Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 31/10/2008

 

La Sindrome da Eminegligenza Spaziale ora è meno misteriosa: scoperti i meccanismi neurofisiologici che la provocano


La sindrome da eminegligenza spaziale (neglect) comporta nei pazienti che ne sono colpiti una difficoltà a prestare attenzione o a compiere azioni nello spazio a sinistra del loro corpo: è una conseguenza ricorrente di un ictus che colpisce l’emisfero destro del cervello e influenza negativamente anche le possibilità di riabilitazione dopo tale evento. Comprendere a fondo i meccanismi che ne sono alla base è quindi fondamentale per adottare nuove strategie terapeutiche ed accelerare i processi riabilitativi, spesso limitati proprio da una incompleta conoscenza delle modificazioni che avvengono nel cervello dopo un ictus. Ora una ricerca dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, che sarà pubblicata sulla rivista internazionale “Brain”, ha dimostrato che le connessioni tra le aree cerebrali dell’emisfero sano sono alterate nei pazienti con neglect. Lo studio ha mostrato che nel caso dell’eminegligenza spaziale vi sono delle specifiche modificazioni neurofisiologiche che rivestono un ruolo chiave nell’insorgenza del deficit. Inoltre si è visto che l’utilizzo di metodiche non invasive come la stimolazione magnetica transcranica (TMS) possono essere mirate a rimodellare tali alterazioni e rappresentare un nuovo promettente approccio funzionale nel campo della riabilitazione dell’ictus.

Dott. Giacomo Koch

La ricerca, i cui risultati sono già disponibili on line, ha preso in esame gruppi di pazienti con ictus dell’emisfero destro con e senza evidenza di eminegligenza spaziale: sottoposti a stimolazione magnetica transcranica si è visto che quelli con neglect presentano delle connessioni tra la corteccia parietale e l’area motoria dell’emisfero cerebrale sinistro che funzionano in maniera anomala, risultando più attive del normale. Secondo i ricercatori della Fondazione Santa Lucia, tale fenomeno dipenderebbe dalla perdita del normale controllo inibitorio esercitato su queste connessioni dall’altro emisfero. Sembra, pertanto, che la sindrome sia dovuta a fenomeni di squilibrio tra i due emisferi cerebrali che portano ad una modificazione delle connessioni originanti dalla corteccia parietale sinistra. Inoltre, è stato dimostrato che proprio attraverso la TMS è possibile ripristinare il normale equilibrio di queste connessioni, inducendo così un sensibile miglioramento sul piano clinico. A questo proposito è stato utilizzato un particolare tipo di stimolazione magnetica transcranica, quella ripetitiva (rTMS), capace di indurre una persistente riduzione dell’attività dei neuroni della regione stimolata. Attraverso tale tecnica è possibile inibire le aree parietali dell’emisfero sano e riportare a livelli normali la forza delle connessioni responsabili della sindrome: sì è così potuto osservare un eclatante miglioramento clinico nei pazienti affetti da eminegligenza spaziale.

La ricerca è stata condotta dal dott. Giacomo Koch in collaborazione con Massimiliano Oliveri, Emanuele Lo Gerfo, Silvia Salerno e Barbara Marconi del gruppo di ricerca diretto dal prof. Carlo Caltagirone e con il contributo del prof. John Rothwell dello University College of London. Koch è Neurologo presso la Stroke Unit del Policlinico Tor Vergata. Svolge la sua attività di ricerca nel Laboratorio di Neurologia Clinica e Comportamentale e TMS dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia; è autore di circa 60 lavori pubblicati su riviste scientifiche internazionali.
 

 






 
 
 
 

  



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