenze aprono la possibilità ad interventi preventivi molto più mirati
ed efficaci in quanto basati su più fonti di informazione
contemporaneamente. A questo punto diventa urgente indirizzare le
risorse verso un accurato monitoraggio di quei ragazzi esposti ad un
maggior rischio di conseguenze avverse, inclusi, per esempio, interventi
volti a ridurre i conflitti oppure ad affrontare il rischio
socioambientale in quei ragazzi con una suscettibilità genetica più
elevata."