Genova Anno VI - n°35 - 09.09.2008 Pagine Nazionali

del 28/10/2008

 

Simulando E.R., a Milano i medici si allenano a emergenze


Nasce a Milano, presso il Padiglione Valetudo della Fondazione Policlinico Mangiagalli, una scuola di formazione avanzata per anestesisti, rianimatori e personale dei reparti di emergenza-urgenza che utilizza la simulazione mediante tecniche e tecnologie avanzate sulla base di analoghe esperienze in altri settori d’avanguardia, soprattutto internazionali. Si chiama “Adveniam” ed è una società senza fine di lucro, nata come spin-off della Fondazione Policlinico Mangiagalli, che è interamente controllata dalla stessa Fondazione, ma che dovrà autofinanziare le proprie attività.
L’hanno presentata presso la sede della Fondazione, Carlo Tognoli, Presidente, Giuseppe Di Benedetto, Direttore Generale, Ferruccio Bonino, Direttore Scientifico, Erminio Borloni, membro del CDA e Amministratore Unico “Adveniam”, Luciano Gattinoni, Responsabile Scientifico “Adveniam” e Direttore della Cattedra di Anestesia e Rianimazione dell’Università degli Studi di Milano, e Luca Brazzi, Ricercatore Universitario in Anestesia e Rianimazione e Responsabile Operativo “Adveniam”.
“Si tratta” – spiega Erminio Borloni “di una delle prime realtà del genere in ambito italiano. Si inizia con l’alta formazione per l’emergenza-urgenza, ma in futuro pensiamo di estendere la simulazione anche ad altri ambiti sanitari”.
“Il progetto”
- continua Luciano Gattinoni - “nasce dall’osservazione delle diverse realtà internazionali, soprattutto statunitensi, che da anni utilizzano la simulazione come strumento per la formazione dei medici e del personale sanitario. L’idea è quella di riportare in medicina pratiche di simulazione già ampiamente sperimentate in altri ambiti, come ad esempio in aeronautica per la formazione pratica dei piloti. Il principio su cui si basa la formazione con simulazione è quello di utilizzare tecniche, sperimentare situazioni, mettersi alla prova senza correre il rischio di nuocere a qualcuno. Provare per sbagliare. E sbagliare per imparare”.
“Il Pronto Soccorso e la Rianimazione”
- aggiunge Luca Brazzi - “sono aree ‘calde’, dove la tempestività e l’assenza di esitazione risultano fondamentali per la sopravvivenza del paziente. Situazioni in cui non sempre è possibile prevedere le reazioni del paziente agli interventi effettuati e dove alla componente tecnica degli operatori si deve affiancare quella umana e relazionale del team di lavoro. Non sempre, infatti, la sola abilità nell’eseguire l’intervento in sé è sufficiente: il fattore determinante risulta spesso essere - soprattutto nelle situazioni di stress lavorativo, quali sono le emergenze - la capacità di comunicazione tra i diversi attori coinvolti nell’ottica del problem solving. Capire chi dà le direttive e chi è deputato ad eseguirle a seconda della mansione che svolge. La formazione tradizionale non sempre pone sufficiente attenzione a questo aspetto, e si dedica per lo più a trasmettere le competenze tecniche ‘a freddo’, dando per scontato che un medico ‘tecnicamente’ valido nel proprio lavoro lo sia anche all’interno di un team”.
“La simulazione rappresenta un importantissimo aspetto della formazione sul lavoro per la pratica medica in settori ad alta specializzazione, e si inserisce nel quadro del programma avanzato di alta formazione specialistica di ‘Formazione on the Job’ della Nostra Fondazione”
- sottolinea Ferruccio Bonino.
Presso il Padiglione Valetudo sono state allestite due camere di primo soccorso, con arredamenti e attrezzature del tutto simili a quelli delle sale presenti presso il vero pronto soccorso (lettino, monitor per i parametri vitali, flebo, ventilatori, defibrillatori, ecc). Entrambe le sale sono collegate ad una cabina di regia, che decide quali devono essere le condizioni del paziente in arrivo e come deve evolvere la situazione. Manichini altamente sofisticati dal punto di vista tecnologico consentono ai docenti di riprodurre fedelmente molte delle situazioni di emergenza che i discenti si possono trovare a fronteggiare nella normale pratica clinica.
Oltre alla possibilità di ricreare situazioni virtuali, la simulazione offre anche l’opportunità di filmare e poi rivedere quanto è accaduto per commentarlo insieme all’insegnante del corso. E’ così possibile capire e valutare quanto è stato fatto e quanto si sarebbe potuto fare per ottimizzare la situazione. Individuare i punti di forza del team ma anche quelli di debolezza al fine di correggere le pratiche inesatte. I filmati possono essere seguiti anche da altri studenti in diretta per poi discutere eventuali azioni da migliorare, sia dal punto di vista tecnico che relazionale.
I corsi, rivolti a specializzandi, medici specialisti e a personale di supporto, durano solitamente una giornata e prevedono la partecipazione di 12-14 discenti. Si dividono in sessione teorica (di revisione delle linee guida e di definizione degli obiettivi) e attività pratica (per il raggiungimento degli obiettivi posti).
Per gli operatori già professionisti sono istituiti corsi base in cui vengono discusse, provate e riviste tutte le manovre e tecniche essenziali di primo soccorso e rianimazione e corsi di livello più avanzato in cui gli operatori sono posti di fronte a problematiche più complesse, come reazioni impreviste a farmaci e/o il trattamento di pazienti con problemi particolari.
Per gli specializzandi, i corsi sono strutturati in maniera diversa. Qui l’importante è permettere allo studente di acquisire una certa pratica nelle operazioni base, per far sì che diventi via via autonomo e non debba essere più affiancato da un medico o un’infermiera. L’aspetto positivo è, naturalmente, la possibilità di provare e riprovare le diverse manovre su un paziente non umano, senza il rischio di nuocere alla sua salute. L’obiettivo, in questo caso, è di indurre intenzionalmente lo studente a sbagliare, proprio per far capire quali sono le manovre da evitare e quali, invece, quelle da applicare correttamente.
 

 






 
 
 
 

  



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