Nasce a Milano, presso il
Padiglione Valetudo della Fondazione Policlinico Mangiagalli, una scuola
di formazione avanzata per anestesisti, rianimatori e personale dei
reparti di emergenza-urgenza che utilizza la simulazione mediante
tecniche e tecnologie avanzate sulla base di analoghe esperienze in
altri settori d’avanguardia, soprattutto internazionali. Si chiama
“Adveniam” ed è una società senza fine di lucro, nata come spin-off
della Fondazione Policlinico Mangiagalli, che è interamente controllata
dalla stessa Fondazione, ma che dovrà autofinanziare le proprie
attività.
L’hanno presentata presso la sede della Fondazione, Carlo Tognoli,
Presidente, Giuseppe Di Benedetto, Direttore Generale, Ferruccio
Bonino, Direttore Scientifico, Erminio Borloni, membro del
CDA e Amministratore Unico “Adveniam”, Luciano Gattinoni,
Responsabile Scientifico “Adveniam” e Direttore della Cattedra di
Anestesia e Rianimazione dell’Università degli Studi di Milano, e
Luca Brazzi, Ricercatore Universitario in Anestesia e Rianimazione e
Responsabile Operativo “Adveniam”.
“Si tratta” – spiega Erminio Borloni – “di una delle
prime realtà del genere in ambito italiano. Si inizia con l’alta
formazione per l’emergenza-urgenza, ma in futuro pensiamo di estendere
la simulazione anche ad altri ambiti sanitari”.
“Il progetto” - continua Luciano Gattinoni - “nasce
dall’osservazione delle diverse realtà internazionali, soprattutto
statunitensi, che da anni utilizzano la simulazione come strumento per
la formazione dei medici e del personale sanitario. L’idea è quella di
riportare in medicina pratiche di simulazione già ampiamente
sperimentate in altri ambiti, come ad esempio in aeronautica per la
formazione pratica dei piloti. Il principio su cui si basa la formazione
con simulazione è quello di utilizzare tecniche, sperimentare
situazioni, mettersi alla prova senza correre il rischio di nuocere a
qualcuno. Provare per sbagliare. E sbagliare per imparare”.
“Il Pronto Soccorso e la Rianimazione” - aggiunge Luca Brazzi
- “sono aree ‘calde’, dove la tempestività e l’assenza di esitazione
risultano fondamentali per la sopravvivenza del paziente. Situazioni in
cui non sempre è possibile prevedere le reazioni del paziente agli
interventi effettuati e dove alla componente tecnica degli operatori si
deve affiancare quella umana e relazionale del team di lavoro. Non
sempre, infatti, la sola abilità nell’eseguire l’intervento in sé è
sufficiente: il fattore determinante risulta spesso essere - soprattutto
nelle situazioni di stress lavorativo, quali sono le emergenze - la
capacità di comunicazione tra i diversi attori coinvolti nell’ottica del
problem solving. Capire chi dà le direttive e chi è deputato ad
eseguirle a seconda della mansione che svolge. La formazione
tradizionale non sempre pone sufficiente attenzione a questo aspetto, e
si dedica per lo più a trasmettere le competenze tecniche ‘a freddo’,
dando per scontato che un medico ‘tecnicamente’ valido nel proprio
lavoro lo sia anche all’interno di un team”.
“La simulazione rappresenta un importantissimo aspetto della formazione
sul lavoro per la pratica medica in settori ad alta specializzazione, e
si inserisce nel quadro del programma avanzato di alta formazione
specialistica di ‘Formazione on the Job’ della Nostra Fondazione” -
sottolinea Ferruccio Bonino.
Presso il Padiglione Valetudo sono state allestite due camere di primo
soccorso, con arredamenti e attrezzature del tutto simili a quelli delle
sale presenti presso il vero pronto soccorso (lettino, monitor per i
parametri vitali, flebo, ventilatori, defibrillatori, ecc). Entrambe le
sale sono collegate ad una cabina di regia, che decide quali devono
essere le condizioni del paziente in arrivo e come deve evolvere la
situazione. Manichini altamente sofisticati dal punto di vista
tecnologico consentono ai docenti di riprodurre fedelmente molte delle
situazioni di emergenza che i discenti si possono trovare a fronteggiare
nella normale pratica clinica.
Oltre alla possibilità di ricreare situazioni virtuali, la simulazione
offre anche l’opportunità di filmare e poi rivedere quanto è accaduto
per commentarlo insieme all’insegnante del corso. E’ così possibile
capire e valutare quanto è stato fatto e quanto si sarebbe potuto fare
per ottimizzare la situazione. Individuare i punti di forza del team ma
anche quelli di debolezza al fine di correggere le pratiche inesatte. I
filmati possono essere seguiti anche da altri studenti in diretta per
poi discutere eventuali azioni da migliorare, sia dal punto di vista
tecnico che relazionale.
I corsi, rivolti a specializzandi, medici specialisti e a personale di
supporto, durano solitamente una giornata e prevedono la partecipazione
di 12-14 discenti. Si dividono in sessione teorica (di revisione delle
linee guida e di definizione degli obiettivi) e attività pratica (per il
raggiungimento degli obiettivi posti).
Per gli operatori già professionisti sono istituiti corsi base in cui
vengono discusse, provate e riviste tutte le manovre e tecniche
essenziali di primo soccorso e rianimazione e corsi di livello più
avanzato in cui gli operatori sono posti di fronte a problematiche più
complesse, come reazioni impreviste a farmaci e/o il trattamento di
pazienti con problemi particolari.
Per gli specializzandi, i corsi sono strutturati in maniera diversa. Qui
l’importante è permettere allo studente di acquisire una certa pratica
nelle operazioni base, per far sì che diventi via via autonomo e non
debba essere più affiancato da un medico o un’infermiera. L’aspetto
positivo è, naturalmente, la possibilità di provare e riprovare le
diverse manovre su un paziente non umano, senza il rischio di nuocere
alla sua salute. L’obiettivo, in questo caso, è di indurre
intenzionalmente lo studente a sbagliare, proprio per far capire quali
sono le manovre da evitare e quali, invece, quelle da applicare
correttamente.