Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 29/10/2008

 

Troppi centimetri al girovita pesano sul cuore


La Sindrome Metabolica è una condizione caratterizzata dalla concomitanza di molteplici fattori di rischio: dislipidemia (aumento dei trigliceridi e riduzione del colesterolo HDL), ipertensione arteriosa, iperglicemia e obesità centrale.

Tale situazione patologica rappresenta un importante fattore di rischio cardiovascolare e di diabete di tipo 2.

Complessivamente si stima che in Italia colpisca dai 6 agli 8 milioni di adulti.

Ecco perché Solvay Pharma S.p.A., con il patrocinio della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), ha avviato un progetto di monitoraggio della Sindrome Metabolica nella popolazione italiana, il PROGETTO WAIST, un truck tour di 12 tappe, un vero e proprio ambulatorio itinerante al cui interno sarà possibile effettuare visite mediche gratuite per valutare i propri parametri per la Sindrome Metabolica.

La sindrome metabolica è una condizione in netta espansione tra la popolazione europea, ma anche nel nostro Paese. “In media (senza considerare l’età) un italiano su cinque soffre di questa condizione clinica – afferma Alberto Zambon, Responsabile del centro per lo studio e la prevenzione dell’arteriosclerosi – Clinica Medica Prima dell’Università degli studi di Padova. Esistono dei criteri che possono rappresentare un campanello d’allarme per la Sindrome Metabolica: soprattutto il sovrappeso e l’aumento di grasso a livello dell’addome. Per questo è sufficiente effettuare una banale misurazione del girovita. In particolare, secondo i criteri dell’ATPIII, i valori del girovita da non superare sono 88 cm per le donne e 102 cm per gli uomini. A questo si aggiunge anche la presenza di dislipidemia, ossia livelli alterati di grassi nel sangue (in particolare trigliceridi maggiori o uguali a 150 mg/dl e colesterolo HDL minore di 40 mg/dl negli uomini e 50 mg/dl nelle donne), alti livelli di pressione arteriosa (sistolica maggiore o uguale a 130 mmHg e diastolica maggiore o uguale a 85 mmHg) e, infine, glicemia a digiuno maggiore o uguale a 100 mg/dl. E’ sufficiente avere tre di questi parametri per poter parlare di Sindrome Metabolica. Coloro che sono in questa condizione, nell’arco di 10 anni, corrono il rischio di incorrere in una malattia cardiovascolare. Tale rischio è circa 2-3 volte rispetto a quello che corrono le persone dello stesso sesso e della stessa età, che non soffrono di questa sindrome. L’associazione tra Sindrome Metabolica e rischio cardiovascolare, unita all’espansione a livello epidemiologico di tale sindrome, ci deve mettere in allarme su un possibile “boom” di malattie cardiovascolari nel breve periodo”

La Sindrome Metabolica rappresenta inoltre un importante fattore di rischio per il diabete di tipo 2.

“Questo si verifica perché c’è un eccesso di grasso a livello addominale che genera l’insulino-resistenza”, – afferma Paolo Cavallo Perin, Professore ordinario di Medicina Interna dell’ Università degli Studi di Torino e Presidente Società Italiana di Diabetologia (SID). L'insulino-resistenza è appunto il meccanismo dal quale dipende il diabete di tipo 2, che si manifesta quando le cellule dell'organismo non riescono a utilizzare l'insulina prodotta dal pancreas.

“Per questo è importante, per i soggetti affetti da Sindrome Metabolica, in primo luogo la riduzione dell’apporto calorico
– continua Cavallo Perin – soprattutto con una diminuzione dell’introduzione di grassi saturi (quelli che si trovano nei grassi animali come burro). A questo si aggiunge l’esercizio fisico: non è necessario andare in palestra, è sufficiente mezz’ora al giorno di cammino a passo veloce per 5-7 giorni la settimana.”

“Se fino a 10-15 anni fa l’allarme riguardava solo persone adulte, oggi la situazione è cambiata a causa dell’alta percentuale di teenager obesi – continua Alberto Zambon – L’Italia è tra i primi paesi in Europa afflitti da questa problematica, perchè abbiamo un elevato numero di ragazzi esposti al rischio o già affetti da Sindrome Metabolica; in particolare il numero di bambini italiani in sovrappeso o obesi tra i 6 e i 9 anni è di circa 1 ogni 3 e diventa 1 su 4 tra i 10 e i 14 anni, un primato in Europa, e quindi con rischio raddoppiato di malattie cardiovascolari”

Recenti evidenze suggeriscono, inoltre, che la Sindrome Metabolica negli uomini può essere associata all’ipogonadismo, tanto che l’ipogonadismo ad insorgenza tardiva potrebbe essere aggiunto agli attuali criteri diagnostici della Sindrome Metabolica.

“Esiste una specie di circolo vizioso tale per cui soggetti con livelli bassi di testosterone corrono maggiormente il rischio di incorrere nella Sindrome Metabolica” - afferma Gianni Forti, Professore ordinario di Endocrinologia dell’Università degli studi di Firenze e Presidente della Società italiana di Endocrinologia (SIE) – “Questo naturalmente espone tali soggetti ad un maggior rischio cardiovascolare. All’opposto, in soggetti di una certa età affetti da Sindrome Metabolica si riscontrano più facilmente bassi livelli di testosterone, con i conseguenti sintomi. In soggetti di 50 anni che presentano questo quadro clinico è difficile comprendere quale sia la causa e quale la conseguenza: ossia se l’ipogonadismo ha causato la Sindrome Metabolica o viceversa – continua Gianni Forti - tendenzialmente, si può pensare che, nelle società occidentali, insorga prima la Sindrome metabolica a causa dell’eccesso di peso e della riduzione dell’attività fisica”.

Ecco perché l’obiettivo dello studio osservazionale Waist è quello di valutare in Italia la prevalenza di ipogonadismo maschile in pazienti ultraquarantacinquenni con Sindrome Metabolica.

Il truck tour si compone di 12 tappe nelle principali città d’Italia, a partire dal 27 ottobre (Pisa), coinvolgerà specialisti diabetologi ed endocrinologi per una durata di 18 giorni. Il truck tour si avvarrà della collaborazione di EuroMedix, leader europeo nella distribuzione di strumentazione per la diagnostica
 

 

 






 
 
 
 

  



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