Terza
causa di morte nel mondo occidentale dopo le malattie cardiovascolari e
i tumori; principale causa d’invalidità negli adulti dove l’incidenza
aumenta progressivamente con l’età raggiungendo il valore massimo negli
ultra ottantacinquenni. Il 75% dei casi di ictus colpisce i soggetti di
oltre 65 anni, con una leggera prevalenza nei maschi. In Italia si
verificano circa 250 casi di ictus al giorno: in media il 20 per cento
non sopravvive alla fase acuta mentre il 55% presenta diversi livelli di
disabilità.
Alla luce di questi dati ed in particolare del livello di disabilità che
interessa chi è colpito da Ictus la lotta, oltre che sul fronte della
prevenzione, si gioca in ambito riabilitativo per cercare di restituire
abilità ormai perdute.
L’ultima innovazione per ridare speranza a queste persone è una felpa:
ad un primo sguardo comune a tante altre indossate dai pazienti
dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’Istituto Scientifico di Pavia
della Fondazione Maugeri. Ma c’è anche qualcosa di più. E’, infatti, il
tessuto a riservare sorprese e… tecnologia: al suo interno si nascondono
sensori telematici in grado di interfacciarsi ad un sistema integrato di
riabilitazione in ambiente virtuale.
Partito a livello sperimentale nel 2003 all’interno del Progetto My
Heart per la riabilitazione di pazienti cardiopatici, l’utilizzo di
tessuti intelligenti in ambito riabilitativo è oggi diventato una realtà
nella terapia di alcuni pazienti dell’Unità colpiti da Ictus ed è stato
possibile grazie all’esperienza nella Riabilitazione robotizzata,
maturata in sinergia con gli Istituti di Veruno e Castel Goffredo di
Fondazione Maugeri.
Una fitta rete di sensori elettronici, dunque, che raccolgono dati e
trasmettono segnali e informazioni al computer cui il sistema è
collegato. Il paziente che esegue gli esercizi di riabilitazione,
concordati col terapista, quindi, gode anche dell’ausilio della felpa
che funge da primo feedback di controllo e di autocorrezione e che
consente agli operatori di lavorare su più persone contemporaneamente.
“Il terapista – spiega la dottoressa Pistarini, primario
dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’Istituto Scientifico di Pavia –
può compilare una sequenza di esercizi motori predeterminati o
appositamente creati per ogni soggetto, può calibrarne la durata, la
difficoltà e l’intensità. Il sistema è molto elastico, infatti, e
permette lavori assolutamente diversificati. Alla fine genera un
rapporto completo di tutta la sessione riabilitativa mostrando gli
esercizi, i tempi, i punteggi ed i valori cinematici ottenuti dal
paziente durante l’esecuzione della sessione riabilitativa: dati
preziosi che vengono immagazzinati in un specifico database e che ci
dicono molto sulla validità del percorso riabilitativo intrapreso. ”.
Nel caso dell’Ictus, come nel caso del trauma cranico, la riabilitazione
motoria rappresenta la prima necessità che la struttura sanitaria deve
affrontare. “E’ stato sperimentato che l’adozione di tecnologia
innovativa basata sulla realtà virtuale nella terapia riabilitativa
rivolta a pazienti cerebrolesi o con esiti di ictus produce un forte
miglioramento di qualità ed efficacia dei trattamenti specifici,
soprattutto nella neuroriabilitazione motoria. Le nuove tecnologie di
tele-riabilitazione, infatti, consentono oggi di raggiungere dei
traguardi fino a qualche anno fa impensabili e di integrarsi
all’attività dei terapisti, ottimizzandone i risultati”.
“Al momento - conclude la dottoressa Pistarini - questo
sistema è operativo solo presso l’Unità di Neuroriabilitazione, ma
confidiamo di poter presto vedere questa tecnologia utilizzata anche a
domicilio, per consentire di lavorare da remoto anche con i pazienti che
sono già stati dimessi. I riscontri, infatti sono molto positivi in
termini di recupero complessivo delle abilità residue, doppiamente
importante se pensiamo che spesso si tratta di soggetti che a causa del
loro deficit neurologico, sono costretti a uscire dal mondo produttivo,
ad abbandonare il proprio lavoro e a dipendere in modo sostanziale dalla
famiglia”.
Progetto My Heart
Il consorzio My Heart è stato creato nel 2003 con l’obiettivo di
sviluppare forme alternative di gestione del paziente cardiopatico
attraverso la sperimentazione e successiva realizzazione di indumenti
intelligenti dotati di sensori biomedici all’interno del tessuto per la
trasmissione di informazioni. Dal 2008 una delle aree di applicazione,
che vede protagonista l’U.O. di Neuroriabilitazione di Pavia della
Fondazione Maugeri, è stata proprio la Riabilitazione Neurologica
dedicata al paziente con colpito da Ictus. L’Information Technology
abbinata ai tessuti intelligenti consente, infatti, di ottimizzare le
sessioni riabilitative, rendendo autonomo il paziente, intuitiva
l’interazione e permettendo, laddove possibile, un più rapido recupero
delle abilità residue.
Ad oggi il progetto ha portato alla trasformazione del prototipo in un
indumento vero e proprio, una comune felpa dotata di sensori da far
indossare al paziente durante le sessioni di riabilitazione in ospedale,
sessioni aggiuntive rispetto a quelle con il fisioterapista.
Nella pratica il paziente:
a. Indossa la felpa
b. Inserisce la memory card contenente gli esercizi
personalizzati
c. Ottiene riscontro visivo e sonoro immediato della correttezza
dell’esercizio
d. Osserva i risultati (score) delle sessioni precedenti
I vantaggi del sistema do riabilitazione integrata
L’utilizzo di un “tessuto intelligente”, oltre ad essere estremamente
innovativo, rivela una grande utilità nella gestione delle prestazioni
riabilitative neurologiche. Il confronto dei dati forniti dal sistema e
dei risultati ottenuti con la terapia diretta del fisioterapista
consente di determinare la tipologia di intervento da potenziare,
rendendo più efficiente, nel suo complesso, il percorso in ospedale, sia
dal punto di vista dell’outcome riabilitativo sia nell’utilizzo degli
operatori.