Nascere
oggi in Italia. Rapporto 2008. La denuncia è precisa: «Non sempre
la nascita è sicura e non sempre è uguale per tutte le donne e per tutti
i bambini. Ci sono le tante Italia del nascere. Ci sono strutture di
serie A e di serie B. Di conseguenza, madri di serie A e di serie B. Una
realtà che può diventare un dramma quando l’evento nascita si trasforma
in emergenza: ottanta parti su cento non hanno problemi ma dieci possono
essere ad altissimo rischio, per la mamma o per il bambino». La
denuncia è di Massimo Moscarini, presidente del I Congresso della
Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia insieme a Claudio
Donadio, Maurizio Bologna e Roberto Senatori.
Presidente della FIOG, Giovan Battista Serra.
«C’è una grande differenza – aggiunge Massimo Moscarini,
presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) e
Ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Sapienza Università di Roma e
Direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia dell’Az. Ospedaliera Sant’Andrea-
fra una donna che partorisce in una struttura dove si fanno 200-300
parti l’anno, ma anche di meno, e una donna che invece può mettere al
mondo il figlio in una struttura da più di 1500 parti, sempre in un
anno. La formazione degli operatori sarà diversa, come lo è la
struttura, talvolta non convenientemente attrezzata per motivi
economici. Spesso nei Centri dove si nasce meno che altrove manca il
terzo livello neonatologico. E’ il livello che permette con la
rianimazione un’assistenza idonea e tempestiva ad un bambino che soffre
di una patologia o è di basso peso. Tutto questo dimostra che in Italia
assistiamo a realtà molto diverse».
La nascita vista dall’Ospedale. «Una volta si diceva:
‘bisognerebbe poter scegliere i genitori’. Adesso bisognerebbe
aggiungere: ‘e poter scegliere anche l’ospedale dove nascere’ – dice
Claudio Donadio, primario di Ostetricia e Ginecologia e Direttore
del Dipartimento per la Tutela della salute della donna e del bambino
dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma e co-presidente
del I Congresso FIOG- In tutto il Paese ci sono strutture
all’avanguardia e strutture diciamo pure di retroguardia. Ma quelle di
terzo livello, quello meglio organizzate, sono in grande maggioranza
nelle regioni del Nord e in quelle del Centro. Da Roma in giù c’è
un’altra Italia. Attenzione, nel Meridione non mancano ospedali
eccellenti ma in maggioranza sono di primo livello o di secondo livello.
Ma la nascita impone un solo livello, uguale per tutti, quello più alto.
Eppure, nel Piano sanitario si pone l’enfasi su tre priorità: malattie
tumorali, malattie cardiache e tutela materno-infantile. Ma la tutela
della madre e del bambino è rimasta, molto sbiadita, sulla carta. E i
finanziamenti nel cassetto»
La nascita vista dal Consultorio. «La nascita avviene in sala
parto. Per tutte le donne. Ma per molte comincia in un Consultorio.
Purtroppo non sempre il Consultorio riesce a dare una risposta medica
esaustiva, quella risposta che la donna chiede- dice Maurizio
Bologna, vicepresidente dell’Associazione Ginecologi Consultoriali (A.GI.CO.)
e co-presidente del I Congresso FIOG- E questo per due motivi
principali: il primo è rappresentato dall’inadeguata organizzazione
operativa del presidio; il secondo motivo è rappresentato dalla
constatazione che il Consultorio, in molte realtà territoriali, ha
difficoltà a dialogare con l’Ospedale e gli altri presidi
socio-sanitari. Il nascere in Italia è sempre più sicuro, e questa è una
grande conquista di cui il nostro Paese deve giustamente essere
orgoglioso, ma il percorso nascita è sempre più difficile e complesso».
La nascita vista dal Ginecologo privato. «Al ginecologo di
fiducia e cioè il ginecologo che opera privatamente, scelto da oltre un
terzo delle donne in Italia, si nega la possibilità di stare vicino alla
propria assistita al momento del parto in ospedale. E’ una situazione
assurda. Chiediamo che venga varato un provvedimento che tuteli ancor
più la donna - dice Roberto Senatori, tesoriere nazionale
dell’Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri (AGEO) e presidente dell’AGEO
Lazio- e cioè che il ginecologo privato possa chiedere ad una sola
struttura ospedaliera di poter assistere le proprie pazienti in sala
parto. Questa autorizzazione deve essere concessa dalla Direzione
dell’Ospedale dopo una valutazione dei requisiti. Si dovrebbe creare la
figura del consultant come avviene in altri Paesi. L’AGEO chiede,
inoltre, che il Parlamento riprenda in esame la decisione della Corte
Europea che dichiara la valenza a tutti gli effetti del certificato del
ginecologo di fiducia. Attualmente una donna che non può recarsi al
lavoro perché ha una gravidanza a rischio o nel caso dell’astensione
obbligatoria deve farsi rilasciare il certificato dalla Asl che, in
realtà, si limita a convalidare quello rilasciato proprio dal ginecologo
di fiducia».
La nascita vista dall’Università. «E’ necessario che
l’Università formi un nuovo Ginecologo che sia preparato per le
problematiche ambulatoriali del Territorio- dice Massimo
Moscarini- che sappia collegarsi con la struttura ospedaliera.
Ma, soprattutto, sappia dialogare con la donna, conoscendone
profondamente le sue problematiche. L’università ha il compito di
preparare gli studenti di medicina tenendo presente il ruolo
fondamentale che ha e ancor più avrà la medicina del territorio. Si
parla tanto, anche in questi giorni, di fondi all’Università. Sono
profondamente necessari altrimenti la Ricerca si ferma. Ma conta molto
anche la crescita della cultura della Formazione. E la Formazione,
spesso lo si dimentica, può addirittura dare vantaggi economici,
preziosi in un’epoca di ristrettezze».