In occasione dell'8 marzo
2008, l'Associazione Italiana Vulvodinia Onlus - AIV – ha lanciato la
prima indagine sulla diffusione della vulvodinia in Italia, per
informare e coinvolgere i ginecologi nei confronti di una malattia
ancora per molti sconosciuta, con grave danno per le donne che ne sono
affette.
La vulvodinia è una patologia che colpisce la donna prevalentemente in
età fertile (20-40 anni) con disturbi che vanno dall’impossibilità ad
avere rapporti sessuali, alla difficoltà a svolgere normali azioni
quotidiane. Può insorgere in qualsiasi momento e durare a lungo. La
causa è poco nota. La scarsa conoscenza del problema comporta difficoltà
di diagnosi con la conseguenza che il dolore e il disagio tendono a
radicarsi, complicandone il decorso e causando pesanti conseguenze anche
psicologiche alle donne coinvolte.
La ricerca si è svolta con il contributo economico e organizzativo di
Uniderm farmaceutici, da sempre azienda leader nell’ambito della
detersione intima. L’azienda studia, ormai da diversi anni, le
problematiche legate ai problemi vulvari, proponendosi sul mercato con
prodotti ginecologici specifici e quindi condivide con AIV Onlus
l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle donne affette da
tali patologie.
Ha compilato il questionario il 7% dei ginecologi destinatari così
suddivisi: 85% di età superiore ai 46 anni; 74% di sesso maschile e 26%
di sesso femminile; grande concentrazione nel nord Italia (71%), scarsa
al centro (22%) e bassissima al sud (7%).
La vulvodinia è risultata presente nel 5,8% delle pazienti visitate
nell’arco di un mese (990 su un totale di 16.990). Più di una donna su
20, quindi, necessita di una gestione diagnostico-terapeutica che spesso
richiede la collaborazione di centri specializzati. L’età media delle
pazienti è di 36 anni.
L’89% dei ginecologi ha dichiarato di conoscere la vulvodinia, grazie
alla partecipazione a congressi o seminari (48%), alla lettura di libri
e riviste (17%), all’esperienza personale ambulatoriale (17%) o al corso
di specializzazione (14%). Solo il 4% dei ginecologi ha dichiarato di
aver conosciuto la vulvodinia navigando in internet.
Questa elevata percentuale di conoscenza della patologia non corrisponde
al livello generale diffuso tra i ginecologi: probabilmente quelli che
hanno risposto al questionario sono quelli più interessati alla
malattia.
Lo studio ESOVIA è il primo in letteratura che ha coinvolto i ginecologi
che sono, in effetti, i principali operatori del settore implicati nella
gestione della vulvodinia.
Sempre agli specialisti è rivolto lo studio italiano recentemente
pubblicato sulla prestigiosa rivista inglese “British Journal of
Obstetrics and Gynaecology”. Si tratta di uno studio randomizzato e
controllato con placebo, condotto dal dr Filippo Murina –
Responsabile scientifico di AIV Onlus – insieme ad alcuni colleghi, su
40 donne con diagnosi di vestibolodinia. E’ stata dimostrata l’efficacia
della TENS come terapia innocua e facilmente riproducibile.
La ricerca, grazie soprattutto al lavoro dell’Associazione, continuerà
per dare un sostegno sempre più concreto e ampio a tutte le donne, che
oggi sappiamo essere molte, che affrontano ogni giorno una battaglia
silenziosa contro la vulvodinia e le sue implicazioni personali e
sociali.