La
Sindrome Metabolica è una condizione caratterizzata dalla
concomitanza di molteplici fattori di rischio: dislipidemia (aumento dei
trigliceridi e riduzione del colesterolo HDL), ipertensione arteriosa,
iperglicemia e obesità centrale.
Tale situazione patologica rappresenta un importante fattore di rischio
cardiovascolare e di diabete di tipo 2.
Complessivamente si stima che in Italia colpisca dai 6 agli 8 milioni di
adulti.
Ecco perché Solvay Pharma S.p.A., con il patrocinio della Società
Italiana di Endocrinologia (SIE), ha avviato un progetto di monitoraggio
della Sindrome Metabolica nella popolazione italiana, il PROGETTO
WAIST, un truck tour di 12 tappe, un vero e proprio ambulatorio
itinerante al cui interno sarà possibile effettuare visite mediche
gratuite per valutare i propri parametri per la Sindrome Metabolica.
La sindrome metabolica è una condizione in netta espansione tra la
popolazione europea, ma anche nel nostro Paese. “In media (senza
considerare l’età) un italiano su cinque soffre di questa condizione
clinica – afferma Alberto Zambon, Responsabile del centro per
lo studio e la prevenzione dell’arteriosclerosi – Clinica Medica Prima
dell’Università degli studi di Padova. Esistono dei criteri che possono
rappresentare un campanello d’allarme per la Sindrome Metabolica:
soprattutto il sovrappeso e l’aumento di grasso a livello dell’addome.
Per questo è sufficiente effettuare una banale misurazione del girovita.
In particolare, secondo i criteri dell’ATPIII, i valori del girovita da
non superare sono 88 cm per le donne e 102 cm per gli uomini. A questo
si aggiunge anche la presenza di dislipidemia, ossia livelli alterati di
grassi nel sangue (in particolare trigliceridi maggiori o uguali a 150
mg/dl e colesterolo HDL minore di 40 mg/dl negli uomini e 50 mg/dl nelle
donne), alti livelli di pressione arteriosa (sistolica maggiore o uguale
a 130 mmHg e diastolica maggiore o uguale a 85 mmHg) e, infine, glicemia
a digiuno maggiore o uguale a 100 mg/dl. E’ sufficiente avere tre di
questi parametri per poter parlare di Sindrome Metabolica. Coloro che
sono in questa condizione, nell’arco di 10 anni, corrono il rischio di
incorrere in una malattia cardiovascolare. Tale rischio è circa 2-3
volte rispetto a quello che corrono le persone dello stesso sesso e
della stessa età, che non soffrono di questa sindrome. L’associazione
tra Sindrome Metabolica e rischio cardiovascolare, unita all’espansione
a livello epidemiologico di tale sindrome, ci deve mettere in allarme su
un possibile “boom” di malattie cardiovascolari nel breve periodo”
La Sindrome Metabolica rappresenta inoltre un importante fattore di
rischio per il diabete di tipo 2.
“Questo si verifica perché c’è un eccesso di grasso a livello
addominale che genera l’insulino-resistenza”, – afferma Paolo
Cavallo Perin, Professore ordinario di Medicina Interna dell’
Università degli Studi di Torino e Presidente Società Italiana di
Diabetologia (SID). L'insulino-resistenza è appunto il meccanismo dal
quale dipende il diabete di tipo 2, che si manifesta quando le cellule
dell'organismo non riescono a utilizzare l'insulina prodotta dal
pancreas.
“Per questo è importante, per i soggetti affetti da Sindrome Metabolica,
in primo luogo la riduzione dell’apporto calorico – continua Cavallo
Perin – soprattutto con una diminuzione dell’introduzione di grassi
saturi (quelli che si trovano nei grassi animali come burro). A questo
si aggiunge l’esercizio fisico: non è necessario andare in palestra, è
sufficiente mezz’ora al giorno di cammino a passo veloce per 5-7 giorni
la settimana.”
“Se fino a 10-15 anni fa l’allarme riguardava solo persone adulte,
oggi la situazione è cambiata a causa dell’alta percentuale di teenager
obesi – continua Alberto Zambon – L’Italia è tra i primi paesi in
Europa afflitti da questa problematica, perchè abbiamo un elevato numero
di ragazzi esposti al rischio o già affetti da Sindrome Metabolica; in
particolare il numero di bambini italiani in sovrappeso o obesi tra i 6
e i 9 anni è di circa 1 ogni 3 e diventa 1 su 4 tra i 10 e i 14 anni, un
primato in Europa, e quindi con rischio raddoppiato di malattie
cardiovascolari”
Recenti evidenze suggeriscono, inoltre, che la Sindrome Metabolica negli
uomini può essere associata all’ipogonadismo, tanto che l’ipogonadismo
ad insorgenza tardiva potrebbe essere aggiunto agli attuali criteri
diagnostici della Sindrome Metabolica.
“Esiste una specie di circolo vizioso tale per cui soggetti con
livelli bassi di testosterone corrono maggiormente il rischio di
incorrere nella Sindrome Metabolica” - afferma Gianni Forti,
Professore ordinario di Endocrinologia dell’Università degli studi di
Firenze e Presidente della Società italiana di Endocrinologia (SIE) –
“Questo naturalmente espone tali soggetti ad un maggior rischio
cardiovascolare. All’opposto, in soggetti di una certa età affetti da
Sindrome Metabolica si riscontrano più facilmente bassi livelli di
testosterone, con i conseguenti sintomi. In soggetti di 50 anni che
presentano questo quadro clinico è difficile comprendere quale sia la
causa e quale la conseguenza: ossia se l’ipogonadismo ha causato la
Sindrome Metabolica o viceversa – continua Gianni Forti -
tendenzialmente, si può pensare che, nelle società occidentali, insorga
prima la Sindrome metabolica a causa dell’eccesso di peso e della
riduzione dell’attività fisica”.
Ecco perché l’obiettivo dello studio osservazionale Waist è quello di
valutare in Italia la prevalenza di ipogonadismo maschile in pazienti
ultraquarantacinquenni con Sindrome Metabolica.
Il truck tour si compone di 12 tappe nelle principali città d’Italia, a
partire dal 27 ottobre (Pisa), coinvolgerà specialisti diabetologi ed
endocrinologi per una durata di 18 giorni. Il truck tour si avvarrà
della collaborazione di EuroMedix, leader europeo nella distribuzione di
strumentazione per la diagnostica