L’ipertensione
è una tra le malattie più diffuse nei Paesi industrializzati e negli
anziani e risulta essere il principale fattore di rischio per lo
sviluppo di patologie del sistema cardiocircolatorio, quali infarto,
ictus, scompenso o insufficienza renale. Secondo le stime
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo gli ipertesi sono
circa 60 milioni. Il 25% delle persone con più di 50 anni soffre di
questa condizione e la percentuale sale al 50% per gli
ultrasessantacinquenni. In Italia ne soffrono circa 12 milioni di
persone, per lo più di età avanzata. Questa patologia sta diventando un
problema in continua crescita sia per l’aumentata aspettativa di vita
che per la prevalenza di fattori di rischio, quali obesità, inattività
fisica, dieta non sana e fumo. Obiettivo della cura dell’ipertensione
arteriosa è la riduzione dei valori pressori che può essere ottenuta con
opportuni provvedimenti igienico-dietetici e con farmaci. Purtroppo
oltre il 70% degli ipertesi in trattamento non raggiunge i corretti
livelli pressori, questo perché molti di loro devono assumere più
farmaci nel corso della giornata e dunque tendono a non essere costanti
nell’assunzione della terapia.
Una soluzione a questo problema è offerta dall’associazione
precostituita di due farmaci antipertensivi: assumere una singola
compressa, piuttosto che diversi trattamenti, assicura una migliore
aderenza alla terapia e conseguentemente un buon controllo della
pressione.
Se ne è parlato nell’ambito della tavola rotonda “Incidenza,
prevalenza e costi nelle terapie innovative dell’ipertensione”,
presieduta da Francesco Fedele, Direttore Scuola Specializzazione
in Cardiologia, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Policlinico
Umberto Primo e Presidente della Società Italiana di Cardiologia.
Intervengono i prof. Luciano Caprino, Giuseppe Germanò,
Giovanni Corrao, Ovidio Brignoli, Francesco Romeo.
Punto di partenza del dibattito sono le indicazioni emerse da Accomplish,
uno studio internazionale, condotto su 11.000 pazienti presso 550 centri
negli USA e in Scandinavia, presentato la scorsa primavera al Congresso
ACC (American College of Cardiology) di Chicago. Accomplish ha
dimostrato che nei pazienti ipertesi, partire subito con un’associazione
di due farmaci dà risultati più consistenti e in breve tempo. Infatti i
dati di questo studio indicano che la combinazione di un farmaco che
inibisce il sistema Renina Angiotensina e di un farmaco come amlodipina
che blocca i canali del calcio, nei pazienti ipertesi ad alto rischio,
riduce del 20% l’incidenza di eventi cardiovascolari.
Oggi in tutti i Paesi europei è già disponibile un’associazione fissa di
un bloccante del sistema renina angiotensina e di un calcioantagonista;
purtroppo non è ancora accessibile per i pazienti italiani.
Dichiara il Prof. Francesco Fedele: “In Italia i pazienti
ipertesi non hanno purtroppo ancora facile accesso alle più moderne
combinazioni fisse di farmaci, ad esempio quelle tra un bloccante del
sistema renina angiotensina ed un calcioatgonista che sono
particolarmente efficaci nel ridurre la pressione arteriosa e che hanno
mostrato nello Studio Accomplish di proteggere il paziente iperteso da
eventi cardiovascolari quali ictus e infarto, più di altre combinazioni
già in commercio.”
L’ipertensione è una delle cause principali di complicanze
cardiovascolari, la prima causa al mondo di morte prematura. Il
controllo dell’ipertensione può ridurre complicanze importanti, quali
infarto, scompenso, ictus. Rendere questa associazione fissa disponibile
non gioverebbe solo ai pazienti ipertesi che oggi non sono sotto
controllo pressorio, ma consentirebbe di ridurre il costo della terapia
a carico del Ssn: attualmente queste classi di farmaci vengono spesso
impiegate in associazione libera per certi tipi di pazienti e comportano
un costo nettamente maggiore.