Lo studio REFLEX1 che ha
coinvolto 517 pazienti in 114 centri di 11 Paesi nel Mondo, di cui 18 in
Italia, ha dimostrato che i pazienti con artrite reumatoide trattati con
più cicli di rituximab migliorano la loro condizione clinica dopo
ciascun ciclo di trattamento. Tutti i pazienti coinvolti nello studio
erano affetti da artrite reumatoide (AR) moderata o severa e non avevano
risposto adeguatamente ad un’altra classe di farmaci, gli inibitori del
fattore di necrosi tumorale alfa (anti-TNF), terapia biologica di prima
linea prescritta con maggior frequenza in corso di AR. La risposta
prolungata osservata con rituximab è un risultato di particolare
importanza, poiché mette in evidenza la sua efficacia durevole nel
tempo.
I nuovi ed importanti dati, presentati al congresso annuale
dell’American College of Rheumatology (ACR) di San Francisco, dimostrano
che rituximab continua a migliorare i sintomi dell’AR dopo ogni ciclo di
trattamento, potenziando al massimo la risposta dei pazienti. Il numero
di pazienti in remissione è raddoppiato dopo tre cicli successivi di
trattamento con rituximab (il Disease Activity Score -DAS* remissione- è
passato dall’8.8% dopo il primo ciclo al 17.6% dopo il terzo ciclo).
Inoltre, un numero quasi doppio di pazienti ha raggiunto il punteggio
ACR 70+ dopo il terzo ciclo di trattamento rispetto al primo ciclo (dal
14% al 25.7%).
“Il trattamento prolungato e ripetuto con rituximab ha dimostrato un
netto miglioramento dei sintomi nei pazienti con artrite reumatoide che
non hanno ottenuto una risposta adeguata alla terapia con anti-TNF,”
ha dichiarato il Professor Edward Keystone, Dipartimento di
Reumatologia dell’ Università di Toronto, Canada. “Questi dati
confermano che rituximab controlla efficacemente l’artrite reumatoide e
permette ai pazienti di accusare meno il peso della malattia dopo più
cicli di trattamento”.
Il trattamento a lungo termine con rituximab dimostra di ridurre il
danno articolare
L’efficacia a lungo termine di rituximab è confermata da ulteriori dati
presentati in occasione dell’ACR; i dati dimostrano che il farmaco
continua ad inibire in modo significativo la progressione del danno
articolare causato dall’AR nell’arco di due anni nei pazienti che non
rispondono alla terapia con anti-TNF2. Il danno a carico della struttura
articolare si traduce col tempo nella distruzione dell’articolazione e
contribuisce alla deformità articolare e alla perdita di mobilità.
Inibire il danno strutturale è pertanto uno degli obiettivi principali
del trattamento. Per i pazienti che non rispondono alla terapia con
anti-TNF, rituximab rappresenta la prima e unica terapia di cui sia
stata dimostrata la capacità di ridurre il danno alle strutture
articolari.
I dati dimostrano la sicurezza a lungo termine di rituximab
I dati sul follow-up a 6 anni presentati all’ ACR dimostrano che
rituximab continua ad essere ben tollerato dopo più cicli di
trattamento. Il profilo di sicurezza di rituximab è rimasto costante,
con una bassa percentuale di infezioni ed eventi avversi in 2578
pazienti trattati con cicli ripetuti. I risultati vanno ad aggiungersi
ai numerosissimi dati che contribuiscono al profilo di sicurezza di
rituximab, per un totale di 5013 anni-paziente di follow-up raccolti
fino ad oggi.3
Commentando i risultati, il Dr Ronald van Vollenhoven, Unità di
Reumatologia del Karolinska University Hospital, Svezia, ha dichiarato:
“I dati confermano che l’eccellente profilo di sicurezza di rituximab
rilevato dai trial clinici dopo un ciclo di terapia resta inalterato
dopo cicli ripetuti. E’ una notizia assai rassicurante per i medici.
Essendo l’artrite reumatoide una malattia cronica, dobbiamo essere certi
dell’efficacia delle terapie ma anche dell’effettiva sicurezza a lungo
termine.”