Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 31/10/2008

 

Per riabilitare dall’ictus il tessuto tecnologico che fa la differenza


Terza causa di morte nel mondo occidentale dopo le malattie cardiovascolari e i tumori; principale causa d’invalidità negli adulti dove l’incidenza aumenta progressivamente con l’età raggiungendo il valore massimo negli ultra ottantacinquenni. Il 75% dei casi di ictus colpisce i soggetti di oltre 65 anni, con una leggera prevalenza nei maschi. In Italia si verificano circa 250 casi di ictus al giorno: in media il 20 per cento non sopravvive alla fase acuta mentre il 55% presenta diversi livelli di disabilità.

Alla luce di questi dati ed in particolare del livello di disabilità che interessa chi è colpito da Ictus la lotta, oltre che sul fronte della prevenzione, si gioca in ambito riabilitativo per cercare di restituire abilità ormai perdute.
L’ultima innovazione per ridare speranza a queste persone è una felpa: ad un primo sguardo comune a tante altre indossate dai pazienti dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’Istituto Scientifico di Pavia della Fondazione Maugeri. Ma c’è anche qualcosa di più. E’, infatti, il tessuto a riservare sorprese e… tecnologia: al suo interno si nascondono sensori telematici in grado di interfacciarsi ad un sistema integrato di riabilitazione in ambiente virtuale.
Partito a livello sperimentale nel 2003 all’interno del Progetto My Heart per la riabilitazione di pazienti cardiopatici, l’utilizzo di tessuti intelligenti in ambito riabilitativo è oggi diventato una realtà nella terapia di alcuni pazienti dell’Unità colpiti da Ictus ed è stato possibile grazie all’esperienza nella Riabilitazione robotizzata, maturata in sinergia con gli Istituti di Veruno e Castel Goffredo di Fondazione Maugeri.

Una fitta rete di sensori elettronici, dunque, che raccolgono dati e trasmettono segnali e informazioni al computer cui il sistema è collegato. Il paziente che esegue gli esercizi di riabilitazione, concordati col terapista, quindi, gode anche dell’ausilio della felpa che funge da primo feedback di controllo e di autocorrezione e che consente agli operatori di lavorare su più persone contemporaneamente. “Il terapista – spiega la dottoressa Pistarini, primario dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’Istituto Scientifico di Pavia – può compilare una sequenza di esercizi motori predeterminati o appositamente creati per ogni soggetto, può calibrarne la durata, la difficoltà e l’intensità. Il sistema è molto elastico, infatti, e permette lavori assolutamente diversificati. Alla fine genera un rapporto completo di tutta la sessione riabilitativa mostrando gli esercizi, i tempi, i punteggi ed i valori cinematici ottenuti dal paziente durante l’esecuzione della sessione riabilitativa: dati preziosi che vengono immagazzinati in un specifico database e che ci dicono molto sulla validità del percorso riabilitativo intrapreso. ”.
Nel caso dell’Ictus, come nel caso del trauma cranico, la riabilitazione motoria rappresenta la prima necessità che la struttura sanitaria deve affrontare. “E’ stato sperimentato che l’adozione di tecnologia innovativa basata sulla realtà virtuale nella terapia riabilitativa rivolta a pazienti cerebrolesi o con esiti di ictus produce un forte miglioramento di qualità ed efficacia dei trattamenti specifici, soprattutto nella neuroriabilitazione motoria. Le nuove tecnologie di tele-riabilitazione, infatti, consentono oggi di raggiungere dei traguardi fino a qualche anno fa impensabili e di integrarsi all’attività dei terapisti, ottimizzandone i risultati”.
“Al momento - conclude la dottoressa Pistarini - questo sistema è operativo solo presso l’Unità di Neuroriabilitazione, ma confidiamo di poter presto vedere questa tecnologia utilizzata anche a domicilio, per consentire di lavorare da remoto anche con i pazienti che sono già stati dimessi. I riscontri, infatti sono molto positivi in termini di recupero complessivo delle abilità residue, doppiamente importante se pensiamo che spesso si tratta di soggetti che a causa del loro deficit neurologico, sono costretti a uscire dal mondo produttivo, ad abbandonare il proprio lavoro e a dipendere in modo sostanziale dalla famiglia”.

Progetto My Heart
Il consorzio My Heart è stato creato nel 2003 con l’obiettivo di sviluppare forme alternative di gestione del paziente cardiopatico attraverso la sperimentazione e successiva realizzazione di indumenti intelligenti dotati di sensori biomedici all’interno del tessuto per la trasmissione di informazioni. Dal 2008 una delle aree di applicazione, che vede protagonista l’U.O. di Neuroriabilitazione di Pavia della Fondazione Maugeri, è stata proprio la Riabilitazione Neurologica dedicata al paziente con colpito da Ictus. L’Information Technology abbinata ai tessuti intelligenti consente, infatti, di ottimizzare le sessioni riabilitative, rendendo autonomo il paziente, intuitiva l’interazione e permettendo, laddove possibile, un più rapido recupero delle abilità residue.
Ad oggi il progetto ha portato alla trasformazione del prototipo in un indumento vero e proprio, una comune felpa dotata di sensori da far indossare al paziente durante le sessioni di riabilitazione in ospedale, sessioni aggiuntive rispetto a quelle con il fisioterapista.

Nella pratica il paziente:
a. Indossa la felpa
b. Inserisce la memory card contenente gli esercizi personalizzati
c. Ottiene riscontro visivo e sonoro immediato della correttezza dell’esercizio
d. Osserva i risultati (score) delle sessioni precedenti

I vantaggi del sistema do riabilitazione integrata  
L’utilizzo di un “tessuto intelligente”, oltre ad essere estremamente innovativo, rivela una grande utilità nella gestione delle prestazioni riabilitative neurologiche. Il confronto dei dati forniti dal sistema e dei risultati ottenuti con la terapia diretta del fisioterapista consente di determinare la tipologia di intervento da potenziare, rendendo più efficiente, nel suo complesso, il percorso in ospedale, sia dal punto di vista dell’outcome riabilitativo sia nell’utilizzo degli operatori.
 

 

 






 
 
 
 

  



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