Migliora in Piemonte
l’assistenza ai pazienti colpiti da ictus cerebrale. La Giunta
regionale, infatti, ha approvato oggi le nuove linee d’indirizzo per
ottimizzare i percorsi di trattamento dei soggetti colpiti da questa
patologia, che rappresenta oggi in Italia la prima causa d’invalidità
permanente, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte. Ora
le singole aziende sanitarie avranno tempo fino al 30 giugno 2009 per
elaborare, ciascuna sulla base delle specificità del proprio territorio,
il piano per l’attuazione delle disposizioni regionali.
«Secondo quanto riportato dalle Linee guida italiane – spiega
l’assessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora Artesio -
si stima che ogni anno si verifichino nel nostro paese circa 186 mila
ictus, di cui l’80 per cento nuovi episodi e il resto recidive. Il
numero di soggetti colpiti da ictus e ad esso sopravvissuti con esiti
più o meno invalidanti è di circa 870 mila. In questo quadro, un’analisi
delle schede di dimissioni ospedaliere ha evidenziato come nel 2006 in
Piemonte siano state dimesse con diagnosi di vasculopatia cerebrale,
16.446 persone. Date le dimensioni epidemiologiche e il rilievo sociale
del problema, abbiamo ritenuto opportuno attivare presso l’Aress un
tavolo di lavoro composto da numerosi specialisti, che analizzasse lo
stato attuale degli interventi e formulasse delle proposte per
ridefinire i percorsi di cura alla luce delle indicazioni fornite dalle
prove di evidenza scientifica».
Due, in particolare, le azioni che si sono dimostrate di efficacia
fondamentale nel trattamento dell’ictus nella fase acuta: il ricovero in
strutture dedicate (denominate “stroke unit” o “centri ictus”), e la
terapia trombolitica nel caso dell’ictus ischemico.
Nel documento adottato oggi, pertanto, particolare importanza viene
riconosciuta alla necessità di creare sul territorio regionale una
capillare rete di “stroke unit”, cioè di aree dedicate, generalmente
nell’ambito di un reparto a carattere neurologico, dove vi sia un numero
di letti esclusivamente adibito al ricovero di soggetti colpiti da ictus
acuto, assistiti da personale medico e infermieristico con formazione ed
esperienza in ambito cerebrovascolare e con inizio precoce del
trattamento riabilitativo.
«In base al numero di ricoveri che si verificano ogni anno -
aggiunge Artesio - a regime dovranno esserci almeno 20 posti ogni 200
mila abitanti dedicati all’ictus, organizzati sotto forma di “stroke
unit”. Di questi 20, inoltre, almeno 6 dovranno essere equipaggiati per
il monitoraggio dei parametri vitali e considerati unità a più alta
intensità assistenziale».
Le unità di stroke potranno essere istituite solo in ospedali
organizzati in modo da disporre contestualmente di pronto soccorso, di
un laboratorio analisi e di tac attivi 24 ore, di ecocardiografia,
neurosonologia, cardiologia, medicina, recupero e riabilitazione
funzionale, di un collegamento telematico con una neuroradiologia e una
neurochirurgia e di un neurologo presente 24 ore o in pronta
disponibilità. In ciascuna sede, inoltre, dovrà essere individuato un
team multidisciplinare – composto neurologi, internisti, fisiatri,
cardiologi, dietisti, assistenti sociali, infermieri, fisioterapisti e
logopedisti – che operi in modo coordinato per assicurare la presa in
carico completa dei pazienti.
Nel provvedimento, inoltre, vengono richiamate le disposizioni già
introdotte con una delibera del 2006 per orientare l’intera la rete
sanitaria e in particolare il sistema di emergenza-urgenza verso un
precoce riconoscimento dei casi di ictus, ai fini soprattutto di
consentire il trattamento trombolitico, che richiede che tra l’esordio
della patologia e l’arrivo in ospedale non siano trascorse più di tre
ore. A questo proposito, ai 19 ospedali piemontesi già autorizzati ad
effettuare la trombolisi nel caso di ictus ischemico acuto, con la
delibera odierna si accreditano per il trattamento altre due strutture:
l’ospedale Martini di Torino e l’ospedale di Biella.
Per quanto riguarda, invece, le situazioni cliniche che necessitano di
interventi diagnostico-terapeutici di particolare complessità o di
intervento chirurgico, rientranti di norma nel campo della
neurochirurgia, della neuroradiologia e della chirurgia vascolare, nella
delibera si riconosce l’opportunità di rafforzare le sedi in cui già
oggi si svolge questa attività cosiddetta di II livello, evitando che un
numero troppo basso di procedure incida sulla qualità delle prestazioni
rese.
In particolare, si stabilisce che le attuali neurochirurgie debbano
essere affiancate da un servizio di neuroradiologia in grado di eseguire
anche prestazioni angiografiche. Dovrà inoltre essere potenziata la
neuroradiologia interventistica e individuati i percorsi formativi per
un numero sufficiente di medici interventisti.
Centrale, infine, il ruolo che nel documento viene assegnato alla
prevenzione secondaria nei confronti di persone già colpite da ictus da
un attacco ischemico transitorio (Tia), che verranno sottoposte a
stretta sorveglianza clinica e diagnostica in collaborazione con i
medici di famiglia. A questo scopo, è prevista anche la creazione un
"Registro degli ictus”, con l’utilizzo di strumenti informatici che
consentano di seguire da vicino il percorso dei pazienti.