Parità di accesso alle cure palliative, estensione della rete degli
hospice sull’intero territorio nazionale, presa in carico totale del
paziente con malattia in fase avanzata: sono alcuni degli obiettivi più
importanti da raggiungere per assicurare nel nostro Paese il trattamento
efficace e tempestivo del dolore nelle malattie in fase avanzata e
l’adeguata assistenza sanitaria e psicologica dei pazienti.
Quando si parla di cure palliative non si intende soltanto la terapia
del dolore, che pure ne è una parte importante, ma ci si riferisce ad un
sistema globale di assistenza che, da una parte, deve garantire a tutti
i pazienti, in qualunque regione vivano, l’accesso ai diversi setting di
cura (Hospice, Ospedali, Unità di cure palliative) e dall’altra
programmare ulteriori interventi di gestione degli effetti indesiderati
che possono derivare dall’uso di farmaci oppioidi, in una visione sempre
più ampia di attenzione alla qualità della vita del paziente.
Negli ultimi anni l’Italia, grazie anche ad interventi legislativi
mirati, ha avviato la realizzazione di una buona rete di hospice,
recuperando in parte il “gap” che la distanziava dagli altri paesi
europei, in termini di utilizzo di oppioidi. Tuttavia, in un quadro
generale abbastanza positivo, emerge ancora una forte disparità
territoriale tra Nord e Sud. I dati del primo Rapporto Nazionale sugli
hospice, infatti, registrano una progressiva diminuzione di strutture e
posti letti man mano che si procede dalla Lombardia alla Calabria.
Queste disparità sono ancora più pesanti se si considera che le regioni
del Centro-Sud, più svantaggiate, hanno qualche difficoltà
nell’assicurare un’adeguata offerta di assistenza domiciliare integrata.
E’ soprattutto in questi casi che il medico di medicina generale, in
sinergia con i medici specialisti, gioca un ruolo chiave nella gestione
della terapia del dolore e delle cure palliative.
Nel sistema di gestione globale dell’assistenza al paziente con malattia
in fase avanzata, è necessario inoltre focalizzare l’attenzione su uno
dei più comuni e persistenti effetti collaterali derivati dall’uso di
farmaci oppioidi: la costipazione indotta da oppioidi (OIC), causa di
grave disagio personale e sociale. Oltre il 50% dei pazienti ricoverati
nelle Unità di Cure Palliative accusa tale disturbo indotto da oppioidi.
I trattamenti oggi disponibili per l’OIC, basati sull’impiego di farmaci
lassativi, risultano inefficaci nel 54% dei casi. Tutto ciò, oltre a
ledere ulteriormente la dignità del paziente, determina un uso
discontinuo della terapia oppioide, con riduzione del controllo del
dolore ed ulteriori complicanze legate alla costipazione. A ciò vanno
aggiunti gli oneri economici per il Servizio Sanitario Nazionale e i
costi sociali e psicologici per i caregiver.
A breve sarà disponibile in Italia una terapia farmacologica innovativa
per il trattamento della OIC nei pazienti con malattia avanzata e
sottoposti a cure palliative. Si tratta del primo ed unico farmaco
mirato a contrastare l’effetto periferico degli oppioidi sul tratto
gastrointestinale, senza interferire sull’assetto analgesico di questi
nel sistema nervoso centrale. Dato il meccanismo d’azione, il farmaco è
da considerarsi una “target therapy”, ovvero una terapia mirata alla
rimozione della causa diretta della costipazione.
La gestione del dolore è oggi, dunque, una delle sfide significative
della medicina; una sfida che si gioca non solo sul terreno della
ricerca, ma anche sull’approccio multidisciplinare del paziente e sulla
parità di accesso alle cure.
La consapevolezza del diritto alla dignità del trattamento di “fine
vita” è ormai ampiamente diffusa se, come si evince da un’indagine
condotta dalla Federazione Cure Palliative, per otto italiani su dieci
queste terapie sono un diritto e, come tale, devono essere di competenza
del sistema sanitario pubblico, mentre per quanto riguarda l’uso degli
oppioidi nella gestione del dolore, oltre l’80% degli italiani lo
approva.
La Medicina Palliativa risponde alla necessità di introdurre anche nelle
fasi avanzate di malattie inguaribili il concetto di “qualità della
vita” e quello di “qualità della morte”, da raggiungere con mezzi idonei
e non lesivi della dignità umana. Una medicina nuova, incentrata sulla
persona e non sulla malattia, sul controllo dei sintomi fisici e
psico-emotivi, quando non è più possibile controllare e fermare
l’evoluzione della patologia.