Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 05/11/2008

 

ll parto in emergenza in Italia non sempre è sicuro. E non sempre è uguale per tutte le donne


Nascere oggi in Italia. Rapporto 2008. La denuncia è precisa: «Non sempre la nascita è sicura e non sempre è uguale per tutte le donne e per tutti i bambini. Ci sono le tante Italia del nascere. Ci sono strutture di serie A e di serie B. Di conseguenza, madri di serie A e di serie B. Una realtà che può diventare un dramma quando l’evento nascita si trasforma in emergenza: ottanta parti su cento non hanno problemi ma dieci possono essere ad altissimo rischio, per la mamma o per il bambino». La denuncia è di Massimo Moscarini, presidente del I Congresso della Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia insieme a Claudio Donadio, Maurizio Bologna e Roberto Senatori. Presidente della FIOG, Giovan Battista Serra.
«C’è una grande differenza – aggiunge Massimo Moscarini, presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) e Ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Sapienza Università di Roma e Direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia dell’Az. Ospedaliera Sant’Andrea- fra una donna che partorisce in una struttura dove si fanno 200-300 parti l’anno, ma anche di meno, e una donna che invece può mettere al mondo il figlio in una struttura da più di 1500 parti, sempre in un anno. La formazione degli operatori sarà diversa, come lo è la struttura, talvolta non convenientemente attrezzata per motivi economici. Spesso nei Centri dove si nasce meno che altrove manca il terzo livello neonatologico. E’ il livello che permette con la rianimazione un’assistenza idonea e tempestiva ad un bambino che soffre di una patologia o è di basso peso. Tutto questo dimostra che in Italia assistiamo a realtà molto diverse».

La nascita vista dall’Ospedale. «Una volta si diceva: ‘bisognerebbe poter scegliere i genitori’. Adesso bisognerebbe aggiungere: ‘e poter scegliere anche l’ospedale dove nascere’ – dice Claudio Donadio, primario di Ostetricia e Ginecologia e Direttore del Dipartimento per la Tutela della salute della donna e del bambino dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma e co-presidente del I Congresso FIOG- In tutto il Paese ci sono strutture all’avanguardia e strutture diciamo pure di retroguardia. Ma quelle di terzo livello, quello meglio organizzate, sono in grande maggioranza nelle regioni del Nord e in quelle del Centro. Da Roma in giù c’è un’altra Italia. Attenzione, nel Meridione non mancano ospedali eccellenti ma in maggioranza sono di primo livello o di secondo livello. Ma la nascita impone un solo livello, uguale per tutti, quello più alto. Eppure, nel Piano sanitario si pone l’enfasi su tre priorità: malattie tumorali, malattie cardiache e tutela materno-infantile. Ma la tutela della madre e del bambino è rimasta, molto sbiadita, sulla carta. E i finanziamenti nel cassetto»

La nascita vista dal Consultorio. «La nascita avviene in sala parto. Per tutte le donne. Ma per molte comincia in un Consultorio. Purtroppo non sempre il Consultorio riesce a dare una risposta medica esaustiva, quella risposta che la donna chiede- dice Maurizio Bologna, vicepresidente dell’Associazione Ginecologi Consultoriali (A.GI.CO.) e co-presidente del I Congresso FIOG- E questo per due motivi principali: il primo è rappresentato dall’inadeguata organizzazione operativa del presidio; il secondo motivo è rappresentato dalla constatazione che il Consultorio, in molte realtà territoriali, ha difficoltà a dialogare con l’Ospedale e gli altri presidi socio-sanitari. Il nascere in Italia è sempre più sicuro, e questa è una grande conquista di cui il nostro Paese deve giustamente essere orgoglioso, ma il percorso nascita è sempre più difficile e complesso».

La nascita vista dal Ginecologo privato. «Al ginecologo di fiducia e cioè il ginecologo che opera privatamente, scelto da oltre un terzo delle donne in Italia, si nega la possibilità di stare vicino alla propria assistita al momento del parto in ospedale. E’ una situazione assurda. Chiediamo che venga varato un provvedimento che tuteli ancor più la donna - dice Roberto Senatori, tesoriere nazionale dell’Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri (AGEO) e presidente dell’AGEO Lazio- e cioè che il ginecologo privato possa chiedere ad una sola struttura ospedaliera di poter assistere le proprie pazienti in sala parto. Questa autorizzazione deve essere concessa dalla Direzione dell’Ospedale dopo una valutazione dei requisiti. Si dovrebbe creare la figura del consultant come avviene in altri Paesi. L’AGEO chiede, inoltre, che il Parlamento riprenda in esame la decisione della Corte Europea che dichiara la valenza a tutti gli effetti del certificato del ginecologo di fiducia. Attualmente una donna che non può recarsi al lavoro perché ha una gravidanza a rischio o nel caso dell’astensione obbligatoria deve farsi rilasciare il certificato dalla Asl che, in realtà, si limita a convalidare quello rilasciato proprio dal ginecologo di fiducia».

La nascita vista dall’Università. «E’ necessario che l’Università formi un nuovo Ginecologo che sia preparato per le problematiche ambulatoriali del Territorio- dice Massimo Moscarini- che sappia collegarsi con la struttura ospedaliera. Ma, soprattutto, sappia dialogare con la donna, conoscendone profondamente le sue problematiche. L’università ha il compito di preparare gli studenti di medicina tenendo presente il ruolo fondamentale che ha e ancor più avrà la medicina del territorio. Si parla tanto, anche in questi giorni, di fondi all’Università. Sono profondamente necessari altrimenti la Ricerca si ferma. Ma conta molto anche la crescita della cultura della Formazione. E la Formazione, spesso lo si dimentica, può addirittura dare vantaggi economici, preziosi in un’epoca di ristrettezze».
 

 

 






 
 
 
 

  



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